I medici pensavano che avesse la polmonite ma il referto finale rivela che in realtà aveva il morbo della mucca pazza. È successo a Ravenna, dove una donna di 59 anni, di cui non è stata ancora resa nota l'identità, è morta lo scorso 5 maggio. Per il suo decesso, come riporta Il Resto del Carlino, risultano attualmente indagate 40 persone, tutti dipendenti dei reparti di malattie infettive e neurologia, che sono finiti sotto inchiesta nel contesto del fascicolo aperto dal Pm Monica Gargiulo per omicidio colposo. È stata la figlia della donna, assistita dall'avvocato Francesco Furnari, a far scattare gli accertamenti, che tuttavia dovranno essere confermati dall'autopsia, che a breve verrà eseguita sulla salma.

La 59enne era stata rimbalzata da un reparto all'altro per una sospetta polmonite, dopo che si sono manifestati i primi sintomi, fino a che le sue condizioni non sono peggiorate repentinamente, portando al decesso, verificatosi una decina di giorni fa. Ora si attende la conferma dell'esame autoptico per risolvere ogni dubbio. Si ricorda che per il morbo della mucca pazza c'è un protocollo particolare da seguire per la sua identificazione, che verrà realizzata in un laboratorio ad hoc a Bologna con la presenza aggiuntiva di un infettivologo.

Che cos'è il morbo della mucca pazza

Il morbo di Creutzfeldt-Jakob, meglio conosciuto come "morbo della mucca pazza", è stato negli anni passati al centro di grosse epidemie nei paesi europei, in particolare in Gran Bretagna, dove negli anni Ottanta provocò numerosi morti. Si parla pertanto di encefalopatia spongiforme bovina, che è una malattia neurologica cronica, degenerativa e irreversibile e che un tempo colpiva i bovini. È molto veloce e la morte può sopraggiungere in breve tempo, anche nell'arco di tre mesi. È causata da un cosiddetto prione, una proteina definita "agente infettivo non convenzionale": non essendo né un virus né un batterio, si trasmette in maniera peculiare, inducendo le proteine sane ad assumere una forma molecolare anomala. In altre parole, il prione, avviando una modifica nella struttura delle proteine sane, uccide i neuroni e genera dei veri e propri "buchi" nel tessuto cerebrale, che prende un caratteristico aspetto spugnoso. In Italia si sono verificati in totale 144 casi. Tra i primi sintomi con i quali si manifesta la patologia ci sono modifiche del comportamento, ansietà e aggressività, seguite da perdita dell'appetito, della montata lattea e dell'equilibrio. Non esiste una cura, ma si tratta di una malattia particolarmente rara, colpendo una persona su 1 milione.