Se non fosse l'ennesima occasione persa di parlare di cose ben più importanti (e interessanti per gli elettori) la reazione di alcuni componenti del PD all'apparizione di Pietro Grasso ieri nel salotto televisivo di Fabio Fazio segna un ulteriore passo verso una campagna elettorale che si preannuncia misera ancora prima di cominciare ufficialmente. Il dibattito di oggi, par di capire, è tutto sul simbolo della lista Liberi e Uguali (sì, avete letto bene, sul simbolo, mica sulla lista o le politiche che propone), su un'affermazione di Grasso che non ha mai pronunciato (sì, avete letto bene, una sorta di fake news, proprio uguale a quelle per cui gli esponenti del PD si stracciano ogni minuto le vesti), sul fatto che la Rai abbia concesso "troppo" spazio a Pietro Grasso (sì, avete letto bene, hanno detto proprio così) e, udite udite, il fatto che lo stesso Grasso abbia perso la sfida televisiva con Matteo Renzi (sì, avete letto bene, una guerra di ascolti, per cui Bono Vox dovrebbe essere candidato presidente del consiglio, evidentemente).

Ci si sveglia stamattina con un'accesa discussione sul rosso che non sarebbe abbastanza rosso (come se intorno il Paese che ha cancellato l'articolo 18 e soccombe alla precarizzazione-disoccupazione sia solo un contorno di cui non preoccuparsi troppo). Si è scomodato perfino il grafico per chiarire che "è un rosso pieno. Tipo labour. In tv e' sembrato un po' sbiadito per le luci". A posto così.

Poi è montata la protesta di chi si è sentito offeso per una frase mai pronunciata. Ieri sera l'agenzia Ansa in un suo lancio ha virgolettato alcune parole attribuendole a Grasso: «Ci sono alcune foglioline, a forma di E, che indicano le donne presenti nel nostro movimento e il ruolo che svolgono nel Paese». Scontata l'ondata di indignazione. Peccato che sia falso. La parola "foglioline" è tutta farina del sacco di Fabio Fazio mentre a proposito del logo Grasso ha testualmente detto: "«Ci sono delle foglioline accanto alla I che danno l’idea dell’ambiente per le foglie, e questa E che dà la possibilità di individuare le donne come elemento fondante della nostra formazione politica, del resto le madri, sorelle, compagne, lavoratrici sono veramente coloro che possono aiutarci a cambiare questo paese»." Il nesso foglioline-donne insomma non esiste.

Poi qualcuno accusa Grasso di avere copiato una campagna di Emergency (che ce ne sarebbe bisogno, tra l'altro, di questi tempi) tanto che è dovuto intervenire addirittura Gino Strada: "Ma quale plagio! – ha dichiarato il fondatore di Emergency – Liberi e Uguali è stato lo slogan della nostra campagna di tesseramento del 2012. Tutto qui. Ma sono belle parole, che compaiono nel primo articolo della Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo". Ecco. Appunto.

E infine la perla di Boccadutri, esponente PD in Viglianza Rai che ha tuonato: "Ma ‘Che tempo che fa' è una tribuna politica? È uno spazio elettorale? Allo stato dell'arte non risulta". In pratica il partito che ha colonizzato le televisioni (ricordate Renzi in tutte le salse? Ecco, loro) ora grida al pluralismo e al rispetto delle regole. Imperdibile, a proposito, il commento del dem Michele Anzaldi, segretario in Vigilanza Rai, che dichiara: "la puntata con Piero Grasso fa tornare indietro Che tempo che fa al 14%, mentre una settimana fa con con il segretario Pd aveva avuto il picco dell'ultimo mese con il 15,4%".

E intanto un'altra giornata politica è passata. A parlare di niente. Un dato però è certo: se questo è l'inizio, Pietro Grasso è temuto molto di più di quella "sinistra" che Renzi e compagni per anni hanno giocato a definire residuale e invisibile. Un ottimo inizio, verrebbe da dire.