Zingaretti (Pd): “Board of peace per Gaza è un macabro progetto, se l’Italia aderirà non conterà nulla”

Nicola Zingaretti, capodelegazione Pd al Parlamento europeo, interviene a Fanpage.it sugli sviluppi sul fronte dell'Artico, dopo che il presidente degli Stati Uniti a Davos ha annunciato di aver abbandonato l'idea di un'invasione militare in Groenlandia, e di aver raggiunto un accordo con la Nato, che ha scongiurato nuovi dazi verso i Paesi europei. Zingaretti ha commentato anche le ultime tensioni con gli Stati Uniti causate dalle parole del presidente Donald Trump, secondo cui gli alleati in Afghanistan "si tenevano un po' indietro, un po' lontane dalla prima linea".
Il governo italiano ha protestato contro Trump, chiedendo rispetto per i nostri militari morti in Afghanistan, non “stando nelle retrovie”, come ha accusato il presidente degli Stati Uniti. L’ha sorpresa questa reazione o si tratta comunque di una risposta troppo morbida?
È la conferma innanzitutto che avevamo ragione noi. Con gli Stati Uniti bisogna essere alleati, ma schiena dritta e non vassalli, inventando teorie come quella dei pontieri. C'è un presidente che vuole distruggere l'ordine internazionale costruito dopo la Seconda Guerra Mondiale e quindi bisogna esistere. Dopo il Regno Unito, dopo la Germania, la Francia e dopo il ministro Crosetto è arrivata anche la posizione italiana. Ora noi chiediamo coerenza, che per me vuol dire essere uniti con i nostri alleati europei.
A Davos Trump ha detto che non userà la forza militare in Groenlandia. Secondo lei è plausibile che il presidente americano si accontenti di quanto già previsto dall’accordo firmato nel 1951 tra Danimarca e Stati Uniti d'America, che dà agli Usa la possibilità di utilizzare l’isola artica per svolgere attività di difesa aerea, navale e terrestre?
Sulla Groenlandia il ripensamento di Trump continua a creare instabilità, di cui il mondo non ha bisogno. Ma è un ripensamento dovuto alla ferma reazione di tutto il mondo e degli europei che hanno fatto fronte comune, anche con l'annuncio di inviare simbolicamente delle truppe europee in Groenlandia. Il passo indietro di Trump è un risultato della ferma reazione degli europei, purtroppo a eccezione del nostro governo.
Quindi lei dice che se Trump volesse davvero violare l’integrità territoriale di Danimarca e Groenlandia, l’Europa riuscirebbe a fermare le sue mire espansionistiche?
Il problema non è l'Europa intesa come Unione europea, il problema sono i governi europei che spesso non vogliono una reazione unitaria dell'Ue. E purtroppo chi per primo non garantisce questa unità è il governo di Giorgia Meloni. Faccio il capo delegazione a Bruxelles, è palese che in questo momento della storia ci sarebbe bisogno di un'Italia europeista che si metta alla guida di processi di reazione, non contro ma per difendere il sogno del progetto europeo. Quello che fa la differenza nello scacchiere del mondo tra i giganti come gli Stati Uniti, Cina, come la Russia o i Paesi arabi è l'esistenza di un'Europa più unita, più forte, più integrata, in grado di decidere. L'opposto di quello che dice Giorgia Meloni. La responsabilità in questo momento della storia è di gran parte dei governi europei di destra, che l'Europa unita non la vogliono perché non ci credono.
L’unico ostacolo all’adesione dell’Italia al Board of peace è rappresentato dall’articolo 11 della Costituzione: bisogna passare dal voto parlamentare. Meloni dice che non c’è alcun rischio che questo organismo possa sostituirsi all’Onu. Pensa sia solo una questione di tempo l’ingresso dell’Italia nel board?
Il Board of peace non c'entra niente con la pace. È un macabro progetto che lucra sul disastro umano per fare affari, peraltro in un lembo di terra che sta diventando un cimitero, per costruirci case e grattacieli. La Costituzione italiana impedisce questo per fortuna, perché afferma un concetto semplice: si può stare dentro organismi internazionali a pari dignità con gli altro Stati. Questa è la forza degli italiani, grazie alla Costituzione nata dalla Resistenza, dalla Liberazione e dalla lotta antifascista. Il Board of peace per Gaza è il luogo dove ci può portare la destra italiana ed internazionale, un luogo nel quale non si conta nulla e si obbedisce. Meno male che c'è la Costituzione, anche per questo bisogna difenderla.
Cosa dovrebbe fare quindi concretamente il Governo italiano davanti alle pressioni di Trump?
Ovviamente starne fuori e mettere in campo una forte azione diplomatica, perché nella Striscia di Gaza, in Medio Oriente, vi sia una vera pace, al posto di questa forma di oppressione strisciante a cui stiamo assistendo.
Il referendum sulla Giustizia potrebbe trasformarsi in un test di gradimento sul governo a fine legislatura. Su questo tema però anche all’interno del Pd ci sono opinioni differenti, come ha dimostrato il dibattito che abbiamo ospitato anche su Fanpage.it negli ultimi giorni. Non avere una posizione unitaria su quella che è di fatto l’unica riforma costituzionale che verrà emanata dal governo Meloni, non rischia di essere un'occasione mancata per il Pd?
Credo che i nostri elettori saranno uniti, più di quanto si pensi. Nei referendum sempre c'è stata una dialettica interna. Tra i i tanti punti problematici di quella di quella riforma ce ne è uno a mio giudizio particolarmente discutibile, e cioè l'elezione di un organismo costituzionale a sorteggio. Ma come si può pensare di eleggere a sorteggio, cioè nella casualità, coloro che devono rappresentare delle posizioni dentro un organismo costituzionale?
Le divisioni interne al Pd quindi non la preoccupano?
Mi auguro che non incidano più di tanto e che comunque vengano espresse sempre senza polemiche eccessive. Io sono per la cultura unitaria, sono contento che si parli di camp largo, della necessità di un'alternativa.