Qualche giorno fa all'ospedale di Rieti un detenuto è morto a causa del covid. Aveva 66 anni ed era ricoverato nel nosocomio da un paio di settimane: si era ammalato dopo che nel carcere era scoppiato un focolaio, con una quindicina di persone contagiate. E sono proprio i cluster – che dall'inizio della pandemia hanno provocato centinaia di contagi tra i detenuti – a preoccupare nei penitenziari, strutture chiuse e con bassi livelli di igiene dove mantenere il distanziamento sociale è praticamente impossibile. Ne abbiamo parlato con il Garante dei detenuti del Lazio, Stefano Anastasia, che sta conducendo una battaglia per far inserire la popolazione carceraria tra le categorie prioritarie per la campagna vaccinale.

"Carcere sia luogo di vaccinazione prioritaria"

"Le carceri sono comunità chiuse e sovraffollate con bassi livelli di igiene – spiega Anastasia – Ovviamente quando il virus entra in queste strutture lo fa sotto forma di focolaio. Basta un solo asintomatico per trasferire il coronavirus ad alcune decine di persone, proprio come abbiamo visto nei recenti casi di Rebibbia e Regina Coeli. Si tratta di una situazione molto simile a quella delle Rsa, con tutte le differenze ovviamente riguardo l'età e le patologie pregresse. Non bisogna però dimenticare che le multipatologie e le persone anziane sono presenti anche in carcere, con l'aggravante che rispetto alle Rsa le condizioni igieniche sono peggiori e c'è sovraffollamento". Per questo, precisa Anastasia, le carceri dovrebbero essere "luogo di vaccinazione prioritaria".

"Abbiamo davanti sei mesi di focolai"

Secondo il piano stabilito dal ministro della Salute Roberto Speranza e dal commissario straordinario Domenico Arcuri, la popolazione carceraria e gli operatori che vi lavorano all'interno, potrebbero cominciare a essere vaccinati dal mese di luglio. "Quella che abbiamo davanti è una prospettiva di sei mesi di focolai a ripetizione – continua Anastasia – Sei mesi di condizioni di vita intollerabili in carcere, con i detenuti che non riescono a fare nemmeno i colloqui con i familiari. Pensare che si possa andare avanti così fino a luglio è sconsiderato, spero che il ministro della Salute e il commissario cambino idea".

Le proteste dei detenuti all'inizio della pandemia

All'inizio della pandemia da coronavirus le carceri sono state teatro di proteste anche molto dure da parte dei detenuti e dei loro parenti. C'era il terrore che i contagi potessero andare fuori controllo: e mentre nel ‘mondo esterno' veniva proclamato il lockdown, i detenuti hanno cominciato a chiedere misure alternative, come gli arresti domiciliari per i reati meno gravi. Le proteste si sono concluse con l'inasprimento delle pene per alcuni di loro, accusati di aver ‘fomentato' la rivolta. "Le amministrazioni penitenziarie e sanitarie che operano negli istituti hanno fatto molto bene – conclude Anastasia – Hanno gestito una situazione molto difficile con mezzi e strumenti minimi. Si sarebbe potuto fare di più sul piano della riduzione delle presenze in carcere, perché se nella seconda fase la popolazione carceraria non è aumentata è vero che non è mai scesa sotto la soglia della capienza regolamentare. Per combattere il covid ci vuole spazio, se questo non c'è non si può fare prevenzione. E la responsabilità è delle decisioni politiche che non sono state prese sin da subito".

La lettera del Garante a D'Amato

Il Garante dei detenuti del Lazio ha inviato una lettera all'assessore regionale alla Sanità Alessio D'Amato per chiedere che "nella campagna vaccinale sia data la giusta priorità alle persone private della libertà". "Questa programmazione del Piano nazionale – si legge nella lettera – non tiene adeguatamente conto delle condizioni di rischio e di vulnerabilità alla diffusione del virus nelle comunità chiuse e, in particolare, negli istituti penitenziari, contrassegnati da condizioni igieniche precarie e un sovraffollamento che impediscono il dovuto rispetto delle ordinarie misure di prevenzione raccomandate alla generalità della popolazione". E conclude chiedendo che "nell’espletamento della campagna vaccinale nel Lazio sia data la giusta priorità alle persone private della libertà e, laddove per disposizione nazionale non fosse possibile altrimenti, sia garantita la immediata vaccinazione delle persone detenute ultra ottantenni e sin dall’inizio della seconda fase della campagna vaccinale la tempestiva vaccinazione degli ultra sessantenni e delle persone detenute di ogni età affette da comorbidità severa, immunodeficienza e/o fragilità".