È il 20 giugno del 2016 quando Damiano Coletta diventa sindaco di Latina candidandosi con il movimento civico Latina Bene Comune. Una vittoria storica, ottenuta senza l'appoggio del Partito Democratico e del centrosinistra, strappando il capoluogo pontino alla tradizionale egemonia della destra. Ora, cinque anni dopo, il medico prestato alla politica si presenta di fronte ai cittadini alla ricerca di un secondo mandato trasformando l'elezione di cinque anni fa da eccezione nella storia di Latina a nuovo corso politico.

"Non mi piace lasciare le cose a metà", spiega ospite negli studi romani di Fanpage.it ripercorrendo il suo mandato. Coletta insiste molto su una parola, "equità", che rappresenta a suo dire il principio che ha ispirato l'azione della sua amministrazione, perché coniuga insieme legalità e giustizia sociale. Un "riscatto" della città che ha rotto "un sistema che vedeva una commistione tra la politica, la pubblica amministrazione e la criminalità". Un sistema clientelare portato alla luce a partire dal 2015 dalle inchieste della magistratura che hanno portato alla luce un verminaio di interessi garantiti dalla politica, con i pesanti interessi delle mafie che in provincia da Latina ormai hanno messo casa da decenni.

E per non diventare solo un'anomalia, l'amministrazione di Latina Bene Comune ha inaugurato quella che Damiano Coletta chiama la "rivoluzione della normalità", ovvero "abbiamo fatto passare il diritto di avere pari opportunità e le cose che funzionano secondo le regole a favore di tutta la comunità come una cosa normale, non come l'eccezione". Un esempio? "Adesso la città di Latina è una città pulita, è una città che in questo momento sta iniziando il porta a porta per la raccolta dei rifiuti. Abbiamo sanato una società partecipata che era in pieno fallimento, in una società sana e municipalizzata. Il servizio funziona e anzi migliora, e si creano anche nuove opportunità di lavoro".

Latina Bene Comune, che di quel termine che sembra ormai uno slogan vuoto ha tentato di fare una pratica amministrativa concreta, diventando la città dove si sono firmati più patti di collaborazione in Italia tra istituzione locale e cittadini, non si presenterà però questa volta in solitaria davanti ai cittadini, bensì in coalizione con le forze del centrosinistra, portando in dote "una pratica di governo" che si è trasformata in "cultura politica". Obiettivo: battere di nuovo la destra, che è ancora non è chiaro se si presenterà all'appuntamento elettorale con un solo candidato. "Ci siamo aperti al rapporto con i partiti, nel formare una coalizione che io ho chiamato campo largo, perché poi il perimetro dei valori è sempre quello del bene comune, della partecipazione, della solidarietà, dell'accoglienza, dell'inclusione, e la rottura con quel sistema che ha condizionato Latina per vent'anni". Così argomenta Coletta presentando un arco di forze che "arriva fino al centro" e guarda "ai moderati".

E proprio i beni comuni, la gestione della cosa pubblica tramite la partecipazione, è la strada su cui Coletta e la sua squadra, con i nuovi alleati, vogliono continuare a insistere: "In città parlare di “bene comune” è entrato a far parte del linguaggio, qualche anno non esisteva davvero questa idea. C'è più partecipazione da parte dei cittadini e questa è la vera garanzia che non si ricada in quella gestione clientelare che aveva castrato lo sviluppo della città".

L'ultimo anno Damiano Coletta, come tutti i suoi colleghi con la fascia tricolore, l'ha passato rapportandosi con i cittadini delle città che amministrano che hanno visto le loro vite stravolte dal Covid. Medico in aspettativa, e dopo essere stato anche malato di coronavirus, il primo cittadino di Latina ha provato a comunicare al meglio la situazione ai cittadini: "Siamo stati noi sindaci l'anello di congiunzione tra le comunità locali, il governo centrale, le regioni, e credo di aver rappresentato per i cittadini un di riferimento soprattutto nella prima fase della pandemia. Per settimane ho fatto lunghe dirette su Facebook ad esempio per spiegare cosa accadeva. Il fatto di essere medico sicuramente mi ha aiutato a saper leggere questa situazione, ma soprattutto nel trasmettere le giuste informazioni ai cittadini, creando consapevolezza senza trasmettere panico".