Tutti gli scandali di Giusi Bartolozzi, la capo gabinetto di Nordio che ha dato le dimissioni

Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del ministero della Giustizia, ha rassegnato le dimissioni ieri dopo la cocente sconfitta della maggioranza al referendum sulla giustizia. Si erano sprecati gli appelli del centrodestra a non considerare quello del referendum un risultato politico. Tuttavia, evidentemente il governo Meloni non ha retto all'entità della vittoria del No. E così diversi nodi sono venuti al pettine e quella di Bartolozzi, insieme a quella del sottosegretario alla Giustizia Delmastro, è stata la prima testa a saltare.
La capo di gabinetto, 56enne, era in carica dal 19 marzo 2024. Considerata una figura molto potente all'interno del ministero, nell'ultimo anno è stata al centro di più di una polemica. A partire dal caso Almasri, che più che polemica è un vero e proprio caso giudiziario, che la vede indagata per false dichiarazioni ai pm. Fino alle sue dichiarazioni poco prima del referendum, quando invitò a votare Sì alla riforma per "liberarsi della magistratura", definita un "plotone di esecuzione".
La carriera di Bartolozzi, da magistrata a capo di gabinetto potentissima
Giusi Bartolozzi, siciliana classe 1969, è una magistrata. Avvocata dal 1996, passò il concorso di magistratura nel 1999 e dal 2002 esercitò come giudice, nella ‘sua' Gela e a Palermo, per arrivare alla Corte d'Appello di Roma nel 2013. Poi, però, arrivò la politica.
Nel 2018 Bartolozzi si candidò con Forza Italia in Sicilia e fu eletta, mettendosi quindi in aspettativa come magistrata. Dopo una legislatura in cui sedette, tra l'altro, nella commissione Antimafia e nella commissione Affari costituzionali, giunse la rottura con i forzisti. In particolare, nel 2020 votò a favore del ddl Zan e l'anno successivo lasciò il partito, avvicinandosi a Fratelli d'Italia.
Alle elezioni successive Bartolozzi non si presentò come candidata, ma dopo la nascita del governo Meloni ottenne l'incarico da vice-capo di gabinetto al ministero della Giustizia. Qui fece rapidamente carriera, arrivando a rimpiazzare l'allora capo di gabinetto Alberto Rizzo – secondo alcuni spinto alle dimissioni, il 19 marzo 2024, proprio per gli ampi poteri che erano concessi alla sua vice. Negli ultimi due anni dunque è stata capo gabinetto del ministero, considerata da molti come una delle persone più influenti a via Arenula.
Lo scandalo Almasri e l'indagine per false dichiarazioni
Il caso che ha fatto salire il nome di Bartolozzi agli onori della cronaca è stato quello del generale Almasri. Il militare libico, accusato di crimini contro l'umanità dalla Corte penale internazionale, fu individuato in Italia e arrestato dalle autorità a gennaio dello scorso anno. Nel giro di pochissimi giorni, però, Almasri fu scarcerato su iniziativa del governo Meloni – con il pretesto di un errore tecnico nelle procedure del suo arresto – e subito messo su un volo di Stato per riportarlo a Tripoli.
Nelle settimane successive montò un caso politico molto ampio sulla vicenda. Il governo italiano diede versioni diverse sul perché si fosse scelto di liberare Almasri – in alcuni casi, come con gli interventi del ministro Nordio, portando motivazioni che faticavano a stare in piedi. Sul caso si aprì un'indagine, e da lì emerse il nome di Bartolozzi.
Nei pochi giorni in cui Almasri era detenuto, infatti, ci fu una fitta corrispondenza all'interno del ministero della Giustizia. Gli atti mostrano che fu la stessa Bartolozzi, e non Nordio, a gestire la questione in prima persona. Anche chiedendo al capo del Dipartimento Affari di giustizia "massimo riserbo" e "niente mail o protocollo". La capo gabinetto disse anche a questo giornale di essere tranquilla. Ma a settembre venne fuori che era indagata per false dichiarazioni al pubblico ministero.
La frase sulla magistratura "plotone d'esecuzione" e la sconfitta al referendum
L'inchiesta sul caso Almasri non è ancora giunta al termine, ma in occasione del referendum sulla giustizia Bartolozzi è tornata a far parlare di sé. Molte ricostruzioni vedono la coppia Bartolozzi-Delmastro come la più potente nell'effettiva gestione politica del ministero della Giustizia (in alcuni casi anche oltre lo stesso ministro Nordio) e anche come la principale ‘autrice' della riforma della giustizia. Una riforma che, va ricordato, è stata varata come scritta dal governo e poi mai modificata neanche lievemente dal ParlaMemento, prima di essere bocciata dai cittadini.
Nel corso della campagna referendaria Bartolozzi non si è tirata indietro dal difendere il Sì. E in un'occasione in particolare lo ha fatto con parole che sono poi diventate un simbolo della campagna – ma quella del No: "Votate Sì e ci togliamo di mezzo la magistratura, che è un plotone d'esecuzione".
Quella frase, arrivata a nove giorni dal voto, è stata sicuramente una delle più ripetute nella volata finale verso le urne. Ed è arrivata, peraltro, nello stesso giorno in cui (poche ore prima) Giorgia Meloni aveva provato a risollevare le sorti della riforma con un video di spiegazione, chiaramente pensato per rassicurare gli elettori indecisi. Un tentativo evidentemente oscurato dalla polemica su Bartolozzi.