Ieri è arrivata la sentenza del Tar della Calabria, che ha accolto il ricorso dei legali del Comune di Riace, riammettendo la cittadina nel circuito Sprar, da cui il Viminale l'aveva esclusa. Ad ottobre 2018 il ministero degli Interni aveva infatti interrotto un sistema di accoglienza rodato da anni, un modello esportato in tutto il mondo. Secondo il Viminale il Comune di Riace gestiva il sistema Sprar al di fuori delle regole. Ieri il Tar di Reggio Calabria, con la sentenza numero 356/2019, ha annullato il provvedimento del ministero, dichiarandolo illegittimo: i giudici hanno riconosciuto che il ministero degli Interni non ha mai contestato al Comune di Riace le specifiche anomalie, né gli ha mai indicato, come avrebbe dovuto, un termine per mettersi in regola.

I giudici hanno contestato al ministero anche un possibile danno erariale, perché nel dicembre 2016 aveva autorizzato la prosecuzione del Progetto Sprar per il triennio 2017-2019 nonostante ritenesse già che nel triennio precedente il Comune si fosse mostrato tecnicamente inadeguato. Il Tar ha chiesto quindi alla Procura della Corte dei Conti di verificare se il ministero ha arrecato un danno allo Stato.

Per l'Asgi, Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione, questa sentenza  è "innanzitutto una vittoria del diritto, avendo affermato il dovere innanzitutto per la pubblica amministrazione e per il ministero degli Interni di rispettare la legge e di garantire, sempre, il diritto di difesa. Doveri che sono imprescindibili in una società democratica e basata sul principio di legalità. È anche una vittoria del sindaco di Riace, Domenico Lucano, ma soprattutto dell’intera comunità riacese, che può oggi riprendere quel percorso virtuoso di integrazione sociale tra le diverse comunità che abitano quel territorio, che per decenni ha rappresentato un'eccezione in un contesto sociale troppo spesso condizionato dalla criminalità". 

Maria Spanò, assessore uscente della giunta Lucano e candidata a sindaco alle amministrative di domenica prossima ha commentato così: "Un paese svuotato. Questo è oggi Riace, il paese della Locride divenuto noto in tutto il mondo per il progetto di accoglienza e integrazione che vi era praticato fino alla fine dello scorso anno, quando, l'arresto del sindaco Domenico ‘Mimmo' Lucano – tuttora sottoposto al divieto di dimora a Riace – e l'esclusione dal progetto Sprar deciso dal Viminale, hanno di fatto messo fine all'esperienza. Esperienza, è la convinzione diffusa in paese, che difficilmente potrà riprendere per come era conosciuta nonostante la sentenza del Tar della Calabria che ha bocciato il provvedimento del ministero dell'Interno riammettendo Riace nei progetti Sprar".

"Tornare agli albori – dice – non è più possibile anche per quanto riguarda i progetti Sprar perché comunque sono stati ridotti tantissimo. Sono stati incentivati i grossi centri di accoglienza, dove c'è uno sperpero di denaro pubblico perché i servizi sono ridotti a zero, piuttosto che portare avanti e incentivare un'accoglienza diffusa fatta come era stata concepita a Riace. Tornare con i grandi numeri come è stato in passato è impossibile però Lucano con ‘Città futura' e la fondazione a supporto avevano già l'idea di continuare sulla strada dell'accoglienza e dell'integrazione anche agganciandosi ai corridoi umanitari però con numeri sicuramente più limitati".

"Poi – aggiunge – bisognerà valutare in seguito, una volta che si definirà tutta la situazione col ministero dell'Interno perché vantiamo dei crediti e avendo vinto il ricorso c'è la possibilità concreta che lo Sprar eroghi i servizi che già sono stati fatti".