31 Maggio 2021
12:25

Visco (Banca d’Italia) dice che ci dobbiamo preparare per quando finiranno gli aiuti per il Covid

Nelle considerazioni finali della relazione annuale, il governatore della Banca d’Italia spiega che “la produzione sta ripartendo” e che “nella media dell’anno l’espansione del Pil potrebbe superare il 4%”. Visco concentra la sua attenzione soprattutto sul momento in cui lo Stato ridurrà gli aiuti a imprese e lavoratori: “Sarà necessario mantenere il sostegno a chi perde il lavoro”, ma anche “evitare di sussidiare imprese chiaramente prive di prospettive”.
A cura di Tommaso Coluzzi

La prospettiva è buona, secondo Ignazio Visco, ma servirà attenzione massima nel momento in cui lo Stato lascerà la presa ed eliminerà gli aiuti che hanno tenuto in piedi l'economia nell'ultimo anno. Le preoccupazioni del governatore della Banca d'Italia, spiegate nelle sue considerazioni finali della relazione annuale per il 2020, sono concentrate sul futuro a breve termine e sul passaggio in cui i sostegni ad aziende e lavoratori dovranno essere gradualmente cancellati. Ma ci sono anche notizie positive: "Nella media dell'anno l'espansione del Pil potrebbe superare il 4%", spiega Visco. La produzione sta ripartendo e "nel corso dei prossimi mesi, con il prosieguo della campagna vaccinale, vi potrà essere un'accelerazione della ripresa". Parliamo di una prospettiva non così lontana, visto che "una ripresa robusta della domanda nella seconda metà di quest'anno è possibile", ma fortemente condizionata dall'andamento della vaccinazione di massa e dall'avvio del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Nelle sue considerazioni finali, però, Visco dedica ampio spazio per ricordare che, superata l'emergenza Covid, "sarà necessario mantenere il sostegno a chi perde il lavoro". Secondo il governatore di Bankitalia "andranno corrette le importanti debolezze nel disegno e nella copertura della rete di protezione sociale che permangono nonostante le riforme degli ultimi anni; la pandemia le ha rese manifeste, richiedendo l'adozione di interventi straordinari". Pesa molto la lontananza dalla definizione di "un moderno sistema di politiche attive, in grado di accompagnare le persone lungo tutta la vita lavorativa". Presto verrà meno lo stimolo "in parte artificiale" delle politiche straordinarie: "Cesseranno quindi il blocco dei licenziamenti, le garanzie dello Stato sui prestiti, le moratorie sui debiti". E per questo bisogna essere "preparati ai cambiamenti e pronti per rispondere agli eventi e sviluppi inattesi".

L'intervento dello Stato "dovrà divenire più selettivo con l'attenuarsi dell'incertezza, concentrandosi nei settori che sconteranno ancora difficoltà legate alla crisi sanitaria e cercando di evitare di sussidiare imprese chiaramente prive di prospettive, pur garantendo il sostegno a chi è in esso occupato". Il concetto è stato già condiviso con il presidente del Consiglio (e predecessore di Visco alla guida delle Banca d'Italia), Mario Draghi. Ci sarà un momento in cui bisognerà capire quali imprese sostenere e quali no, e quel momento è sempre più vicino. "Dopo la pandemia deve aprirsi una nuova epoca, un'epoca di cooperazione multilaterale intensa, di riduzione delle ingiustizie diffuse, di creazione di nuove opportunità – continua Visco – Non dovrà mancare la partecipazione, responsabile ed equilibrata, dell'Europa". E proprio sul futuro dell'Unione si concentra il governatore di Bankitalia: dalla revisione delle regole di bilancio – per crearne uno "comune" – ad una "stabile emissione di debito". Visco guarda con interesse alla possibilità di rendere permanente la condivisione del debito europeo, come con il Recovery fund e con Sure, che però sia ben distinto da quello de singoli Stati.

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