Da settembre 2020 il superticket sanitario non si pagherà più. La sua abolizione era stata annunciata dal governo ed è stata confermata attraverso la legge di Bilancio, con lo stanziamento dei fondi necessari per coprire le mancate entrate del costo aggiuntivo che si paga sulle ricette di diagnostica e visite specialistiche. Il superticket è una quota aggiuntiva di dieci euro che viene pagata sulle prestazioni sanitarie e che ogni Regione può, autonomamente, rimodulare o abolire. La richiesta dell’abolizione è arrivata in primis dal ministro della Salute, Roberto Speranza, spiegando che si tratta di un “balzello ingiusto che aumenta discriminazioni e disuguaglianza”, negando inoltre, in alcuni casi, l’accesso alle cure. Secondo i primi calcoli della legge di Bilancio, la misura sarebbe dovuta costare 160 milioni per il 2020 e 550 una volta a regime, ovvero a partire dal 2021.

Cos’è il superticket sanitario

Il superticket è un costo aggiuntivo rispetto al tradizionale ticket sanitario. Si paga su analisi ed esami medici prescritti, ovvero sulle ricette di diagnostica e di visite specialistiche ambulatoriali. È stato introdotto nel 2011 per le visite di specialistica ambulatoriale e ogni Regione può applicarlo in maniera differenziata. Il suo costo, solitamente, è di dieci euro, ma i criteri possono essere diversi in ogni Regione e per questo in alcuni casi può costare anche meno.

Quanto costa l’abolizione del superticket

L’abolizione del superticket, stando ai dati contenuti nella relazione tecnica che accompagna la legge di Bilancio bollinata dalla Ragioneria generale dello Stato, costerà 185 milioni di euro nel 2020. Nel 2021, però, la cifra è destinata a salire poiché l’abolizione varrà per tutto l’anno e non solo – come accadrà nel 2020 – per i mesi che vanno da settembre a dicembre. Dal 2021 in poi, quindi, serviranno 554 milioni di euro. Nella stessa relazione si spiega che il superticket viene eliminato, ma “fatta salva la possibilità per le regioni di introdurre in sostituzione misure alternative con effetto finanziaria equivalente anche in ambiti diversi dalla specialistica ambulatoriale”. Come, per esempio, hanno fatto alcune regioni che non applicano il superticket, ma che hanno introdotto il ticket su prestazioni di specialistica erogate in pronto soccorso in caso di accesso con codice verde.

Dove e come si paga oggi il superticket

Ci sono Regioni in cui il superticket già oggi non viene pagato. È il caso, per esempio, di Basilicata, Sardegna, Valle D’Aosta e della provincia autonoma di Bolzano. In altre è stato parzialmente abolito: in Emilia Romagna da gennaio non viene pagato dai pazienti con un reddito inferiore ai 100mila euro. Ci sono poi altre Regioni, come Toscana, Veneto e Umbria, in cui è rimodulato in base al reddito degli utenti. In altre ancora si paga sulla base del valore della ricetta, come avviene in Friuli Venezia Giulia, Lombardia e Piemonte. In quasi tutte le altre Regioni, invece, si paga una cifra di dieci euro su ogni ricetta per visite ambulatoriali. Da settembre 2020 tutte queste differenze non ci saranno più con l'abolizione valida per tutta Italia.