Sondaggi politici, Italia divisa in due per reddito e istruzione: ecco chi vota Meloni e chi sceglie il Pd

Un'Italia che vota con la paura di scivolare ancora più in basso e un'altra che vota per difendere ciò che ha già conquistato. Questa è la fotografia che emerge dai dati più recenti sulle intenzioni di voto, che raccontano un Paese sempre più attraversato da una frattura socioeconomica netta, quasi geometrica. Da un lato i partiti che raccolgono consenso, soprattutto tra i cittadini con redditi più bassi e livelli di istruzione più contenuti; dall'altro, invece, le forze politiche che parlano, e vengono ascoltare, soprattutto da chi vive nelle fasce più alte della società.
In questo contesto, la nuova Supermedia Youtrend/Agi, racconta che se a votare fossero soltanto gli italiani meno abbienti, Giorgia Meloni governerebbe con una maggioranza schiacciante, indipendentemente dal sistema elettorale. Ed è forse questa la chiave per capire perché il consenso di Fratelli d'Italia, pur mostrando oscillazioni complessive, resti così tanto solido nel tempo.
FdI e il consenso che regge nelle fasce più deboli
Fratelli d'Italia, come anticipato, si conferma primo partito del Paese ma, soprattuto, il più radicato nelle fasce socioeconomiche più basse. Qui, infatti, il consenso super il 31% e resta molto alto anche tra i ceti medio bassi, mentre tende proprio a ridursi man mano che si sale lungo la scala del reddito e dell'istruzione. Non si tratta di un vero e proprio crollo ma di un assottigliamento progressivo che segnala una maggiore difficolta del partito di Meloni a parlare ai segmenti più ricchi e qualificati della popolazione. Proprio questa distribuzione del consenso sembra così raccontare di una leadership che intercetta rabbia, insicurezza e richiesta di protezione, soprattutto nelle aree e nei gruppi sociali più esposti alle crisi economiche degli ultimi anni.
Il Pd cresce con il reddito e l'istruzione
Il Partito Democratico segue invece un andamento diverso. Parte molto più indietro tra i cittadini con status socioeconomico basso, ma riesce in modo costante e lineare man mano che aumentano reddito e titolo di studio, fino a diventare il primo partito nelle fasce più alte: 26,4% medio-alta e 27,4% in quella alta. È qui che il Pd di Elly Schlein trova il suo bacino più solido, insieme a un elettorato che guarda con attenzione anche alle forze centriste come Azione e Italia Viva. Un dato che conferma una tendenza quasi strutturale e cioè che il centrosinistra italiano fatica ancora a intercettare il disagio sociale più profondo e finisce per parlare, ancora, soprattutto a un pubblico urbano, istruito, economicamente più stabile, spesso concentrato nei centri delle grandi città.
M5s e Lega
Nel frattempo, il Movimento Cinque Stelle continuano a raccogliere un consenso molto alto tra i cittadini più vulnerabili, probabilmente anche per l'eredità del reddito di cittadinanza e per una narrazione che insiste sulla protezione sociale. Ma, come la Lega, vedono il proprio consenso ridursi drasticamente tra le fasce più ricche: 18,5% tra i più poveri. Un dato particolarmente evidente anche per il partito di Salvini che passa da percentuali rilevanti tra i meno abbienti a numeri residuali tra chi appartiene allo status socioeconomico più alto, arrivando a un 14,5 % nelle fasce più basse, a conferma di una Lega ancora ben ancorata a un elettorato arrabbiato e in difficoltà.
Verdi e sinistra
Alleanza Verdi Sinistra mostra invece un profilo diverso: il suo consenso infatti, secondo il sondaggio, cresce molto soprattutto tra i ceti medio-alti (9,3%), dove temi ambientali, diritti e giustizia sociale trovano maggiore ascolto, mentre fatica ancora a radicarsi tra i cittadini più poveri (3,9%).
Forza Italia
In questo quadro ben polarizzato, Forza italia rappresenta invece un'anomalia interessante. È infatti l'unico partito che mantiene percentuali relativamente stabili in tutte le fasce socioeconomiche, senza picchi né crolli evidenti. Una sorta di "partito nazione" in miniatura, capace di parlare a pubblici diversi senza identificarsi troppo con uno specifico segmento sociale.
Centro e periferia: un'Italia divisa a metà
Insomma, la frattura non sarebbe quindi sociale ma anche spaziale. I dati confermano ciò che da anni emerge osservando le mappe elettorali delle grandi città, il centro sinistra e i partiti centristi, come abbiamo visto, dominano nelle zone centrali, spesso identificate con la cosiddetta "Ztl", dove redditi e valori immobiliari sono più alti. Il centrodestra e il M5s, invece, trovano terreno fertile nelle periferie, nelle aree esterne e nei quartier segnati spesso da maggiore marginalità economica.
Ed è qui, che si giocherebbe una delle partite più decisive dei prossimi anni, capire se e come ricucire un Paese che non solo vota in maniera diversa ma vive realtà sempre più distanti.