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Via libera ai metal detector nelle scuole: cosa prevede la nuova direttiva del governo

Dopo l’uccisione dello studente diciottenne Aba Youssef, il governo firma ufficialmente la direttiva che apre alla possibilità di controlli con metal detector nelle scuole. Ecco cosa dice la circolare, chi decide e cosa può cambiare per studenti e presidi.
A cura di Francesca Moriero
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Dopo l'omicidio di Aba Youssef, lo studente diciottenne accoltellato brutalmente da un compagno, all'Istituto tecnico Einaudi-Chiodo di La Spezia, il governo ha accelerato sul fronte della "sicurezza". Prima il rilancio del cosiddetto pacchetto sicurezza, poi la firma di una direttiva congiunta, che riguarda direttamente gli istituti scolastici.

I ministri dell'Istruzione Giuseppe Valditara e dell'Interno Matteo Piantedosi, hanno infatti sottoscritto una circolare che introduce nuove norme di "prevenzione e contrasto dell'illegalità nelle scuole", aprendo esplicitamente alla "possibilità di controlli agli ingressi con metal detector". Una scelta che viene presentata come risposta all'aumento della violenza giovanile e all'uso di coltelli tra i ragazzi, ma che solleva non pochi interrogativi sul modello di scuola che si sta costruendo. L'obiettivo dichiarato è "prudenza ed equilibrio", ma nella pratica gli ingressi delle scuole potrebbero ora trasformarsi in veri e propri posti di controllo.

Cosa dice la circolare: sicurezza e controlli

Il documento parte da una premessa che ritorna più volte: la scuola come luogo di formazione, rispetto e inclusione, che deve però garantire "condizioni di assoluta sicurezza". È su questa base che la direttiva legittima un rafforzamento delle azioni di controllo, "accanto alle attività educative e di prevenzione sociale".

La circolare riconosce che anche gli istituti scolastici risentono delle dinamiche di disagio, marginalità e illegalità presenti nel tessuto sociale, facendo riferimento a violenze tra giovani, presenza di armi, spaccio e consumo di stupefacenti nelle aree frequentate dagli studenti. Fenomeni che, secondo il governo, richiedono una "risposta istituzionale coordinata".

Il cuore del provvedimento è quindi il rafforzamento del ruolo dei prefetti e dei dirigenti scolastici, chiamati ora a lavorare insieme all'interno dei Comitati provinciali per l'ordine e la sicurezza pubblica che valuteranno poi, caso per caso, quali scuole presentano "profili di criticità" e quali misure eventualmente adottare.

Metal detector con limiti precisi

In questo contesto, il punto più controverso è l'uso dei metal detector. La circolare prevede infatti che, nelle situazioni più gravi e su richiesta dei dirigenti scolastici, possano essere infatti attivati strumenti di controllo agli accessi, compresi dispositivi manuali per la rilevazione di oggetti metallici. Ci sono in questo caso alcune condizioni, come si legge nella circolare:

  • i controlli devono essere effettuati solo da operatori di pubblica sicurezza;
  • il personale scolastico non può essere coinvolto nelle attività di perquisizione;
  • le modalità operative saranno definite in riunioni tecniche presso le questure;
  • devono essere rispettati i diritti fondamentali delle persone (cioè deve essere garantito che i controlli siano proporzionati, non invasivi e condotti solo da operatori di polizia, senza cioè trattare gli studenti come sospetti).

Chi decide e quando scattano i controlli

La direttiva chiarisce poi che non ci sarà un'applicazione automatica dei metal detector in tutte le scuole. La decisione, infatti, passerà attraverso diversi livelli: per prima cosa sarà il dirigente scolastico a segnalare eventuali situazioni di rischio. Solo allora il prefetto convocherà il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza che valuterà il livello di criticità dell'istituto. A quel punto solo nei casi più gravi può essere disposto il controllo agli accessi.

Monitoraggio e sicurezza

Un elemento centrale della direttiva sarà poi il monitoraggio: i prefetti dovranno infatti inviare periodicamente al Ministero dell'Interno relazioni sulle iniziative adottate, sugli strumenti di controllo utilizzati e sui risultati ottenuti, con una particolare attenzione alla riduzione dei rischi e al rafforzamento della percezione di sicurezza.

La scuola viene insomma inserita a pieno titolo in una strategia di sicurezza pubblica che, secondo il governo, combina prevenzione educativa e controlli delle forze dell'ordine, ritenuti strumenti essenziali per garantire l'ordine e la sicurezza negli istituti. Rimane però aperta la questione su quanto questo modello possa davvero incidere sulle cause profonde del disagio giovanile, o se rischi invece di spostare il problema dal piano educativo a quello, ancora una volta, puramente repressivo.

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