Il poliziotto Simone Scipio morto in Grecia, svolta nel caso: “Alla guida del quad c’era l’amico”

Una nuova perizia forense svela scenari nascosti nel caso della morte di Simone Scipio, poliziotto romano di 29 anni deceduto il 21 luglio 2022 in un incidente stradale a Mykonos, in Grecia, mentre era in vacanza con alcuni amici. A quasi quattro anni di distanza, una ricostruzione dell'ingegnere forense Mario Scipione, depositata presso il tribunale di Roma, porta alla luce un quella notte. A guidare il quad coinvolto nell'impatto ci sarebbe stato un collega di Scipio, per cui è scattato l'indagine per omicidio stradale.
Il ribaltamento delle prime ricostruzioni
La versione a lungo sostenuta dalle autorità greche e dalla procura di Roma era che l'incidente era stato causato da un errore di guida dello stesso Scipio. Ricostruzione che non ha mai convinto del tutto la famiglia, che ha deciso di approfondire rivolgendosi ai legali Stefania Iasonna ed Egidio Lizza e sollecitando nuovi accertamenti. Da qui l’incarico all’ingegnere forense Mario Scipione, chiamato a ricostruire nel dettaglio la dinamica dell’impatto. Gli esiti della sua consulenza tecnica hanno aperto uno scenario diverso: alla guida del quad non ci sarebbe stato il giovane agente, ma un suo collega.
Le lesioni e la posizione sul mezzo
L’analisi delle lesioni e degli elementi biomeccanici porterebbe a ritenere più probabile che Scipio fosse seduto dietro. Chi guida, infatti, ha una maggiore stabilità grazie al manubrio e alla struttura del mezzo, mentre il passeggero è esposto e privo di punti di ancoraggio. Secondo questa ricostruzione, il collega sarebbe rimasto agganciato al quad durante l’incidente, riportando ferite non letali. Scipio, invece, sarebbe stato sbalzato con violenza contro una parete rocciosa, riportando traumi poi risultati fatali.
La sequenza dell’incidente costato la vita a Scipio
La consulenza tecnica Scipione avrebbe ricostruito nel dettaglio anche i momenti immediatamente precedenti allo schianto. Grazie ai dati estratti dall'applicazione Waze installata sul telefono della vittima, sappiamo che il loro viaggio sarebbe iniziato alle 22:50 lungo la strada Chora–Platis Gialos e che 25 metri prima dell’impatto il quad procedeva a circa 83 chilometri orari, in un tratto con limite di 50.
Pochi istanti dopo, il mezzo avrebbe sbandato leggermente verso destra, urtando lateralmente un furgone Mercedes fermo su una piazzola fuori carreggiata. Al momento del primo impatto, la velocità sarebbe stata di circa 70 chilometri orari. Dopo la collisione, il quad avrebbe proseguito senza controllo per una decina di metri, fino a colpire una roccia oltre il margine della strada. È in quel momento, a una velocità stimata di circa 45 chilometri orari, che Scipio sarebbe stato sbalzato dal mezzo.
Gli esiti della perizia saranno ora oggetto di incidente probatorio, passaggio che servirà a cristallizzare la ricostruzione tecnica all’interno del procedimento. Un elemento che potrebbe incidere in modo decisivo sull’inquadramento delle responsabilità per la morte del giovane agente.