Tracciati in volo droni spia e aerei militari in Sicilia: i rischi delle basi USA dell’isola

Da giorni i cieli siciliani sono il retroscena dell’escalation militare al di là del Mediterraneo: qui, il binomio formato dalla Naval Air Station di Sigonella e dal sistema di comunicazioni MUOS di Niscemi costituisce l’infrastruttura bellica capace di controllare le operazioni militari statunitensi dall'Europa all'Africa fino al Medio Oriente.
Lo scorso 11 marzo la premier Giorgia Meloni è intervenuta per fare chiarezza sulla funzione delle installazioni americane in Italia. La linea del governo resta quella già tracciata dal ministro della Difesa: da Washington non è giunta alcuna istanza ufficiale e l'operatività delle basi non implica un coinvolgimento diretto dell'Italia nelle azioni di attacco.
Chi, però, in Sicilia ci vive ha riscontrato movimenti anomali dall’inizio dell’offensiva statunitense e israeliana sull’Iran. La Naval air station di Sigonella, nei pressi di Catania, è una delle basi statunitensi più importanti in Italia e secondo gli analisti, sarebbe la base sul territorio italiano che sta avendo un ruolo attivo nel conflitto in corso. Da Sigonella partono infatti i droni Mq-4c Triton e gli aerei P8 Poseidon, come denunciato da Sergio Scandurra, giornalista di Radio Radicale che monitora da anni i movimenti aerei e marittimi attraverso sistemi open source.
Si tratta di droni e aerei che in questi giorni sono stati visti in Sicilia e monitorati anche da noi di Fanpage.it.
I Triton sono giganti senza pilota con un'apertura alare di 40 metri. Non sono semplici esploratori: intercettano ogni comunicazione e individuano i segnali radar nemici per identificare bersagli. Inoltre geolocalizzano gli obiettivi marittimi e costieri in tempo reale, fornendo i dati necessari per i raid missilistici. Non è un drone d'attacco diretto, ma un sofisticato strumento di spionaggio e ricognizione, fungendo da "osservatore avanzato". I dati raccolti dai Triton vengono inviati istantaneamente ad altre piattaforme (navi o aerei come il P-8 Poseidon) per coordinare attacchi e bombardamenti di precisione.
Come testimoniato da Scandurra, dall’inizio della guerra i droni Triton si sono alzati quotidianamente dalla base di Sigonella, spingendosi nel golfo Persico, nel mar Rosso, oppure sulle coste iraniane.

“Se hai un drone che prende di mira un obiettivo da colpire, quel drone è parte del teatro di guerra. Questi assetti, soprattutto i Triton, sono funzionali alla guerra, quindi è evidente che da Sigonella partono assetti coinvolti nella guerra”, dichiara Scandurra.
Il P-8A Poseidon è l'erede tecnologico dei vecchi aerei da pattugliamento marittimo, derivante dal Boeing 737 civile. A differenza dei droni Triton che servono a spiare, il Poseidon è armato. Ha una stiva interna e attacchi sotto le ali per trasportare missili antinave Harpoon e siluri leggeri. È progettato specificamente per trovare e distruggere sottomarini e navi nemiche. Anche i Poseidon sono stati identificati e tracciati, mentre partivano da Sigonella e si allontanavano nel Mediterraneo fino al Medio Oriente.

