Il Tribunale del riesame di Reggio Calabria ha confermato il divieto di dimora a Riace per il sindaco sospeso Mimmo Lucano, nell'ambito dell'inchiesta ‘Xenia' della Procura della Repubblica di Locri sui presunti illeciti nella gestione dei migranti. Il 27 febbraio scorso la Corte di Cassazione aveva annullato l'ordinanza con cui il riesame aveva respinto il ricorso dei difensori, "limitatamente al reato di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente ed alle esigenze cautelari". Il resto del ricorso dei difensori di Lucano era stato respinto. La Suprema corte aveva rinviato gli atti per nuova deliberazione su tali punti al Tribunale di Reggio Calabria, sezione riesame, che stasera ha confermato il divieto. L'ex sindaco, che ha creato un modello d'accoglienza esportato in tutto il mondo, aveva tirato un sospiro di sollievo quando i giudici di piazza Cavour gli avevano dato ragione.

La misura cautelare del divieto di dimora era stata disposta dal Tribunale della libertà di Reggio Calabria lo scorso 16 ottobre. Ora il Tribunale si è pronunciato per la seconda volta in modo negativo. L'ex sindaco, nell'ambito dell'operazione ‘Xenia', l'11 aprile a Locri è stato rinviato a giudizio assieme ad altre 26 persone. Il giorno successivo, inoltre, sempre la Procura di Locri aveva emesso nei confronti di Lucano un avviso di conclusione delle indagini preliminari nell'ambito di un'altra inchiesta riguardante la gestione dei migranti a Riace, in cui gli vengono contestati otto episodi di truffa ed il reato di falso ideologico.

Per il momento Lucano non potrà quindi tornare a vivere nel paese che ha amministrato per tre mandati. Ma bisognerà attendere le motivazioni per capire per quale motivo i giudici abbiano deciso di tenerlo lontano da Riace, sebbene la Cassazione avesse stabilito che nell'assegnazione alle cooperative dei servizi di raccolta rifiuti mancassero indizi di comportamenti fraudolenti. Mentre per l'ipotesi di reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, pur essendo confermata "la gravità del panorama indiziario", la Cassazione aveva tenuto conto della relazione affettiva tra e la compagna, Lemlem Tesfahun.