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Referendum sulla giustizia 2026

Sorridi Giorgia Meloni, il peggio deve ancora venire

La sconfitta al referendum sulla giustizia non è che l’antipasto di una fase politica molto complicata per la premier e il suo governo: da qui alle elezioni politiche del 2027 ci sarà parecchio da ballare.
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“Sorridi, domani andrà peggio”, dice la prima legge di Murphy. E quindi, a Giorgia Meloni e ai suoi consigliamo un risveglio di grasse risate, nonostante la cocente sconfitta al referendum costituzionale sulla giustizia. Perché il terremoto politico del voto del 22-23 marzo, per quanto faccia male, non è che la prima scossa del terremoto, o le prime gocce di una tempesta che rischia di abbattersi sull’esecutivo e di stravolgere i piani di quella che fino a ieri sembrava una marcia trionfale verso le elezioni politiche del 2027.

Sorridi, domani andrà peggio. Perché Giorgia Meloni ora deve venire a capo del mostro a tre teste che l’ha sconfitta al referendum: giovani, grandi città e Mezzogiorno. Una triade che non ha visto arrivare, perché, signora mia, “i giovani sono pochi e non votano più”, “la sinistra non esce dalle ZTL”, e “il sud assistenziale tiene famiglia ed è sempre seduto sul carro del vincitore”. Strike, tre luoghi comuni cancellati da una croce color grafite su scheda verde.

Sorridi, domani andrà peggio. Perché adesso Giorgia Meloni ha da affrontare l’ira funesta della famiglia Berlusconi, azionisti di maggioranza di Mediaset e di Forza Italia, che le hanno consegnato nelle mani la riforma prediletta del compianto papà, il sogno di Silvio. E lei l’ha mandato in frantumi, bruciando 24 punti di vantaggio in poco meno di tre mesi: “Supponente, prepotente, arrogante e offensiva”, la definì Berlusconi in un appunto rubato dalle telecamere del Senato durante le trattative per la nascita del governo, nel 2022. “Non sono ricattabile”; risposte lei. Chissà se la pensano così anche gli eredi di Sua Emittenza, ora.

Sorridi, domani andrà peggio. Perché all’improvviso ti sei svegliata e bella ciao, pure il contesto internazionale sembra d’un tratto cambiato. Donald Trump non sa che pesci pigliare in Iran e rischia di prendere una scoppola epocale alle elezioni di mid term del prossimo autunno. E prima di lui, il prossimo 12 aprile, Viktor Orban rischia di andare a casa dopo quattordici anni al potere in Ungheria. In un colpo, Meloni rischia di vedere cadere entrambi i numi tutelari della sua ascesa politica. Nel frattempo il gradimento del governo italiano segna 32%, roba che nemmeno Matteo Renzi nel 2016, dopo aver perso il suo, di referendum costituzionale.

Sorridi, domani andrà peggio. Perché le previsioni meteo annunciano la tempesta perfetta della combo stagnazione più inflazione. In una parola stagflazione, il mostro finale di qualunque governo che sogna la rielezione. Un mostro finale – il karma sa essere veramente crudele – scatenato dalla furia epica di Donald Trump e Benjamin Netanyahu, i due leader che Meloni ha sostenuto senza se e senza ma, come Salvini col poliziotto di Rogoredo, e che adesso, con l’attacco all’Iran e la relativa chiusura dello Stretto di Hormuz, stanno riuscendo nell’impresa di farci cascare addosso una crisi energetica e una crisi della produzione, assieme.

Sorridi, domani andrà peggio. Perché ci si mette pure lo spread, ora. Che per quattro anni se n’era stato bello e buono, alimentando la favola di Giorgia l’incantatrice dei mercati. E che proprio ora ha deciso di tornare a fare capolino sopra quota 100. Un po’ per le suddette crisi, un po’ perché tra gli analisti si fa largo l’ipotesi che per Meloni la parabola possa aver imboccato una traiettoria calante. E se lo spread sale, la grande cornucopia della manovra elettorale dell’autunno 2026 diventa un po’ meno grande. E il sogno di distribuire ricchi premi e cotillon giusto pochi mesi prima del voto, un po’ più sogno e meno realtà.

Sorridi, domani andrà peggio. Perché in tutto questo rimangono appesi tutti i problemi che c’erano fino a ieri. Che fare di Delmastro e della sua società con la bisteccheria di una sconosciuta diciottenne figlia di un prestanome di mafia? Che fare con Santanché i suoi guai con giustizia e fisco? Che fare con Nordio e Bortolozzi e i disastri combinati dal caso Almasri in poi?

Sorridi, domani andrà peggio. Perché improvvisamente l’armata Brancaleone del campo largo di Schlein, Conte, Bonelli, Fratoianni  e Renzi sembra essere diventata un avversario serio, in grado di contendere le prossime elezioni alla gioiosa macchina da guerra della destra al governo. Il tempo dirà se davvero siamo al punto di volta di un ciclo politico nuovo, o se è solo il sogno di una notte d’inizio primavera per un campo progressista che vive per complicarsi la vita soprattutto quando vince.

Sorridi, Meloni: perché forse lo storico autolesionismo della sinistra Italiana è l’unico motivo valido, ora come ora, per farlo davvero.

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Francesco Cancellato è direttore responsabile del giornale online Fanpage.it e membro del board of directors dell'European Journalism Centre. Dal dicembre 2014 al settembre 2019 è stato direttore del quotidiano online Linkiesta.it. È autore di “Fattore G. Perché i tedeschi hanno ragione” (UBE, 2016), “Né sfruttati né bamboccioni. Risolvere la questione generazionale per salvare l’Italia” (Egea, 2018) e “Il Muro.15 storie dalla fine della guerra fredda” (Egea, 2019) e"Nel continente nero, la destra alla conquista dell'Europa" (Rizzoli, 2024). Il suo ultimo libro è "Il nemico dentro. Caso Paragon, spie e metodi da regime nell'Italia di Giorgia Meloni" (Rizzoli, 2025)
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