Galleria nazionale, i lavoratori protestano contro la direttrice: “La gestisce come un’azienda privata”

Una "gestione accentrata e privatistica di un bene pubblico". È quanto denunciano in un comunicato i lavoratori della Galleria nazionale d'arte moderna e contemporanea (Gnamc) di Roma iscritti alle sigle sindacali Fp Cgil e Usb Pi. Numerosi i nodi che hanno portato allo scontro tra la direzione di Renata Cristina Mazzantini, in carica dal 15 gennaio 2024, e il personale del museo capitolino. Scontro che si era già acceso nell'ottobre del 2024 in seguito alla lettera di protesta contro la presentazione del libro di Italo Bocchino ‘Perché l'Italia è di destra' e che ha raggiunto il culmine con la dichiarazione dello stato di agitazione da parte dei dipendenti, il 3 marzo scorso. Per questo, "il 29 aprile, dalle 13 alle 15, saremo in presidio davanti alla Galleria", si legge nella nota. Un'iniziativa per cui la direzione avrebbe chiesto una lista dei partecipanti.
Per la Cgil "disparità di trattamento tra chi critica e chi non contesta mai"
"La direttrice non può continuare a gestire la Galleria come se fosse un'azienda privata", spiega a Fanpage.it un rappresentante sindacale della Fp Cgil. "Ogni volta che abbiamo chiesto un coinvolgimento diretto abbiamo trovato la porta chiusa". Sono diverse le problematiche sollevate dagli addetti ai lavori: le situazioni di disparità tra lavoratori dei sindacati in protesta e quelli dei sindacati autonomi o che non hanno mai contestato la direzione, la semplice fruizione dei diritti contrattuali fino alla valorizzazione delle competenze. "Qualcuno è stato escluso da interpelli o commissioni – aggiunge il sindacalista -. Ad altri sono rimasti solamente gli scatti di anzianità, difficili da bloccare. E oggi è stata chiesta una lista di partecipanti alla mobilitazione di domani".
Tra le altre "operiamo in ambienti freddi d'inverno e non climatizzati d'estate, oltre ad avere lavoratori esposti a zone di cantiere e polveri sottili", aggiungono i lavoratori della Galleria. In particolare sui temi legati alla sicurezza viene sottolineato "il mancato coinvolgimento tramite l'apposito rappresentate. Abbiamo più volte chiesto un cronoprogramma degli interventi che vengono fatti nel museo, giustificati come parte del piano di espansione dell'ala Cosenza e lo abbiamo fatto anche in un incontro recente in prefettura. Durante questo incontro la direttrice si era impegnata a fornire un dossier, ma non è mai arrivato – ribadiscono a Fanpage.it i rappresentanti della Fp Cgil -. Spesso ci ritroviamo con materiali, polveri e attrezzi sul percorso di accesso alle sale di controllo senza sapere nulla di cosa sta succedendo nella Galleria".
Importante è la questione dei servizi offerti al settore artistico: "L'archivio bioiconografico e il laboratorio di restauro sono chiusi dal luglio 2024 per dei lavori di messa a norma dopo alcune rilevazioni di radon, senza che i ricercatori possano accedervi per consultare il materiale. Che almeno si solleciti il completamento dei lavori o si creino altre procedure sicure per la consultazione" è la richiesta che arriva dalla rappresentanza sindacale.
La Gnamc: "Favoritismi? Tanti sono saliti di livello. E i cantieri sono lontani dalle sale"
Contattata da Fanpage.it, la direzione della Gnamc fa sapere che "non c'è nessuna disparità di trattamento o favoritismi. Anche perché chi ha protestato, come nel caso della presentazione del libro di Bocchino, oggi lavora a stretto contatto con la direttrice e ha fatto avanzamenti di carriera. Non c'è nessun cerchio magico".
Riguardo alla vicinanza ai cantieri denunciata da Cgil e Usb, l'accusa viene definita "assurda, visto che sono relativi all'area Cosenza e al progetto architettonico firmato da Mario Botta. Quell'area dista 300 metri dalle sale e in mezzo c'è uno spazio aperto, come può del pulviscolo arrivare fino a lì?". Per quanto concerne, invece, la biblioteca, l'archivio bioiconografico e i relativi laboratori "non si può usufruire di quegli spazi perché stanno rifacendo l'impianto elettrico e devono rifare il sistema antincendio. Quindi è un problema di sicurezza. Ma di quei lavori si occupa direttamente il ministero della Cultura, non ce ne occupiamo noi".
Dalla direzione sottolineano anche come "la climatizzazione alla Gnamc non è diversa da quella di altri musei a Roma o all'estero: sono impianti vecchi di 50 anni, possono non performare al massimo, ma non ci sono queste condizioni estreme che vengono raccontate".