Dodici misure cautelari e quattro società impegnate nella commercializzazione del vetro sequestrate. Questo il bilancio dell'operazione della Polizia di Stato, condotta dalla Squadra Mobile di Latina e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma. Gravi le accuse: gli indagati dovranno rispondere a vario titolo di reati in materia fiscale e tributaria, violazioni della legge fallimentare, estorsione aggravata dal metodo mafioso, intestazione fittizia di beni, falso, corruzione, riciclaggio, accesso abusivo a sistema informatico, rivelazioni di segreto d'ufficio, favoreggiamento reale, turbativa d'asta, sequestro di persona e detenzione e porto d'armi da fuoco.  Quattro persone sono state portate in carcere, sette sono state poste agli arresti domiciliari, mentre a una è stato notificato il divieto di dimora nella provincia di Latina. Destinatati delle misure cautelati sono imprenditori, presunti appartenenti al mondo della criminalità organizzata, due ex carabinieri e un poliziotto.

L'inchiesta, chiamata ‘Dirty Glass', è partita dopo una denuncia sporta nel 2017, nella quale un uomo dichiarava di aver trovato davanti la porta del suo ufficio una busta intestata ‘al signor Luigi'. Dentro c'erano alcune munizioni e un biglietto con scritto ‘bastardo devi pagare‘. La denuncia però era falsa: era stata costruita ad arte dall'uomo con la presunta complicità di un ex poliziotto. Secondo quanto emerso dalle indagini, alcuni degli indagati avrebbero simulato un'estorsione tentando di incolpare altre persone. Le intercettazioni hanno fatto emergere reati economici riconducibili al mondo imprenditoriale e a Luciano Iannotta, presidente di Confartigianato Latina e della Terracina Calcio. Personaggio molto noto nel mondo imprenditoriale, con numerosi procedimenti penali sulle spalle, accusato di aver schermato la propria partecipazione a numerose società tramite alcuni uomini di fiducia, tra cui il ‘signor Luigi', falsa vittima del tentativo di estorsione. Obiettivo, secondo quanto emerso dalle indagini, era riciclare il denaro sporco.

Tra i nomi degli indagati spicca quello di Alessandro S, in passato comandante della compagnia carabinieri di Latina, quella dell'ex comandante della stazione dell'Arma di Sezze, Michele C. L. e un ex poliziotto. Sono accusati aver acquisito informazioni coperte da segreto d'ufficio e "strumentali a proteggere le imprese criminali da eventuali indagini di polizia giudiziaria".

Secondo quanto emerge dalle indagini, ci sarebbero dei punti di contatto tra l'inchiesta ‘Dirty Glass' e il clan di Silvio. Nelle indagini su quest'ultimo, infatti, sono emerse intercettazioni in cui si sentono gli esponenti parlare di Iannotta. "Mo’ perché era Luciano, se era un’altra persona che ti dovevo fare io a te? Ti dovevo dare direttamente una botta in testa e buttarti in mezzo ai maiali". E ancora: "o sai perché… io co’ Luciano non posso strillà? Perché io c’ho un’operazione in piedi co’ lui, non stò a scherzà".