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Dalle mutande alle cinture: cosa avrebbero rubato poliziotti e carabinieri alla Coin della stazione Termini

Ventuno fra agenti di polizia e carabinieri sono accusati di aver rubato vari capi d’abbigliamento alla Coin della stazione Termini con la complicità di alcuni dipendenti.
A cura di Francesco Esposito
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I cancelli alla stazione Termini.
I cancelli alla stazione Termini.

Cinture, giubbotti, camicie e cappelli, ma anche confezioni di slip. È solo una parte dell'elenco di capi d'abbigliamento che sarebbero stati rubati al punto vendita Coin (ora chiuso) della stazione Termini di Roma da ventuno fra poliziotti e carabinieri. Il tutto grazie alla complicità di quattro dipendenti infedeli. A finire sotto indagine per furto aggravato in concorso da parte della procura di Roma sono stati agenti e ufficiali della Polizia ferroviaria e militari di stanza allo scalo capitolino nell'autunno 2024, periodo in cui sarebbero stati commessi i furti.

L'inchiesta della procura di Roma

Sono 44 in totale gli indagati nell'inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Giovanni Conzo e dal pubblico ministero Stefano Opilio e condotta dal nucleo operativo dei carabinieri di Roma. A far scattare le investigazioni è stato il direttore del negozio, il quale ha notato un grave ammanco nei libri contabili: centinaia di migliaia di euro in prodotti scomparivano nel nulla, senza lasciare traccia nei registratori di cassa.

Secondo quanto raccolto dagli inquirenti, i carabinieri di stanza al Nucleo di Termini passavano dal punto vendita e facevano shopping a prezzi stracciati se non addirittura gratis. Alcuni avrebbero corrisposto a una o più dipendenti dei contanti – che venivano trattenuti – per un valore molto più basso rispetto ai vestiti che prendevano, altri simulavano pagamenti elettronici con il telefono o con la carta.

Cosa rubavano i carabinieri nella Coin di Termini

Troviamo così una maglia da donna da cento euro pagata venti, cinture dal valore di oltre cinquanta euro, cappelli, giubbotti e pantaloni. Ma anche confezioni di slip firmati Boss e Calvin Klein o borse Guess. Qualcuno si sarebbe fatto prendere dall'ingordigia, come un militare uscito dal negozio con almeno dieci articoli precedentemente messi da parte e imbustati dalla cassiera, che provvedeva anche a rimuovere il dispositivo antitaccheggio.

Emerge anche una certa differenza di trattamento fra i vari carabinieri, forse per un fatto di anzianità nella sede, ma c'è chi avrebbe pagato 70 euro – alla dipendente – per un giubbotto e chi con 50 si sarebbe portato via due pantaloni, tre cappelli, due felpe, due maglie e anche un giubbotto.

Le perdite per il negozio

Un sistema che avrebbe causato gravissime perdite al negozio, che ha chiuso qualche mese fa. Il punto vendite di Termini, infatti, registrava un calo negli incassi di circa il 10 per cento in quel periodo, contro il 2 o 3 di altre sedi italiane. Per trovare una risposta il direttore aveva da prima contattato un'agenzia investigativa, che ha suggerito l'istallazioni di nuove telecamere di sicurezza, e poi si è rivolto proprio ai carabinieri.

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