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Bruciano cartelli con i volti di Meloni e Nordio al corteo contro il referendum a Roma: 3 identificati

La Digos ha identificato le prime tre persone che hanno bruciato i cartelli con ivolti di Giorgia Meloni e di Carlo Nordio durante la manifestazione contro il referendum della Giustizia di ieri a Roma.
A cura di Alessia Rabbai
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Manifestazione contro il referendum a Roma (La Presse)
Manifestazione contro il referendum a Roma (La Presse)

Tre persone sono state identificate per aver bruciato dei cartelli con i volti della presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni e del ministro della Giustizia Carlo Nordio durante la manifestazione contro il referendum che si è svolta ieri, sabato 14 marzo, a Roma. Il referendum costituzionale sulla Giustizia è in programma domenica 22 e lunedì 23 marzo, quando gli italiani si recheranno alle urne per votare "sì" o "no" in merito a una serie di riforme che potrebbero cambiare alcuni aspetti importanti del sistema giudiziario italiano.

Il corteo di ieri per le strade della Capitale ha visto cartelli che raffiguravano il volto di vari politici, tra i quali Meloni, Nordio e il presidente degli Stati Uniti d'America Donald Trump. A risalire all'identità dei primi tre autori del gesto sono stati gli agenti della Digos capitolina con la collaborazione delle altre Digos d'Italia. Si tratta nello specifico di tre persone: due provenienti da Padova e una da Napoli. Saranno denunciati all'Autorità giudiziaria. Gli investigatori proseguiranno le indagini per risalire all'identiità degli altri manifestanti coinvolti. Al vaglio le immagini raccolte.

I messaggi di solidarietà della politica per Meloni e Nordio

Da parte dei vari schieramenti della politica sono arrivati molti messaggi di solidarietà per Meloni e Nordio. Il vicepresidente della Camera dei deputati di Fratelli d'Italia Fabio Rampelli: "Le immagini del presidente del Consiglio Meloni e del ministro Nordio date alle fiamme sono esattamente l'Italia che la sinistra tollera, accompagnandosi con questi compagni di viaggio che talvolta perfino premia portandoli nel Parlamento europeo. Noi, neanche nei momenti di massima opposizione, siamo arrivati a tanto. Solidarietà e amicizia al presidente del Consiglio Meloni e al ministro Nordio, bersagli di violenza deplorevole".

E il senatore di Fratelli d'Italia Andrea De Priamo: "Quando anche il corteo in cui dovremmo veder sfilare le ragioni del no al referendum sulla giustizia diventa una parata di odio, cori violenti e immagini date alle fiamme, vuol dire che purtroppo l'odio è l'ultimo argomento rimasto a disposizione di certa sinistra. Nonostante continui inviti da destra ad abbassare i toni e riportare il dibattito politico sul piano del rispetto, nonostante numerosi episodi di violenza da parte di un'ala della sinistra radicale, anche un corteo su una riforma diventa l'occasione per le solite frange pericolose ed estremiste per attaccare il Governo e dare alle fiamme le immagini del Presidente del Consiglio Meloni e del Ministro della Giustizia Nordio.

Nell'esprimere la massima solidarietà a Giorgia Meloni e a Carlo Nordio per quanto accaduto oggi, occorre ribadire che le frange violente vanno isolate senza se e senza ma, e che in vista del referendum bisognerebbe concentrarsi sugli aspetti tecnici e sulla valenza della riforma di un settore fondamentale dello Stato, senza cercare la facile scorciatoia della strumentalizzazione partitica o la contrapposizione a tutti i costi col Governo".

Collettivo studenti: "Non siamo noi i violenti"

Il Collettivo studenti ha risposto: "Quanto scandalo per un pezzo di carta bruciato! Eppure noi non ci vergogniamo. Anche se ci vorrebbero fare credere che esprimere dissenso vada contro la democrazia si tratta pur sempre di un foglio di carta". A dirlo sono i ragazzi e le ragazze del Collettivo autorganizzato universitario che oggi, nel corso del corteo organizzato dal Comitato del No sociale a Roma, hanno bruciato il cartellone con la premier Giorgia Meloni e il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, tenuto a guinzaglio e con la museruola.

"Non siamo noi a essere i violenti in questo Paese. Violento è chi vuole riscrivere la Costituzione a favore della propria maggioranza – proseguono – Violento è chi continua a sostenere chi fomenta guerre in giro per il mondo, le cui conseguenze ricadono sulla vita della maggioranza delle persone". Infine, indirizzano "un messaggio" al leader dei 5 Stelle, Giuseppe Conte, e a "tutta l'opposizione": "Basta prostrarsi ai piedi del governo – dicono – i problemi del Paese non sono dei giovani che vogliono un mondo migliore".

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