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Aggressioni a Termini, i volontari della stazione: “Situazione non si risolve con più forze dell’ordine”

Fanpage.it ha intervistato il presidente di Nonna Roma, che si occupa della povertà. “Persone senzatetto non correlate alla criminalità”.
A cura di Alessia Rabbai
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i volontari di Nonna Roma
i volontari di Nonna Roma

Nell'area a ridosso della stazione Termini di Roma si sono consumate tre aggressioni in due giorni nello scorso fine settimana di sabato 10 e domenica 11 gennaio. Il bilancio dei fermi da parte della Polizia di Stato attualmente è di sei persone, quattro giovani uomini di età compresa tra 18 e 21 anni, fermati per il pestaggio di un fuzionario del ministero delle Imprese e del Made in Italy e due per aver picchiato un rider. Un altro episodio vede invece coinvolti due controllori Atac, aggrediti da un pesseggero a bordo di un autobus.

Chi sono i senzatetto della stazione Termini

Il contesto sociale delle persone che vivono per strada a Roma è variegato: c'è chi ci si è ritrovato perché in difficoltà economica o perché uscito da percorsi d'accoglienza, solo una parte proviene dal carcere. Altri, uomini e donne, sono stati sfrattati e altri ancora hanno un passato di dipendenze varie, dalla droga al gioco d'azzardo. Lo sa bene Nonna Roma, tra le realtà che nel tessuto sociale della Capitale si occupano di contrastare povertà, disuguaglianze e marginalità attraverso il mutuo soccorso, la distribuzione alimentare e servizi sociali. L'associazione a un centinaio di metri dalla stazione Termini gestisce l'emporio solidale in via Cattaneo, dove viene distribuito cibo principalmente indirizzato ai nuclei famigliari del rione, ma anche a molte persone senzatetto e lo sportello del sabato mattina.

"Garantire integrazione e accoglienza duratura"

"Partendo dal fatto che non esiste una correlazione tra la presenza di persone senzatetto e criminalità, parte di romani e turisti che attraversano la stazione Termini hanno una percezione d'insicurezza" spiega intervistato da Fanpage.it Alberto Campailla, presidente di Nonna Roma. "Certo, ci sono sacche di marginalità dalle quali possono emergere anche fenomeni criminali, ma ciò non si risolve solo con più controlli delle forze dell'ordine. È una questione che va affrontata attraverso le politiche sociali e una maggiore presenta istituzionale, come un aumento di posti letto, unità di strada, maggiore integrazione socio-sanitaria, costruzione di percorsi di autonomia e integrazione, garantendo dunque un'accoglienza duratura" continua Campailla.

"Limitandosi a spostare le persone senza un piano non si risolve il problema"

Il tema della percezione della sicurezza non riguarda solo Termini, ma tutte le stazioni romane e delle grandi città italiane, come ad esempio anche Milano. Luoghi in cui c'è una maggiore concentrazione di persone, che sono di passaggio e collegamento e dove spesso si registrano reati come rapine e aggressioni. "Si può osservare come le vittime delle recenti aggressioni appartengano a diversi contesti sociali, penso però che il contesto di Termini non sia molto diverso rispetto a quello che gravita attorno alle stazioni di altre città italiane, anzi i dati relativi ai reati negli ultimi anni nella Capitale sono diminuiti".

Campailla spiega come passi siano stati fatti e che questa sia la strada maestra da seguire: "Negli ultimi anni sono aumentate le risorse messe a disposizione di Roma Capitale, con i posti d'accoglienza arrivati a tremila. Sono aumentate le unità di strada sia comunali che di associazioni e parrocchie". Insieme a tutto questo però "c'è ancora la difficoltà da parte delle persone a trovare risposte e credo che il welfare sia la sempre la soluzione per affrontare fenomeni complessi. Altrimenti cacciando le persone da una determinata area senza fare un progetto che guardi al futuro si rischia solo di farle spostarle altrove".

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