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Bimbo annegato a Latina, Assopiscine: “Le grate sono fondamentali, forza di aspirazione arriva a 260 chili”

Il presidente di Assopiscine Ferruccio Alessandria spiega perché è prioritario approvare subito una legge che obblighi i gestori delle piscine a soddisfare determinati standard di sicurrezza.
Intervista a Ferruccio Alessandria
Presidente di Assopiscine
A cura di Roberto Abela
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Immagine di repertorio
Immagine di repertorio

Due minori annegati in due complessi termali diversi, a distanza di tredici giorni l'uno dall'altro. È il caso di Matteo Brandimarti, dodici anni, morto a Rimini dopo essere sprofondato con la gamba in uno dei bocchettoni di aspirazione che garantiscono il ricircolo d'acqua nella vasca del complesso termale della Valmarecchia e di Gabriele Petrucci, cui è toccata una sorte simile con un sifone della piscina termale di un impianto a Suio Terme, in provincia di Latina. Entrambi rimasti intrappolati con un arto bloccato.

Alla luce di questi fatti di cronaca, Fanpage.it ha intervistato il presidente di Assopiscine Ferruccio Alessandria. Spiega perché è prioritario approvare subito una legge, che obblighi i gestori degli impianti a soddisfare determinati standard di sicurrezza. Standard che, sebbene siano già definiti a livello europeo e recepiti dall'Ente italiano di normazione (Uni), al momento in Italia sono su adesione volontaria. Assopiscine è la principale associazione di categoria in Italia che rappresenta e raggruppa le aziende e i professionisti della filiera del settore piscine e wellness.

Perché è importante la presenza o lo stato della griglia di protezione del bocchettone di aspirazione?

Consideri una tubazione di un diametro di 63 millimetri circa, con una pompa che generalmente in questi casi va da un cavallo a un cavallo e mezzo di potenza, a tubazione totalmente aperta si ha una velocità di aspirazione di circa 0,5 metri al secondo, con una forza di circa 28-30 chili. Questo è l'esempio di una struttura piccola, di una piscina privata. Se poi si considera il cosiddetto colpo d'ariete, quel fenomeno idraulico per il quale si verifica un picco improvviso di pressione, la forza di aspirazione può addirittura triplicare, arrivando a 250, 260 chili.

Da cosa è causato questo fenomeno?

Il colpo d'ariete è causato dal blocco improvviso di un flusso d'acqua anche in punti molto distanti da dove poi si verifica il picco di pressione, ad esempio per la rottura di una pompa o l'occlusione di un bocchettone o una tubatura collegata all'impianto. Questa è una delle ragioni per cui si deve mantenere la velocità di aspirazione al di sotto dei 0,5 metri al secondo. Per disperdere ancora di più i rischi, si dovrebbero utilizzare delle griglie bombate con un 10% di altezza rispetto al loro diametro e con un'aspirazione laterale, per evitare che ci sia un'azione perpendicolare che aumenta ancora di più l'effetto ventosa.

C'è modo di intervenire tempestivamente in caso si verifichi un fenomeno simile? 

Certo, sempre nelle direttive tecniche è previsto anche l'utilizzo di dispositivi di interruzione automatica del flusso nel caso in cui si verifichi l'occlusione, che dovrebbe attivarsi in pochi secondi. Essendo costituito da componenti meccaniche, spesso è soggetto a guasti e non si può fare affidamento solo su quello. Ma potrei continuare e dirle tutti questi aspetti tecnici che riguardano la progettazione e la manutenzione, ma è chiaro che se io su un tubo a sezione aperta non ho la presenza di una griglia, appena si verifica un importante livello di pressione, contestualmente aumenta anche la forza di aspirazione. Per un bambino che pesa 20-25 chili, questo può essere un rischio. E non solo per lui.

Cosa prevede la normativa europea sulla certificazione di conformità per piscine e vasche?

