Accoltellati nel parco dopo lo sgombero di via Tallone, il sopravvissuto: “Volevano ucciderci perché neri”
Potrebbe non esserci un regolamento di conti per droga dietro l'omicidio di Sami, il 42enne nigeriano ucciso tre settimane fa nel parco di La Rustica, alla periferia di Roma. A dichiararlo a la Repubblica è Kingsley Tomsi, l'amico che si trovava insieme a lui, e che è stato accoltellato dalle stesse persone. Tomsi è sopravvissuto, ma si trova ancora ricoverato in ospedale a causa della gravissime condizioni in cui l'hanno lasciato. Al quotidiano ha dichiarato che ad aggredirli sono stati dei ragazzi bianchi che parlavano benissimo italiano: a sferrare materialmente le coltellate sarebbe stato un giovane con "la frangetta, una felpa bianca con il cappuccio, pantaloncini neri e scarpe da ginnastica bianche".
L'ipotesi di chi indaga è che a sferrare le coltellate sia stato un altro gruppo di persone che viveva nell'occupazione di via Tallone, sgomberata il giorno stesso degli agguati. Questo perché, durante lo sgombero, sono state trovate notevoli quantità di sostanze stupefacenti, oltre a migliaia di euro in contanti. L'ipotesi, quindi, è che vi fosse stata una resa di conti tra spacciatori. Cosa che però Tomsi, respinge fortemente al mittente. "Sono tornato al Ghetto, non sapevo dove dormire. Ma c’era troppa polizia, avevo paura che mi fermassero di nuovo. Con un amico abbiamo deciso di andare a Rebibbia, dove qualche volta troviamo riparo. Sami si è unito a me", le parole di Tomsi. "È vero, molti spacciavano. Ma c’erano anche persone come me che non c’entravano niente, che lavorano in nero come manovali, senza un contratto. Nessuno ci affitta nemmeno una stanza. Sami doveva dormire da un’altra parte, abbiamo fatto un pezzo di strada insieme".
Insieme si sono inoltrati nel parco di La Rustica per arrivare a Rebibbia, quando hanno sentito delle voci e visto dei ragazzi acquattati nei cespugli. "Gli sono passato accanto, illuminando il sentiero con il telefono. Appena lo abbiamo superato mi hanno accoltellato". E ancora: "Il ragazzo era bianco, parlava italiano. L’ho guardato in faccia. Alla polizia ho detto che il mio aggressore era bianco, ma mi hanno mostrato foto di persone nere".
Le indagini sull’omicidio del 42enne e sul ferimento di Tomsi sono ancora in corso. I due episodi risalgono a tre settimane fa e sono avvenuti dopo lo sgombero di via Tallone, un’occupazione dove avevano trovato un riparo di fortuna persone in condizioni di estrema fragilità e forte marginalità sociale. Dopo lo sgombero, molti degli occupanti si sono ritrovati senza un posto dove andare, costretti a dormire nei parchi, per strada o a spostarsi nei quartieri limitrofi. Proprio nella notte dello sgombero si sono verificate le due aggressioni, una delle quali con esito mortale. Spetterà ora a polizia e carabinieri chiarire quale pista seguire e se i due episodi possano essere ricondotti agli ambienti dello spaccio oppure a possibili ronde di italiani che avrebbero preso di mira persone nere.