"Dove sei?", "Rispondimi", "Perché non rispondi?", sono questi i continui messaggi che la professoressa 35enne di Prato inviava come una ossessione al suo allievo 14enne con il quale aveva avviato un relazione segreta e dal quale avrebbe avuto anche un figlio che ora ha cinque mesi. Una sorta di chiodo fisso che confermerebbe quindi quanto ha raccontato dall'adolescente agli inquirenti dopo la denuncia presentata insieme ai genitori contro la donna. "La prof non mi lasciava in pace, mi voleva sempre con sé " ha rivelato infatti il ragazzino, raccontando di un rapporto morboso tra allievo e quella insegnante di ripetizione di professione infermiera, ora indagata dalla Procura di Prato per violenza sessuale su minore.

Una ossessione che, per il legale della famiglia del 14enne, potrebbe aver indotto la stessa donna a inventare una finta paternità proprio allo scopo di tenerlo vicino a lei quando lui aveva mostrato ed espresso desiderio di interrompere la loro storia. Una sorta di "disperato espediente della donna per incatenare il minore alla sua vita" anche se per il momento è solo un'ipotesi. Tra i messaggi che i due si scambiavano e individuati dagli inquinerà non ci sarebbero segni di affetto e amore ma è probabile che siano stati cancellati. Per questo sarà fondamentale ora una analisi approfondita dei cellulari  già sequestrati dagli inquirenti.

Fondamentali saranno però soprattutto i risultati dell'esame del dna sul piccolo per accertarne la paternità. "Quella mossa contro di me è un'accusa terribile. Sono scioccata e non vedo l'ora di essere interrogata per chiarire tutto con i magistrati. Sono innocente e lo dimostrerò", ha dichiarato l'insegnante al Corriere della Sera. A rivelare di essere il padre del piccolo infatti è stato il ragazzino  che aveva  raccontato che la donna, che gli dava ripetizioni di inglese, gli aveva detto che era proprio lui il padre del figlio appena partorito.