Dentro Isola Farnese, il borgo isolato dalla frana: “Difficoltà pure a fare la spesa, stiamo molto male”

A collegare il borgo di Isola Farnese con l'unica strada d'accesso sono centoquaranta scalini. Impegnativi. Scivolosi quando piove, sopratutto quando la pioggia è tanta come in questi giorni. Il percorso comincia con una scala d'acciaio, posizionata per permettere ai residenti di avere un accesso diretto ed evitare il passaggio attraverso il bosco. Poi si passa alle alzate in tufo, all'inizio protette da un corrimano, poi dal nastro svolazzante della polizia. "Un impresa troppo complicata" come racconta Luigi, che di anni ne ha 83 e si ritrova isolato nel borgo dove è nato e cresciuto. E, come lui, gli altri 160 abitanti di quel villaggio che vive il paradosso di essere tagliato fuori da una frana ormai da settimane. Il tutto nel XV Municipio di Roma Capitale.

Su via dell'Isola Farnese, che collega l'abitato alla via Cassia, le tonnellate di terra, rocce e fango restano lì. Immobili come un mostro che tiene in ostaggio gli abitanti ormai da un mese. Non si entra più, non si esce più. La prima colata era venuta giù l'8 gennaio, poi, le piogge incessanti hanno massacrato il terreno di argilla, già fragile, e il 29 dello stesso mese il costone è caduto, senza preoccuparsi troppo dei disagi che avrebbe causato. E in paese quella scena qualcuno la conosce bene: "Quindici anni fa vidi una situazione simile. Mi trovavo nella stessa via, caddero un po' di rocce, della terra e venni travolta. Ebbi la sensazione di non vedere più niente, un grande fragore alla testa. Passato lo spavento arrivò la polizia locale insieme ai vigili del fuoco. Ora si ripete tutto, ma in maniera ancora più forte". Antonella ha 72 anni, un infarto alle spalle otto anni fa, non può permettersi di affrontare la scalinata quotidianamente. L'ha fatto una sola volta e si è ritrovata con il fiatone e il dolore alle gambe. "Restiamo bloccati qui. Ricorda un po' il covid, ma in realtà è molto peggio. Almeno prima potevamo usare l'auto, uscire un po' dal paese e farci un giretto".

Per le strade del paesino medievale il silenzio è rumoroso e viene interrotto dal suono dei passi e delle buste di plastica che porta Fermina: "Vado a fare la spesa giornaliera. Questi scalini li percorro una volta sola nella giornata. Oggi per prendere da mangiare, in settimana per andare a lavoro". Con lei ha uno zaino nero, una busta del supermercato e la spazzatura, che si può buttare solo giù perché nel borgo i mezzi della raccolta rifiuti non possono più accedere. "Abito qui da 37 anni, i sassolini sono sempre caduti eh. Ma mai una cosa di questo tipo. Ora sembra che faranno un tunnel per permettere alle auto di passare, ma si parla un lavoro che durerà due mesi. Non è facile, ma almeno ci sono quei bravi ragazzi del presidio medico, loro ci danno un grande aiuto".

Per affrontare l'emergenza è stato allestito un presidio h24 nel centro anziani, dove offrono cibo e medicine e sono presenti un medico, un infermiere, degli psicologi e volontari. A breve, poi, sarà pronta una strada alternativa utilizzabile però solo dai vigili del fuoco e dal personale sanitario. Per le emergenze gravi c'è l'elisoccorso.

Intanto Daniele Torquati, presidente del XV Municipio, presente nel borgo tutti i giorni, spiega che "i lavori procedono, ma noi non possiamo risolvere definitivamente la situazione. Si sta pensando di creare a un tunnel a protezione della strada", un'operazione che potrebbe durare due mesi. Torquati aggiunge: "È chiaro che abbiamo fondi limitati, serve l'aiuto di tutte le istituzioni". Intanto la strada resta chiusa. Così, anche domani, per uscire dal borgo serviranno centoquaranta scalini. E poi centoquaranta per tornare a casa.
