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Guerra in Ucraina

Ucraina, Meloni non è preoccupata per i dubbi della Lega su invio armi: “Linea dell’Italia è chiara”

La Lega ieri in Aula ha espresso perplessità sull’invio di nuove armi all’Ucraina, sottolineando il rischio di un’escalation militare. Meloni però minimizza: “Non sono preoccupata perché bado ai fatti. E nei fatti la linea italiana è molto chiara”.
A cura di Annalisa Cangemi
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"No francamente non mi preoccupano. Al di là delle posizioni espresse, del necessario richiamo a continuare a lavorare per una soluzione del conflitto, sul quale quale ovviamente tutti lavoriamo. Il punto è capire cosa sia utile effettivamente per arrivare alla fine del conflitto". Lo ha dichiarato la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, arrivando al Consiglio europeo a Bruxelles, rispondendo a una domanda sulle posizioni espresse dalla Lega sulla fornitura di armi in Ucraina.

Da poco è stato formalizzato un sesto pacchetto di aiuti militari, con invio di armi che rafforzano soprattutto le difese aeree del Paese invaso. E su questo non ci sarebbe nessuna spaccatura nel centrodestra. Anche se ieri non è passata inosservata l'assenza dei ministri leghisti durante l'intervento della presidente del Consiglio a Palazzo Madama.

Ieri nell'Aula del Senato è stata approvata la risoluzione unitaria della maggioranza sulle comunicazioni della premier in vista del Consiglio europeo di oggi e domani. Ma l'approvazione del testo, votato per parti separate, ha mostrato plasticamente le distanze tra gli alleati proprio sul tema dell'invio di armi a Kiev. Il Carroccio da una parte ha espresso perplessità sui rischi di un'escalation militare, mentre gli azzurri premono "per una soluzione politica".

Le parole pronunciate ieri dal capogruppo del Carroccio Massimiliano Romeo palesano i timori della Lega: "Siamo preoccupati – ha detto – per come stanno andando le cose sul fronte della guerra tra Russia e Ucraina".

"Il problema – ha aggiunto Romeo – non è il sostegno militare all'Ucraina ma una corsa ad armamenti sempre più potenti, con il rischio di un incidente da cui non si possa più tornare indietro. Siamo certi che una escalation del conflitto riuscirà a tenere lontana la guerra dall'Europa e dal nostro paese?", si è domandato replicando a Meloni, la quale aveva affermato nelle sue comunicazioni che "Le armi le inviamo anche per tenere lontana la guerra da casa nostra".

"Davvero qualcuno pensa di sconfiggere militarmente la Russia? La storia dovrebbe insegnare qualcosa e chi dimentica la storia è condannato a ripeterla – ha aggiunto Romeo –  Che libertà è quella che criminalizza qualsiasi idea che si discosti anche di un millimetro dal pensiero dominante? Assomiglia più a una dolce tirannia". L'esponente leghista comunque è ha tenuto poi a precisare che il suo intervento non voleva essere un attacco alla premier, o un modo per metterla in difficoltà, ma solo una richiesta di potenziare gli sforzi diplomatici.

"Io ho detto come la penso, non c'è nell'attuale contesto misura più efficace di garantire un equilibrio tra le forze in campo. Che è l'unico modo per costringere, se vogliamo, a una negoziazione che dev'essere però giusta, non si può prescindere da chi è l'aggressore da chi è l'aggredito. Non sono preoccupata perché bado, come ho detto molte altre volte, ai fatti. E nei fatti io su questo, sulla linea italiana che è una linea molto chiara, non ho mai avuto problemi", ha aggiunto oggi Meloni. E la linea dell'Italia, come ha ribadito ieri in Aula la premier, significa sostegno militare, civile e umanitario "senza badare all'impatto che queste scelte possono avere sul consenso, sul gradimento della sottoscritta". 

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