Il caos delle cremazioni al cimitero Flaminio, con centinaia di corpi in attesa di essere bruciati, non sarebbe dovuto solo all'incremento dei morti causato dal coronavirus. A causare l'impasse sarebbe la stessa Ama: metà dei casi presentati dalla municipalizzata contiene dati sbagliati oppure mancano i documenti da allegare. Nomi e date sbagliate, assenza della ricevuta di pagamento del bollettino: errori sciatti e pratiche tutte da rifare, che allungano così i tempi delle cremazioni. Lo riporta Il Messaggero, pubblicando stralci di una lettera che il Campidoglio ha inviato ad Ama per fare presente il problema. "Si rileva che le pratiche di autorizzazione per cremazioni e affidi vengono consegnate dall'Ama sovente incomplete e con macroscopici errori", si legge nel testo. Questo costringe "ripetutamente i dipendenti dell'Ufficio servizi funebri e cimiteriali di questo dipartimento a effettuare la disamina dei fascicoli, finalizzati alle concessioni delle autorizzazioni, con tempi estraenti ridotti e con il rischio di non riuscire ad assicurare il loro corretto svolgimento".

Centinaia di corpi in attesa, rischio contagio

Insomma, il problema non sarebbe solo l'incremento dei decessi causati dalla pandemia, ma anche la sciatteria con la quale il lavoro viene redatto. Considerando i tempi già normalmente non brevi per le cremazioni (che vanno da 5 giorni lavorativi a 15), questo allunga ancora di più l'attesa e il numero di corpi nella camera mortuaria del Flaminio. C'è poi un altro problema. Oltre alle persone morte per cause naturali, ci sono anche i decessi per covid. Con il rischio di diffondere il contagio.

Caos cremazioni, un problema annunciato

Il problema è esploso a fine ottobre, quando Ama Cimiteri Capitolini ha inviato una comunicazione alle agenzie di pompe funebri romane disponendo il trasporto delle salme al cimitero del Verano e annunciando la sospensione delle cremazioni. Un problema che i sindacati hanno dichiarato come già annunciato e conseguenza della gestione del Comune di Roma e di Ama. "I nodi stanno venendo al pettine e sono tutti dovuti alla negligenza del Campidoglio – ha spiegato Natale Di Cola, segretario della Cgil Roma e Lazio – Esistevano progetti mirati a evitare l'impasse odierna. Già nel 2017 erano stati predisposti dal Comune sia l'ampliamento del Laurentino che l'implementazione degli impianti crematori di Roma ma i passaggi tecnici necessari non sono mai stati portati avanti, nonostante Ama abbia più volte sollecitato il Campidoglio".