Un data center in una vecchia miniera, la Sardegna progetta il nuovo polo: i timori per ambiente e occupazione
Non è un semplice data center. Ma il fulcro di un sistema che genererà posti di lavoro, investimenti e la modernizzazione dell’intera Sardegna. La speranza dell’amministrazione regionale è diventata concreta lo scorso 4 agosto, quando il Governo italiano ha dichiarato “di preminente interesse strategico nazionale” il progetto per la realizzazione di un Data Center Edge AI con capacità fino a 30 MW all’interno di un’ex miniera di carbone del Sulcis (nel Sud dell’isola).
L’esecutivo nazionale, su proposta del ministro per le imprese e il Made in Italy, Adolfo Urso, ha infatti approvato un investimento complessivo di 1,49 miliardi destinato all’Hub che nascerà all’interno della miniera. Ma non mancano i dubbi della comunità locale, dovuti alle scarse informazioni sul progetto.
I dubbi della comunità locale
Il movimento indipendentista “A Innantis!” ha depositato il 19 agosto due istanze di accesso civico: una all'Assessorato dell'Industria, rivolta in particolare all'assessore Emanuele Cani, e una a Carbosulcis, la società della Regione che possiede il sito dell’ex miniera.
In aggiunta, lo scorso 4 settembre Enrico Rubiu, coordinatore dell’Unione Sindacati di Base Federazione del Sociale, ha scritto e reso pubblica una lettera aperta alla presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde, in cui ha elencato tutte le possibili criticità legate alla realizzazione del Data Center.
“Il modello di business non è stato discusso e non è stata informata la popolazione della Sardegna, ma neanche quella del Sulcis”, ha dichiarato a Fanpage.it Rubiu, che poi ha elencato i punti più controversi del progetto, in parte gli stessi enucleati da “A Innantis”.
“La nostra contrarietà riguarda alcuni modelli di sviluppo in cui sono previsti solo benefici per i privati, con costi ambientali e sociali per la collettività”, ha proseguito Rubiu.
In primo luogo, come si gestirà l’uso dell’acqua per raffreddare i server? Negli Stati Uniti, dove si sono costruiti data center molto più grandi, c’è stato un problema: il liquido utilizzato è stato immesso nuovamente nel circuito idrico da cui attingeva la popolazione residente, che ha visto uscire dai propri rubinetti acqua sporca dove prima era pulita.
In seconda battuta, qual è il consumo di elettricità? In alcune zone, infatti, la realizzazione dei data center ha provocato un aumento del costo dell’elettricità nelle località circostanti, a causa dell’elevato consumo necessario per alimentare i server in funzione.
Poi, ci sarà il problema dell’occupazione. La “Carbosulcis S.p.A.”, che ora deve gestire la transizione della miniera verso un’attività diversa, conta al momento 98 lavoratori: avranno tutti un contratto a tempo indeterminato, anche quando il data center sarà a regime (e quindi non ci sarà più bisogno di manodopera locale per l’installazione)?
Le risposte dell’Assessore regionale Cani
Fanpage.it ha rivolto queste domande all’Assessore regionale all’Industria Emanuele Cani, che ha assicurato che ci sarà un dibattito pubblico in varie forme.
“Questo progetto andrà alla Valutazione di Impatto Ambientale, dopodiché sarà possibile prendere visione dell’intero piano”, ha spiegato Cani. “Ci sarà la fase di pubblicazione di tutte le informazioni, quindi tutta la cittadinanza avrà conoscenza del progetto, sia attraverso la Via, sia attraverso una serie di assemblee pubbliche che spiegheranno nel dettaglio il piano”.
Cani ha anche difeso la bontà del data center, che verrà implementato sotto la direzione di un commissario. “Il progetto nasce in questa amministrazione, perché Energy Vault [la società svizzera che installerà e gestirà il data center, ndr] aveva installato nella miniera un impianto di pompaggio, in un progetto avviato dalla passata amministrazione regionale. Ma la realizzazione del data center prevede la trasformazione dell’impianto di pompaggio in uno più potente, che avrà la funzione di prestare servizio al data center in autoconsumo, alimentato inoltre da altre fonti rinnovabili. I container con i cervelloni elettronici saranno infatti alimentati anche da pannelli fotovoltaici. Sarà comunque completamente autoalimentato”.
“Noi crediamo nel progetto”, ha proseguito Cani, “perché rientra nell’attività di conversione della miniera della Carbosulcis ed è uno dei progetti che garantirà occupazione alle 98 persone che attualmente ci lavorano. Allo stato attuale, il sistema pubblico spende 7 milioni all’anno per mantenere in piedi la Carbosulcis. Noi, dal 1° gennaio 2028, contiamo di non spendere alcuna risorsa pubblica e di poter riconvertire tutta l’attività in attività d’impresa in grado di garantire le risorse necessarie per pagare i dipendenti”.
Le stime del governo parlano addirittura di 400 posti di lavoro stabili. “Volendo essere prudenti, in questi scenari, questo progetto da solo assorbirà tutto il personale attualmente alle dipendenze della Carbosulcis. Con un certo ottimismo, possiamo considerare che ci sono molte mansioni necessarie, quindi anche professionalità come ingegneri e informatici, oltre ad altre figure tecniche. È uno dei progetti che mirano alla riconversione della miniera ed è tra i più significativi”.
Infatti, la miniera, situata nel Monte Sinni, a Nuraxi Figus, nel comune di Gonnesa, dovrà comunque essere riconvertita: l’attività di estrazione del carbone è stata dichiarata inaccettabile dall’Unione Europea nel 2014.
Già nel 2018, all’interno del sito minerario, l’amministrazione del governo regionale guidato da Francesco Pigliaru aveva avviato il progetto “Aria”, fondato sulla sperimentazione di una torre di distillazione criogenica per la produzione di isotopi stabili arricchiti ad altissima purezza.
“Stiamo vagliando anche altre opportunità”, ha poi rivelato l’assessore Cani, che il 16 settembre ha mostrato il sito all’ambasciatore di Svizzera in Italia Roberto Balzaretti. “Ha degli spazi molto interessanti nel sottosuolo e nel soprasuolo. Lo stesso data center si svilupperà in parte nel sottosuolo e in parte nel soprasuolo. La miniera estraeva carbone, un materiale fortemente inquinante. I data center, invece, sono container che saranno posizionati nel sottosuolo e nel soprasuolo: non hanno emissioni inquinanti, non sono impianti di lavorazione e poi impatteranno pochissimo sul paesaggio. Dal punto di vista ambientale non siamo assolutamente preoccupati. Non ci sono comunque falde acquifere o inquinamenti coinvolti”.
“In Sardegna abbiamo una rete di comunicazione dei dati fra le più performanti a livello nazionale”, ha poi concluso l’assessore, che vede nel progetto di Energy Vault una grande opportunità per l’intero territorio. “Per l’Einstein Telescope [un rivelatore di onde gravitazionali di terza generazione che l'Unione Europea sta valutando se installare nella miniera di Sos Enattos, in Sardegna, a distanza di 230 km dal Monte Sinni, ndr] sarà necessaria anche la conservazione dei dati, che potrebbero essere gestiti proprio da questo data center”.