Dal 1 ottobre, informa l'Inps, avrà inizio la fase transitoria di passaggio dal Pin Inps in favore del Sistema Pubblico di Identità Digitale (Spid). Nell'ottica di una semplificazione nel rapporto tra cittadini e Pubblica Amministrazione, si legge nel sito dell'Istituto di previdenza, e per attuare le politiche nazionali a favore della digitalizzazione, l'Inps non rilascerà più Pin come credenziale di accesso ai propri servizi. Al suo posto verrà utilizzato lo Spid, il Sistema Pubblico di Identità Digitale che permetterà di accedere ai servizi online.

I Pin in possesso degli utenti saranno ancora validi, si specifica, e potranno essere rinnovati alla naturale scadenza fino alla conclusione della fase transitoria. Secondo quanto spiegato nella circolare Inps 17 luglio 2020, n. 87, si prevede infatti una fase di transizione che si concluderà con la definitiva cessazione della validità dei Pin rilasciati dall'Istituto. Il Pin sarà invece mantenuto per gli utenti che non possono avere accesso alle credenziali Spid, come i minori di diciotto anni o i soggetti extracomunitari, e per i soli servizi loro dedicati.

Lo Spid, si legge nel sito, "consente agli utenti di interagire con l’Istituto, con l’intero sistema pubblico e con i soggetti privati aderenti. In base al Regolamento eIDAS, l’identità digitale SPID (con credenziali di livello 2 o 3) può essere usata per l’accesso ai servizi in rete delle Pubbliche Amministrazioni dell’Unione europea".

Come ha ricordato ieri la ministra per l'Innovazione Paola Pisano, "in un anno abbiamo più che raddoppiato il numero di cittadini che dispongono dell'identità digitale Spid. Siamo passati da 4,8 milioni di settembre 2019 agli attuali 10,7 milioni. Era uno dei campi di azione sui quali il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, aveva impegnato a lavorare il suo governo ed è stato ed è uno dei principali terreni di intervento miei e del dipartimento per la trasformazione digitale che ho l'onore di guidare".

Pec obbligatoria per le aziende

Tra le altre novità che scattano dal 1 ottobre per tutte le imprese sarà necessario dotarsi di un domicilio fiscale, cioè la Pec: "Entro il 1° ottobre 2020 tutte le imprese, già costituite in forma societaria, comunicano al registro delle imprese il proprio domicilio digitale se non hanno già provveduto a tale adempimento", viene esplicitato nell'articolo 37 del decreto legge del 16 luglio 2020, n. 76, il dl Semplificazioni.

Se le aziende non rispetteranno tale termine sono previste sanzioni: per le società da 206 a 2.064 euro (il riferimento è l'articolo 2630 del codice civile) e per le imprese individuali da 30 a 1.548 euro (il riferimento è l'articolo 2194 del codice civile). Per le imprese che dopo la scadenza del termine risulteranno prive di domicilio digitale, ricorda il Sole 24 Ore, oltre al pagamento della sanzione amministrativa, è prevista l'assegnazione d'ufficio.

Il nuovo contratto per baby sitter

Sempre dal 1 ottobre scatta il nuovo contratto collettivo che regolamenta il lavoro domestico, firmato lo scorso 8 settembre. Sono previsti aumenti per le baby sitter che lavorano con bambini da 0 a 6 anni, che riceveranno oltre allo stipendio 115,76 euro al mese, e per le badanti di livello ‘C Super' e ‘D Super' che si occupano di più di una persona non autosufficiente.