9 Giugno 2021
13:00

Confiscati beni per 6 milioni al capo dei narcos del Trullo: le case comprate con i soldi della coca

Case di lusso, società e rapporti finanziari per un totale di sei milioni di euro comprati con i soldi dello spaccio. Questa mattina i carabinieri di Roma hanno confiscato definitivamente i beni a Daniele Ferri, passato alle cronache con il nome di ‘capo dei narcos del Trullo’ dopo la scoperta del giro di droga da lui gestito a Roma.
A cura di Natascia Grbic

I carabinieri del Comando provinciale di Roma hanno confiscato beni per oltre milioni di euro a Daniele Ferri, noto come ‘il capo dei narcos del Trullo‘. Ferri, che gestiva una parte del narcotraffico nella capitale rifornendo soprattutto Trullo, Monteverde e Montespaccato, aveva investito i soldi del traffico di droga in società, attività commerciali e immobili nel comune di Roma. L'uomo era già stato arrestato a gennaio 2020 nell'ambito dell'operazione New Line insieme ad altre sedici persone, e i suoi beni erano già stati sequestrati preventivamente qualche mese dopo. Oggi, la confisca definitiva.

L'arresto di Ferri, il capo dei narcos del Trullo

Il provvedimento emanato dal Tribunale di Roma su richiesta della Direzione distrettuale antimafia era scaturito a seguito di una complessa indagine dei del Nucleo investigativo dei carabinieri di Roma svolta tra aprile 2017 e febbraio 2017. Dalle indagini era emerso che Ferri era a capo di un'organizzazione criminale dedita al narcotraffico (e pronta a entrare in guerra con altri gruppi per prendersi il controllo della zona) che gestiva lo spaccio soprattutto di cocaina, hashish e marijuana. I soldi guadagnati con lo spaccio erano stati investiti da Ferri in una società operante nel settore dei trasporti su gomma, in un'altra società che vendeva prodotti ortofrutticoli, in due appartamenti al Trullo e due rapporti finanziari, per il valore complessivo di circa sei milioni di euro. Per Daniele Ferri è stata inoltre disposta la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per tre anni nel comune di residenza.

"Facciamo una guerra e mettiamo i pischelli a vendere droga"

"Facciamo una guerra, non c'è problema. Poi mettiamo i pischelli a vendere la droga". Così diceva Daniele Ferri in un'intercettazione effettuata prima del suo arresto. Un giro d'affari da 500mila euro al mese grazie allo spaccio di droga, oltre a un'arsenale a disposizione del gruppo per usare violenza contro chi gli si voleva opporre. Tanto che, Michele Prestipino, aveva dichiarato in conferenza stampa che "tortura, violenze feroci, fino ad arrivare al sequestro di persona emergono come una costante nelle indagini portate avanti negli ultimi due anni sul territorio romano. Una ferocia sostenuta dalla disponibilità di armi di gruppi organizzati che gestiscono le piazze di spaccio, con giri d'affari milionari e una concorrenza agguerrita".

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