Lunedì sera c'è stato un vertice a Roma tra il ministro degli Esteri e leader del Movimento Cinque Stelle, Luigi Di Maio, e il segretario del Partito democratico, Nicola Zingaretti: sul tavolo della discussione il futuro del nuovo governo, il tema delle elezioni regionali e la figura di Matteo Renzi. Secondo quanto riporta Repubblica, Di Maio e Zingaretti avrebbero discusso di come tenere compatta l'alleanza di governo, dopo la scissione fra i democratici: il leader dem si sarebbe infatti detto preoccupato della possibilità che non solo parlamentari del suo partito decidano di affiliarsi a Italia Viva, ma che lo stesso possa accadere anche per alcuni pentastellati, rendendo ancora più fragile la maggioranza da poco creatasi.

Altro punto delicato della discussione sono state le regionali in Umbria, dove si potrebbe assistere a un'intesa nel voto del prossimo 27 ottobre che per molti democratici andrebbe applicata anche ad altre elezioni, come ad esempio quelle in Calabria del prossimo gennaio. Molti parlamentari pentastellati, tuttavia, sembrerebbero contrari ad allargare l'intesa anche in tema di elezioni regionali. Solo la scorsa settimana, diversi parlamentari calabresi avevano espresso la loro contrarietà di fronte all'eventualità di andare al voto a fianco di altri partiti, per primo proprio il Pd. Un ulteriore motivo di agitazione nel Movimento, per quanto riguarda le elezioni in Calabria, è stata l'autocandidatura della pentastellata Dalila Nesci che non avrebbe trovato l'approvazione di Di Maio, nonostante il sostegno espresso invece dall'ex ministra Barbara Lezzi.

Prima di affrontare la questione Calabria, tuttavia, Di Maio attenderebbe lo svolgimento del voto in Umbria, dove Vincenzo Bianconi, candidato sostenuto sia dal Partito democratico che dal Movimento Cinque Stelle sembrerebbe, a quanto affermano i sondaggi, in testa con un 29,7%. Nell'attesa delle elezioni regionali in Umbria, ormai a poche settimane di distanza, i due leader si sarebbero salutati riconfermando l'intenzione di non cedere alle pressioni contro la maggioranza, sia esterne, come l'ombra di Matteo Renzi, sia cercando di contenere i malumori dei pentastellati che continuano a rifiutare l'intesa con i democratici.