Ma se la base di Sigonella è il “braccio” armato, il MUOS di Niscemi è il “cervello” di comando delle operazioni militari USA nella regione.
Il sito del MUOS, acronimo di Mobile User Objective System di Niscemi, è un'installazione esclusiva della Marina degli Stati Uniti. Per arrivarci dobbiamo attraversare quel che resta del sughereto andato in fiamme l’anno scorso. Su un'area di oltre un milione e mezzo di metri quadrati, il MUOS gestisce oggi i satelliti geostazionari per le comunicazioni militari globali. È uno dei soli quattro centri al mondo (insieme a Hawaii, Virginia e Australia) fondamentali per la trasmissione di ordini a sommergibili in immersione, aerei, missili e droni.
"Il MUOS non serve solo per i droni, ma per ogni tipo di operazione militare, inclusi i sottomarini. Grazie a questa tecnologia, un comando può essere inviato a un sommergibile in immersione profonda dall'altra parte dell'oceano: i segnali attraversano il globo istantaneamente”, spiega Pino Marcello della Rete No MUOS.
“Sappiamo che all'interno della base sono installati sistemi antimissile per proteggere le installazioni americane. Il paradosso è che mentre loro si blindano, la popolazione di Niscemi è totalmente scoperta. Nonostante i rischi legati a un possibile contrattacco (i missili a lunga gittata iraniani potrebbero colpire fino in Sicilia), non esiste un piano di protezione per i cittadini”, continua l’attivista, “durante la guerra dei 12 giorni avevamo già scritto al Presidente della Regione e al Sindaco chiedendo precauzioni e rassicurazioni, ma non abbiamo mai ricevuto risposta".
I vertici USA, invece, restano molto vaghi: "L'USEUCOM (United State European Command) rimane vigile e adotterà le misure appropriate per garantire la sicurezza dei nostri militari, civili, appaltatori e delle loro famiglie in tutto il territorio europeo. Valutiamo costantemente una serie di fattori che determinano quali misure istituire o modificare per proteggere le nostre installazioni, il nostro personale e le loro famiglie”, ha dichiarato a Fanpage.it il Dipartimento della Guerra degli Stati Uniti a cui avevamo chiesto più dettagli sull’operatività delle basi di Sigonella e del MUOS, ma su cui, per “motivi di sicurezza”, non abbiamo ricevuto alcuna risposta.
A tal proposito abbiamo contattato anche il Responsabile delle relazioni pubbliche della base aeronautica militare di Sigonella, che ha dichiarato ai nostri microfoni: “La base aeronautica navale di Sigonella continua a fornire supporto operativo di livello mondiale alle forze dispiegate e ai comandi ospitati, consentendo una presenza avanzata e una reattività globale”.
Ma gli accordi che regolano le basi USA in Italia, inclusi il Bilateral Infrastructure Agreement (BIA) del 1954 e l'Air Technical Agreement, sono in gran parte secretati e non pubblici. Questi patti, definiti "accordi ombrello", regolano l'uso delle infrastrutture e la gestione delle installazioni, con un Memorandum del 1995 che coordina le operazioni tecniche. Come citato dal ministro della Difesa Crosetto sono questi i documenti che regolano l'uso delle basi, ma c'è un problema; la maggior parte dei dettagli sono segreti. Inoltre ogni base ha "clausole diverse", ad esempio, le regole per Sigonella possono differire da quelle di Aviano o del MUOS, rendendo ancora più difficile il controllo da parte della popolazione italiana.
Nonostante le rassicurazioni governative, resta una zona d'ombra: la natura della guerra moderna. Se i missili vengono lanciati da piattaforme fuori dall'Italia, ma i dati essenziali per il coordinamento dei droni passano in tempo reale da Sigonella e Niscemi, il coinvolgimento italiano è puramente logistico o anche strategico?
Mentre il governo ribadisce che "non siamo in guerra", sul territorio siciliano la sensazione è opposta. Tra droni spia che decollano quotidianamente la popolazione civile si sente il soggetto sacrificabile di una strategia decisa altrove, senza piani di protezione o trasparenza sui reali rischi ambientali e bellici.
"Ci dicono che ci hanno liberato nel 1943, ma la realtà è che oggi ci sentiamo occupati”, conclude Filippo Arena, anche lui della Rete No MUOS, “questa base rappresenta la proiezione di un impero che agisce per i propri interessi senza curarsi delle conseguenze sulle popolazioni locali. Noi resteremo sempre i soggetti sacrificabili di questa strategia di guerra”.