Reintrodurre la medicina scolastica, con una figura professionale presente in tutti gli istituti per aiutare gli studenti e puntare soprattutto sulla prevenzione. Questa è la proposta di Beatrice Lorenzin, ex ministra della Salute e ora deputata del Pd. Intervistata da Fanpage.it, Lorenzin spiega il suo progetto, sostenendo che l’obiettivo è quello di puntare su “figure professionali che lavorino in team con i dipartimenti di prevenzione, i medici di medicina generale e i pediatri”. Per farlo potrebbe esserci un infermiere in ogni scuola, un progetto per cui “servono i soldi”. Magari quelli del Mes, uno strumento che secondo l’ex ministra “serve ora per poter vivere l’autunno e l’inverno in modo più sereno”. D’altronde, con la temporanea sospensione della sperimentazione sul vaccino di AstraZeneca-Oxford i tempi per ritornare alla normalità si dilungano: “Proprio per questo serve il Mes”, afferma Lorenzin, ribadendo l’importanza della medicina scolastica e della prevenzione in un periodo di emergenza come questo.

Qual è la sua proposta in tema di sanità e scuola?

Con il Pd stiamo studiando una proposta formale da presentare in Parlamento, per dare dei suggerimenti al governo senza volerci sostituire. Non si tratta del medico scolastico, una proposta anacronistica, ma della reintroduzione della medicina scolastica, con delle figure professionali nei comprensori scolastici nell’ottica di un team che lavori a stretto contatto con i dipartimenti per la prevenzione e in collaborazione con i medici di medicina generale e i pediatri. Significa ridisegnare i dipartimenti, potenziando la parte di prevenzione, puntando sulla salubrità dei territorio e sulla prevenzione anche ragionando sugli stili di vita. Bisogna potenziare questa funzione, creando dei team di territorio e inglobando in questo progetto anche le scuole.

A che figura pensa: un medico in ogni scuola?

Penso più a una figura infermieristica, che possa anche somministrare dei farmaci, occuparsi dei bambini più fragili. Una figura che lavori a contatto con i medici, i pediatri. Si può pensare anche a una più stretta collaborazione con i centri vaccinali, a chiamare – per i ragazzi delle scuole superiori – un andrologo per le visite. Bisogna rendere la scuola più salubre, con l’obiettivo di rinviare il più possibile il momento in cui le persone si ammalano grazie alla prevenzione. Per la nuova figura è difficile pensare a un medico, ma ci potrebbe essere un infermiere, magari presente anche solamente ad alcuni orari, e che lavori come parte di un team per puntare sulla sorveglianza attiva, sulle campagne di prevenzione e sulle visite da effettuare, per esempio con un ortopedico, per evidenziare eventuali problemi.

Una figura che servirebbe anche per gestire meglio l’epidemia di Coronavirus?

Sarebbe uno strumento eccezionale per una mappatura giorno per giorno nelle scuole. E in questo periodo, con il Covid, sarebbe opportuno che la presenza di questa figura sia fissa. Potrebbe occuparsi della misurazione della febbre degli alunni – senza lasciare questo compito agli insegnanti – potrebbe mettere in campo azioni di controllo valutando con occhio sanitario. E potrebbe fungere da ufficiale di collegamento con i dipartimenti.

Per realizzare un progetto del genere ci sono due ostacoli: i soldi e i tempi.

Servono i soldi. Ci vuole il Mes, Più Mes di così si muore. Per i tempi io mi auguro che possano essere brevi. Anche il ministro Speranza si è mostrato molto sensibile sul tema. Ho parlato con la sottosegretaria Zampa e noi come Pd vogliamo dare un contributo di idee, ma si deve fare adesso. Il Mes serve ora, speriamo non fra nove mesi, per poter vivere l’autunno e l’inverno in modo più sereno.

La temporanea sospensione dei test sul vaccino di AstraZeneca, però, sembra dilungare i tempi…

La sospensione è una notizia che da una parte dimostra ai no-vax che la vaccinazione e la sperimentazione del vaccino è una cosa molto seria: se ci sono problemi ci si ferma. Ma ci dice anche che il vaccino non lo avremo subito, i tempi si allungano e si sono molto dilatati. Proprio per questo serve il Mes ora, da impiegare in un grande progetto di riforma. Dobbiamo garantire la presa in carico dei pazienti non-Covid e creare un meccanismo di prevenzione. Faccio una similitudine: immaginiamo un incendio. In primavera abbiamo avuto un grande incendio e abbiamo risposto mandando i pazienti al centro ustionati (corrispondente alla terapia intensiva). Ora che abbiamo spento l’incendio sotto abbiamo la brace, i focolai. Adesso li stiamo controllando, ma ci servono i pompieri e ci servono le telecamere (cioè i tamponi).

Può essere utile presentare un programma dettagliato dei progetti da finanziare con il Mes, a partire dalla reintroduzione della medicina scolastica?

È quello che vorrei fare. Il Parlamento non è il luogo per elaborare la strategia sanitaria da un punto di vista tecnico, ma possiamo proporre idee articolate da presentare alla comunità scientifica e al governo. Servono tempi molto rapidi per trovare le soluzioni. Noi, sulla sanità, abbiamo delle criticità che ci portiamo dietro da tempo, quindi il Mes servirebbe anche per avere un sistema più omogeneo, che colmi le debolezze e ci permetta di avere un sistema di maggior controllo dei focolai. Dobbiamo evitare il sovraffollamento degli ospedali, sapendo che gestiremo una situazione difficile. Per esempio a me preoccupa l’influenza: ogni anno abbiamo 4 milioni di malati di influenza, di cui una parte che finisce in ospedale. La gente non deve avere paura dei vaccini anti-influenzali, non c’è nessun rischio. Sto leggendo di tutto sui vaccini contro l’influenza, con tesi che mettono dubbi a chi finora dubbi non ne aveva. Dobbiamo sconfiggere le fake news.