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Gianmarco Pozzi morto a Ponza, la famiglia al ministro Nordio: “Vogliamo essere ricevuti, giustizia per Gimmy”

“Non vogliamo privilegi, ma essere ascoltati. La morte di Gimmy non può essere archiviata”. A parlare è il criminologo Michel Emi Maritato, consulente della famiglia Pozzi.
A cura di Beatrice Tominic
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Una morte avvolta nel mistero dopo quasi cinque anni quella di Gianmarco Gimmy Pozzi, ex campione di kickboxing trovato senza vita sull'isola di Ponza nell'agosto 2020. Non è chiaro cosa gli sia successo. Nessuno ha saputo spiegare la sua morte, come sia avvenuta né se sia stata provocata da qualcuno o qualcosa. Ciò che è certo è che anche le indagini non sarebbero andate seguendo il normale iter utilizzato in questi casi. Come svelato da Fanpage.it lo scorso agosto, un supertestimone avrebbe potuto aiutare a fare chiarezza. Nel frattempo la famiglia del giovane, che ha perso al vita a 28 anni mentre si trovava sull'isola pontina per lavorare come buttafuori nel periodo estivo, chiede di non essere abbandonata e di essere ricevuta dal ministro Nordio.

Il consulente Maritato: "Archiviare il caso sarebbe una sconfitta"

Nelle ultime ore oltre ai familiari, ha parlato anche il consulente di parte della famiglia di Gianmarco, il criminologo Michel Emi Maritato. "Il rischio di vedere archiviato il caso, ancora avvolto da gravi ombre, rappresenta non solo una ferita per la famiglia, ma una sconfitta per lo Stato di diritto. È una vicenda che continua a porre interrogativi irrisolti, zone grigie che non possono essere liquidate velocemente e senza ulteriori approfondimenti", spiega in queste ore decisive.

Lo scorso gennaio, infatti, è già stata avanzata la richiesta di archiviazione. Eppure non si è ancora riusciti a stabilire come Gimmy abbia raggiunto l'intercapedine in cui è stato ritrovato, forse trasportato a bordo di una carriola, trovata tempo dopo proprio dal papà di Gianmarco.

"La richiesta della famiglia è semplice e insieme lacerante: non spegnete la luce sulla verità – continua – Siamo davanti a un caso che presenta elementi che non possono essere sepolti sotto il silenzio burocratico. L'archiviazione sarebbe un insulto alla memoria di Gimmy e alla dignità dei suoi cari", dichiara.

L'appello al ministro: "Convochi la famiglia Pozzi"

Poi si rivolge direttamente al ministro. "Chiedo ufficialmente al Ministro Carlo Nordio di riceverci: lo Stato ha il dovere morale ed etico di ascoltare la famiglia Pozzi – è l'appello – Le persone non possono sentirsi abbandonate, il caso Pozzi non è solo un dossier giudiziario: è un apNon vogliapello alla coscienza della Repubblica. Per questo ribadiamo il nostro accorato appello al ministro Nordio di essere ricevuti con urgenza. Non per chiedere privilegi, ma ascolto".

Cosa non torna nella morte di Gimmy Pozzi

Prima di concludere, Maritato passa in rassegna ciò che non torna nel caso. "Nelle carte del procedimento ci sono ancora passaggi non chiariti, dinamiche non pienamente indagate, testimonianze da approfondire e incongruenze che non possono essere ignorate – spiega infine Maritato – La famiglia Pozzi chiede una cosa sola: che non si chiuda un fascicolo finché tutte le domande non abbiano ottenuto risposta".

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