Corpi non ancora decomposti negli ossari: Ama licenzia sette lavoratori dei cimiteri di Roma

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Ama ha licenziato sette lavoratori e sospeso altri quattro dopo aver scoperto irregolarità nei cimiteri Flaminio e Maccarese. Gli atti saranno trasmessi all’autorità giudiziaria.

Hanno messo i resti di defunti negli ossari prima che fosse terminata la decomposizione. Per questo Ama, l'azienda di proprietà di Roma Capitale che si occupa della nettezza urbana e della cura dei cimiteri pubblici, ha licenziato sette dipendenti e ne ha sospesi dal servizio altri quattro. Le irregolarità nelle operazioni cimiteriali sono state scoperte, dopo un'attenta indagine interna, nei cimiteri Flaminio e di Maccarese. Adesso i responsabili potrebbero essere chiamati a fare i conti anche con la giustizia.

Corpi non ancora decomposti negli ossari, licenziati sette dipendenti Ama

A dare notizia dei provvedimenti disciplinari avviati contro alcuni operatori tecnico-cimiteriali è stata la stessa Ama con una nota stampa. "I provvedimenti sono stati adottati in relazione ai diversi livelli di responsabilità accertati", scrive l'azienda, e riguarda squadre che lavorano al cimitero Flaminio, anche conosciuto come cimitero di Prima Porta, il più grande d'Italia, e il piccolo cimitero di Maccarese.

I controlli hanno scoperto che, in alcuni casi, i resti dei defunti erano stati trasferiti nelle cassette ossario anche se i corpi non erano ancora del tutto decomposti. Il fatto che siano trascorsi 30 anni dalla sepoltura in un loculo o 10 anni da quella sottoterra, i tempi standard, non basta ad autorizzare questa procedura. Se, infatti, il corpo non è ancora ridotto alle sole ossa, bisogna ricorrere a un'operazione diversa, che prevede modalità e costi differenti per i familiari. "L’Azienda sta inoltre procedendo – continua la nota -, in conformità a quanto previsto dal Regolamento di Polizia Mortuaria, alla trasmissione degli atti all’Autorità Giudiziaria e al Sindaco".

Le sanzioni e le pene per vilipendio di cadavere

Secondo l'articolo 86 del regolamento soprascritto, infatti, si possono raccogliere i resti in una cassetta ossario solo quando la salma è del tutto mineralizzata, ovvero ne sono rimaste soltanto le ossa. In generale, la violazione di questa regola comporta una sanzione amministrativa pecuniaria. Se, per inserire il corpo non ancora decomposto nella cassetta, questo è stato tagliato, smembrato o mutilato o ne sono stati dispersi dei pezzi, allora si può configurare il reato di vilipendio di cadavere, previsto dall’articolo 410 del codice penale. In questo caso la pena va da uno a tre anni e sale da tre a sei anni in caso di mutilazione, deturpamento o altri atti di brutalità.

Il precedente di sei anni fa: tredici lavoratori a processo

Non è la prima volta che dei dipendenti di Ama finiscono nei guai per pratiche scorrette nella gestione della salme che riposano nei cimiteri capitolini. Nel gennaio 2021 tredici lavoratori che operavano al Flaminio sono finiti a processo con accuse a vario titolo fra cui truffa e vilipendio di cadavere. Secondo quanto ricostruito dalla procura, proponevano, in accordo con alcune imprese funebri, una soluzione più economica rispetto alla cremazione per poi sezionare il corpo non ancora decomposto con una sega e poi lo gettavano nell'ossario comune. La pratica era stata scoperta dai carabinieri che avevano posizionato delle telecamere fra i vasi del cimitero. Le crude scene di smembramento dei cadaveri erano state riprese nei filmati.

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