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Tassa sui piccoli pacchi, in vigore il contributo di 2 euro: chi è obbligato a pagarla e quando si applica

Dal 1° gennaio è in vigore la tassa di 2 euro sui piccoli pacchi sotto i 150 euro provenienti da Paesi extra-Ue. In due diverse circolari l’Agenzia delle Dogane ha chiarito come funziona l’imposta introdotta dalla manovra 2026 e chi è obbligato a pagarla. Ecco tutte le informazioni.
A cura di Giulia Casula
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Lo scorso 1° gennaio è entrata ufficialmente in vigore la tassa sulle piccole spedizioni sotto i 150 euro provenienti da Paesi extra-Ue. L'imposta, prevista dalla legge di bilancio 2026 approvata dal governo Meloni, ammonta a due euro e si applica ai pacchi in arrivo dai Paesi non appartenenti all’Unione europea di valore dichiarato non superiore a 150 euro. In due diverse circolari (la numero 37 del 2025 e la 1 del 2026) l'Agenzia delle Dogane ha chiarito come funziona la riscossione e quali sono i soggetti obbligati a pagare la tassa. Vediamo nel dettaglio tutte le informazioni utili.

Come funziona la tassa sui piccoli pacchi extra Ue e quando si applica

L'Agenzia delle Dogane ha elencato la tipologia di transazioni colpite dalla nuova imposta introdotta dalla manovra 2026 ed entrata in vigore a gennaio di quest'anno. Nello specifico si tratta di:

  • Spedizioni destinate a consumatori finali, le cosiddette transazioni business to consumer delcommercio elettronico (tradotto: i classici acquisti online);
  • Spedizioni destinate ad operatori commerciali (sia su piattaforme online che da fornitori esteri);
  • Spedizioni inviate da un privato a un altro privato anche se contenenti merci prive di carattere commerciale.

L'obbligo vale per tutti i pacchi sotto i 150 euro e provenienti da Paesi stranieri terzi. L'imposta, del valore di due euro, viene riscossa dagli uffici doganali "all’atto dell’importazione definitiva delle merci oggetto delle spedizioni".

Chi la deve pagare e come

Per quanto riguarda chi è tenuto al versamento della tassa, la circolare dell'Adm si rifà al Codice Doganale dell’Unione e individua nel cosiddetto "dichiarante" il soggetto obbligato al pagamento. In parole semplici, si tratta di colui che presenta la dichiarazione in dogana, ovvero chi si occupa di seguire le formalità doganali necessarie per procedere all'importazione o all'esportazione delle merci: può essere il proprietario stesso del prodotto venduto oppure un rappresentante.

A tal proposito, l'Agenzia ha previsto un periodo transitorio per l'adeguamento dei sistemi informativi e di tutte le procedure tecniche previste per la dichiarazione doganale. Questa finestra di flessibilità durerà fino al 28 febbraio 2026. Dopo la scadenza, dal 1° marzo in poi scatterà il regime ordinario. Per gli addetti ai lavori ciò significa che le importazioni soggette alla tassa dovranno essere effettuate secondo le istruzioni debitamente fornite dall'Agenzia e consultabili in qualsiasi momento sul sito delle Dogane.

Cosa cambia per gli acquisti online

Le spedizione online che arrivano fuori dall'Ue e hanno un costo inferiore ai 150 euro saranno colpiti dalla tassa. Ad esempio, gli acquisti su piattaforme online come Aliexpress, Temu o Shein (tutti e tre con sede centrale in Cina) saranno soggetti all'imposta. Quest'ultima si sommerà a Iva e spese di spedizione.

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