Racchiude tutta una serie di direttive tecniche. Recepite dall'ente di normazione italiana Uni, definiscono una serie di indicazioni rivolte agli impianti pubblici, semipubblici e privati. Un quadro completo che va dalla messa in sicurezza delle componenti meccaniche alle caratteristiche chimiche di un'acqua considerata balneabile. Si parla anche di come scongiurare i rischi di intrappolamento di parti del corpo.

Il decreto ministeriale 37 del 2008 rende queste direttive uno standard di riferimento?

Fornisce l'abilitazione alle imprese di installazione per poter certificare che un lavoro viene eseguito secondo le direttive tecniche europee, considerato lo stato dell'arte degli standard di sicurezza. Ma il rispetto di queste direttive è su base volontaria, non sono obbligatorie. E questo è molto pericoloso. Per scongiurare disgrazie come quelle che abbiamo visto in questi giorni, serve subito una legge che obblighi gli impianti a rispettarle. Per questa ragione, come Assopiscine abbiamo chiesto di essere convocati e già il 5 settembre 2023 abbiamo partecipato a un tavolo tecnico con il dipartimento della protezione civile e il ministero della Salute, ai quali abbiamo presentato documenti prodotti da noi.

Da allora sono stati fatti passi in avanti su questo tema?

Sì, ne è nato un progetto di legge di iniziativa governativa, approvato in Consiglio dei Ministri il 30 luglio del 2025 e che e dovrà approdare alle commissioni Affari sociali di Camera e Senato. Al momento è alla Camera. Ieri ho incontrato a Roma alcuni membri della commissione, per continuare a sensibilizzarli sul tema e sollecitare l'approvazione di questa legge per rendere obbligatorio il rispetto delle normative in vigore. Ogni settimana cerchiamo di interloquire con loro per non arrivare a fine legislatura e vedere azzerato tutto il lavoro fatto.

Quali sono gli esempi concreti di come queste norme regolano la progettazione degli impianti per minimizzare i rischi?

Se per esempio parliamo dei rischi di intrappolamento, la velocità in ingresso di una bocchetta di aspirazione non deve superare lo di 0,5 metri al secondo. Perché? Perché se la capacità di intrappolamento è determinata da diversi fattori come la portata, la pressione e la velocità dell'acqua in ingresso, dunque la legge deve stabilire i criteri di progettazione affinché questo rischio sia minimizzato. Poi c'è anche l'utilizzo dei componenti giusti: in un bocchettone di aspirazione, una griglia deve essere presente e realizzata in un certo modo, con una certa bombatura, un flusso laterale e altre caratteristiche. Nel caso di un'unica aspirazione, un corpo non può occludere più del 50% di quella griglia ecc.

Queste normative riguardano anche la manutenzione degli impianti?

Sì, riguardano la sicurezza a 360 gradi. Queste normative prevedono che, in generale, qualsiasi tipo di rischio debba essere minimizzato. Inoltre la manutenzione dovrebbe essere regolare: generalmente in Italia gli impianti privati eseguono una pulizia completa e una revisione dell'impianto due volte l'anno: all'apertura e alla chiusura della stagione balneare, però ovviamente questo è demandato agli operatori e ai proprietari. Differentemente le piscine pubbliche sono sottoposte a controlli costanti.

Queste norme possono costituire, sebbene siano su adesione volontaria, una base giuridica valida?

Sicuramente, anche se non esiste una legge di riferimento, un giudice potrebbe basarsi su questa normativa di settore, almeno da punto di vista strettamente tecnico. La responsabilità di qualcuno dovrebbe fare riferimento anche all'applicazione o meno di queste direttive.

Quindi secondo lei basterebbe rendere obbligatorio il rispetto di queste direttive tecniche per scongiurare incidenti potenzialmente mortali?

Le do un dato. L'unico paese in Europa che ha una legge efficace in questo senso è la Francia. Dalla sua entrata in vigore, il 1º gennaio del 2004, il Paese ha ridotto del 75% gli incidenti in piscina, almeno secondo l'ultimo dato disponibile che risale al 2022. Ovviamente in questa statistica non sono inclusi soltanto gli annegamenti, ma tutto ciò che rischioso si potrebbe verificare se la progettazione e la manutenzione non sono eseguiti secondo le direttive europee.

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