(La Presse)
in foto: (La Presse)

Lo hanno spiegato gli epidemiologi: per poter osservare gli effetti dei provvedimenti restrittivi imposti ai cittadini servono giorni, anzi settimane. D'altra parte anche i dati del bollettino della Protezione Civile non rispecchiano fedelmente i numeri dei contagi realmente avvenuti in un dato giorno: in primo luogo perché dall'effettivo contagio alla notifica dell'infezione passano in media quasi due settimane e in secondo luogo perché la comunicazione dei nuovi casi di Covid-19 da parte delle regioni non avviene in tempo reale. La stessa Regione Lazio, per esempio, come ha dichiarato Massimo Antonelli, direttore delle Terapie Intensive del Gemelli, comunica con un certo ritardo l'incremento dei pazienti in terapia intensiva (un ritardo dovuto semplicemente a motivi tecnici). La Regione, per bocca dell'assessore Alessio D'Amato, afferma che la situazione sarà ancora sostenibile, a questo tasso di incremento di ricoveri, per circa un mese ancora (per molte regioni italiane la situazione è ben peggiore). L'obiettivo, perciò, è quello di "piegare" la curva dei contagi nelle prossime due settimane: "Se non si piegherà sarà inevitabile dover prendere soluzioni drastiche: è ovvio che non si può fare un dpcm ogni settimana", ha ammesso D'Amato.

L'esperienza del lockdown di marzo

Il problema è che fra due o tre settimane potrebbe essere già tardi e lo insegna l'esperienza del primo lockdown, quello iniziato il 9 marzo. Va ricordato, come spiegano tutti i giorni gli epidemiologi, che la situazione era totalmente diversa: nessuno indossava le mascherine, non si facevano tamponi se non ai cittadini con sintomi gravi, il sistema sanitario era impreparato all'ondata della pandemia. Bisogna sottolineare però un altro aspetto: come evidenzia Andrea Capocci, fisico e divulgatore scientifico, il lockdown è iniziato quando nel Lazio c'erano solo 8 persone ricoverate nei reparti di terapia intensiva. Quel numero continuò a crescere e toccò, dopo circa un mese, il picco di 200 ricoverati. Se anche il lockdown cominciasse oggi, quindi, l'aumento delle terapie intensive potrebbe procedere con lo stesso trend di marzo. La speranza del governo è che le misure introdotte, che più di qualche scienziato giudica troppo poco severe, possano stabilizzare l'aumento dei contagi nelle prossime tre settimane. Se così non sarà, però, altre chiusure sarebbero inevitabili e potrebbero non bastare.

"Quella del lockdown è un'ipotesi molto concreta", ha detto Fabrizio Pregliasco, docente dell'università Statale e direttore sanitario del Galeazzi di Milano, a Fanpage.it commentando le nuove misure restrittive chieste da Regione e sindaci di capoluogo per la Lombardia. Nel Lazio la Regione ha dimostrato di poter attivare oltre 500 posti nei reparti di terapia intensiva: se l'aumento dei contagi procederà a questo ritmo non basteranno. " Nel Lazio la situazione oggi è questa: ogni cento persone che entrano ce ne sono circa 40 che escono; allo stato attuale i posti letto occupati per i ricoveri sono pari al 40 per cento del totale", ha dichiarato oggi D'Amato.