Questa mattina la Commissione affari costituzionali del Senato ha approvato un emendamento per modificare la norma introdotta dal ministro per la Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, in merito alle modalità di accesso ai concorsi pubblici. Norma che, secondo diverse forze politiche, penalizzava i giovani neolaureati. Una di queste è il Movimento Cinque Stelle: "Non potevamo non raccogliere l'allarme dei tantissimi concorsisti, giovani e meno giovani, che rischiavano di rimanere tagliati fuori dai concorsi a causa di una norma su cui lo stesso Governo ha compreso quanto fosse necessario un profondo ripensamento", hanno scritto in una nota gli esponenti del M5s in Commissione. Fanpage.it ha fatto il punto della situazione con Danilo Toninelli, senatore Cinque Stelle e membro della Commissione Affari Costituzionali.

Il M5s ha presentato un emendamento per modificare la norma del ministro Brunetta sulle modalità di accesso ai concorsi pubblici. In che modo la vorreste cambiare?
Proprio oggi in Commissione Affari Costituzionali al Senato abbiamo approvato la modifica della famigerata norma Brunetta sui concorsi pubblici che sbarrava l'accesso soprattutto ai giovani neolaureati. Grazie a questa correzione, i titoli per l'accesso al concorso verranno valutati solo per profili ad elevata specializzazione tecnica e saranno connessi alla natura e alle caratteristiche delle posizioni oggetto di concorso. Inoltre i titoli e le esperienze professionali peseranno sul punteggio finale solo in misura non superiore a un terzo. Ciò eviterà che nella redazione della graduatoria finale vi sia una sproporzione fra il valore assegnato ai titoli e al servizio e quello, invece, ottenuto in sede di prova concorsuale. Ci siamo battuti per tutelare il merito e garantire le giuste opportunità soprattutto per i giovani, e abbiamo raggiunto il risultato migliore possibile. Ora diciamo: avanti tutta con i concorsi e con le assunzioni, per dare alla pubblica amministrazione italiana nuove risorse e competenze all'altezza delle sfide che ci attendono. Sono risultati come questo a dare il senso della presenza del Movimento 5 Stelle al governo in questa delicatissima fase

Il ministro Brunetta ha detto che i giovani sono "vittime di una cultura assistenzialistica che non mette al centro il merito", lei cosa ne pensa?
Io credo che i giovani siano solo vittime delle politiche scellerate degli ultimi 30 anni e di una cultura clientelare e familistica, fomentata da una certa politica, che ha fatto fuggire moltissimi ragazzi all'estero e fiaccato le ambizioni di molti altri. Da quando il Movimento 5 Stelle è al governo stiamo tentando, non senza difficoltà, di invertire la rotta, e aver modificato l'ennesima norma beffa-giovani ne è la testimonianza concreta.

In che modo i giovani rischiavano di essere penalizzati dalla norma così come era stata presentata dal ministro Brunetta secondo lei?
È chiaro che la valutazione sproporzionata dei titoli e delle esperienze professionali rendeva praticamente impossibile per i più giovani, anche molto preparati, far valere le proprie competenze, perché è ovvio che dare molto peso ai “titoli di servizio” avrebbe escluso i neolaureati che ne sono sprovvisti. Ma soprattutto: così come era scritta la norma avrebbe istituzionalizzato un sistema di precarizzazione perpetua della PA, con i titoli di servizio che sarebbero diventati l'unico strumento di ingresso in vista di una stabilizzazione o sanatoria alla prima occasione utile.

Il M5s si sta anche battendo affinché i nuovi criteri di accesso ai concorsi non si applichino alla scuola. Perché?
Sulla scuola stiamo portando avanti una linea coerente con grande determinazione, per evitare che possa essere percorsa una strada potenzialmente lesiva dei principi meritocratici per l'accesso al delicatissimo ruolo di insegnante. La vera domanda che dovrebbe porsi la politica è che valore diamo all’istruzione ed alla formazione e se vale la pena derogare sul merito per il mero tornaconto elettorale. Sono molto rassicurato dal fatto che su questo fronte ci sia stata prima la nostra ministra Lucia Azzolina, e adesso la sottosegretaria Barbara Floridia, entrambe impegnate in primissima linea a garanzia della classe docente italiana, che è una delle migliori al mondo.

La riforma della Pubblica amministrazione è un tema centrale nel Pnrr, qual è il principale problema secondo lei da risolvere quando parliamo del settore pubblico?
Il miglioramento delle nostre vite in primis, ma anche degli standard di efficienza nazionali utili ad attrarre risorse e investimenti anche dall'estero, passano da una pubblica amministrazione efficace e rinnovata. Il rinnovamento deve necessariamente riguardare le persone e le competenze: ringiovanire la PA non è uno slogan ma una necessità concreta perché i giovani hanno un ruolo chiave, avendo indici di apprendimento e di produttività molto elevati e garantendo spesso un'adeguata preparazione sul digitale e sulle lingue straniere. E poi c'è da affrontare quella che è stata definita la "transizione burocratica", attraverso un ripensamento dei processi e una sempre maggiore trasparenza: in questo il digitale ha un ruolo fondamentale e dobbiamo assolutamente sfruttare l'occasione del Recovery per una svolta.