Carlo Calenda ha rotto gli indugi e ieri, intervistato da Fabio Fazio, ha annunciato la sua candidatura a sindaco di Roma. Lo ha fatto con una forzatura, che però, paradossalmente, lascerebbe uno spiraglio di manovra al Partito democratico: l'ex ministro, infatti, ha dichiarato di non voler partecipare ad eventuali primarie del centrosinistra: "Non sono la panacea di tutti i mali".

Con Calenda e Virginia Raggi già in campo ora la palla passa al Pd e al suo leader, Nicola Zingaretti. Non sarà una scelta facile perché la mossa del leader di Azione rischia di dividere il fronte del centrosinistra e le dichiarazioni degli esponenti romani del Pd vanno in questa direzione: difficile che Calenda possa essere accettato dalla sinistra e difficile che in un eventuale secondo turno possa essere votato dagli elettori del Movimento 5 Stelle. Difficile anche che il Pd possa sostenere un candidato così critico con il governo e anche, alla fine dei conti, con il suo ex partito. Ma Zingaretti non ha molte alternative davanti a sé per provare giocare le sue carte nella partita: la prima è organizzare le primarie senza Calenda, ma quest'ultimo resterebbe candidato e certamente toglierebbe voti al centrosinistra e, paradossalmente, favorirebbe il tentativo di Raggi di arrivare al secondo turno. La seconda è provare a vincere le primarie con un candidato forte (o in alternativa sostenuto da tutto il partito) in grado di battere Calenda. La terza è provare a far desistere il leader di Azione facendo scendere in campo un altro candidato, ma dovrebbe essere un ‘nome' veramente pesante e in grado di unire davvero tutto il centrosinistra. Zingaretti ci ha provato con David Sassoli, ma ha ricevuto un rifiuto nonostante un appello accorato da parte del segretario.

"Il centrosinistra si sta organizzando per vincere tutte le elezioni, anche a Roma. Questo percorso è aperto a tutti, anche a Calenda", sono le uniche parole pronunciate da Nicola Zingaretti sulla vicenda capitolina. Ma è chiaro che nelle prossime settimane la partita di Roma, tutt'altro che chiusa dopo la candidatura dell'ex ministro, verrà giocata dal segretario Pd che, qualcuno comincia a mormorare, non ha chiuso del tutto ogni spiraglio a un suo impegno in prima persona.