Sondaggi politici, il Pd è in rimonta dopo il referendum: chi vincerebbe le elezioni anticipate

Nelle ultime ore circola l'ipotesi di andare a elezioni anticipate: smentita da tutti, nella maggioranza in realtà avrebbe più di un sostenitore. Ciò che ci dicono oggi i sondaggi politici è che, se i cittadini fossero chiamati a votare, il risultato sarebbe decisamente in bilico. Nell'ultima settimana, dopo la vittoria al referendum, il Partito democratico ha guadagnato mezzo punto. E ora la distanza tra le due coalizioni è minima. Ecco i risultati della rilevazione di Swg per il Tg La7.
Fratelli d'Italia è al 29,5%. Stando al sondaggio, non c'è stato un contraccolpo nei consensi per i meloniani dopo aver perso il referendum sulla giustizia. Insomma, anche se una delle tre grandi riforme promesse dal governo (e l'unica che restava realizzabile entro la legislatura) è stata bocciata dai cittadini, gli elettori di FdI sembrano restare convinti della guida di Giorgia Meloni.
È stabile anche Forza Italia al 7,9%. I forzisti, nonostante le tensioni interne che hanno travolto Maurizio Gasparri – dimissionario dal ruolo di capogruppo al Senato – mantengono i loro consensi. E anzi, crescono di un decimo. Lo stesso non si può dire per la Lega, al 6,6%. Il Carroccio perde altri due decimi, nonostante da un certo punto di vista fosse il partito coinvolto in modo meno diretto nel referendum e non sia stato colpito da dimissioni o grandi rimescolamenti interni.
Considerando anche l'1,1% di Noi moderati, oggi il centrodestra arriva al 45,1% dei consensi secondo il sondaggio. È una percentuale alta, ma non proprio il plebiscito che potrebbe convincere una maggioranza a lanciarsi in elezioni anticipate.
Il Partito democratico sale al 22% guadagnando mezzo punto percentuale. Certo, la distanza con Fratelli d'Italia resta molto ampia, ma ormai si è capito che la gara non sarà tra partiti singoli, bensì tra coalizioni. Dunque, i democratici incassano la ‘spinta' di consensi arrivata nell'ultima settimana e guardano ai potenziali alleati.
Il Movimento 5 stelle sale al 12,3%. Guadagna uno 0,1%, dunque in buona sostanza resta stabile. Non c'è quindi, secondo questo sondaggio, un particolare effetto positivo dopo la vittoria del referendum. E lo stesso vale per Alleanza Verdi-Sinistra, che rimane al 6,6%.
La coalizione – per adesso affermata solo a parole e non nei fatti – include anche Italia viva di Matteo Renzi, con il 2,3% (-0,2%) e +Europa all'1,4%. Complessivamente, il centrosinistra arriva al 44,6%. Si tratta di appena mezzo punto di distacco rispetto al centrodestra, una percentuale che rientra ampiamente entro il margine di errore del sondaggio. Insomma, se non è un pareggio di fatto, poco ci manca.
Proprio per questo diventano particolarmente importante le forze che si tengono fuori dalle coalizioni. Azione di Carlo Calenda è stabile al 3,4% dei consensi. Subito sotto c'è Futuro nazionale di Roberto Vannacci al 3,3%. Quello dei vannacciani, peraltro, è un caso particolare. Sono fuoriusciti dalla Lega, e certamente né il Carroccio né Forza Italia vedrebbe di buon occhio un'alleanza con loro alle elezioni. E tuttavia, Vannacci continua a essere criptico sulla questione, dicendo che in tutti i casi vuole collaborare con il centrodestra. Un'altra delle questioni che andranno risolte prima delle elezioni.