Dai teatri e set cinematografici il mondo della cultura è pronto a spostarsi nelle piazze. Venerdì 30 ottobre lavoratrici e i lavoratori dello spettacolo saranno in sedici città italiane insieme ai sindacati. A Roma l'appuntamento è alle ore 10 in piazza di Montecitorio, per protestare contro l'ultima disposizione del Governo che ha chiuso i luoghi della cultura. Decisione che ha tolto il lavoro a migliaia di persone, ora senza stipendio ma con diverse spese da sostenere. David Ghollasi dell'assemblea Autorganizzati Spettacolo Roma (Asr) è tra quelli che vivono questa situazione. All'inizio del lockdown i lavoratori hanno cominciato a organizzarsi con le Camere del Lavoro Autonomo e Precario (CLAP), costituendo a livello nazionale la rete intersindacale RISP. Ed è anche con loro che il 30 ottobre scenderanno in piazza.

In un documento l'Agis, associazione Generale Italiana dello Spettacolo, ha scritto che c'è stato finora 1 contagiato su 350mila spettatori. I teatri sono sicuri?

Nei teatri si rispettano i protocolli. È vero però che per il pubblico sono molto sicuri, meno per i lavoratori dello spettacolo. Non bisogna sottovalutare per loro il rischio di contagio.

Il ministro della cultura, Dario Franceschini, ha detto che chi protesta non ha capito la "gravità della crisi". Come rispondete?

Ci rendiamo conto della gravità della situazione. Non siamo contrari alla chiusura, ma chiediamo un sostegno economico, non elemosina. Tanti lavoratori sono stati tagliati fuori dal bonus e altri ancora devono ricevere quello di marzo e aprile. Il governo ha annunciato che arriveranno 1000 euro, ma siamo in una nuova fase d'emergenza. I risparmi sono stati consumati e le persone sono allo stremo. Va immaginata una misura strutturale.

Come il reddito universale che ha rilanciato ZeroCalcare?

Non necessariamente. Ora chiediamo un reddito di continuità, che possa traghettare i lavoratori fuori dalla crisi. Oppure un reddito indiretto, con blocco degli affitti, utenze e spese vive. Che invece continuano a pesare.

È vero però che, potendosi muovere solo in alcune fasce orarie, si spende anche meno. Non c'è quindi risparmio?

Da un sondaggio che abbiamo fatto tra i lavoratori i dati non sono positivi. Il 50% ha cambiato lavoro e in molti hanno ricevuto paghe a ribasso. Tra quelli che abbiamo sentito ci sono figure professionali di alto livello che ora consegnano le pizze.

Qual è il reddito medio di un lavoratore dello spettacolo?

Meno di 900€ al mese. È un lavoro di natura intermittente. Poco e povero. La media dichiara 10.000 euro all'anno. Oggi i lavoratori dello spettacolo sono alla fame.

Si sta pensando anche a un Netflix della cultura. Può funzionare?

Non crediamo possa essere un sostegno efficace. La televisione fa morire lo spettacolo dal vivo. È un palliativo che rischia di far più danni che altro. Poi si parla di investire cifre ingenti, circa 10 milioni di euro, che potrebbero essere spese per altro. Il pericolo è che ci siano dietro grosse speculazioni e cresce la preoccupazione per drenaggio di denaro pubblico. Inoltre la creazione di una piattaforma del genere sarebbe anche un modo per utilizzare meno lavoratori.

Il vicesindaco di Roma, Luca Bergamo, vuole che i teatri diventino luoghi in cui mangiare anche a pranzo e dove poter comprare libri. Che ne pensate?

Siamo contenti se i luoghi della cultura vengono attraversati e vissuti. E se questo è in grado di aiutare a diffondere la cultura il più possibile. Siamo favorevoli alle iniziative del Comune di Roma per aumentare l'offerta di lavoro. Ma finora non abbiamo visto nulla di tutto ciò.

Quali iniziative state preparando?

Parteciperemo alla piazza organizzata dai sindacati venerdì 30 ottobre. Saremo inoltre presenti il pomeriggio del 30 con un presidio davanti al ministero del Lavoro e dello sviluppo economico. Chiediamo un sostegno economico.