Silvio Berlusconi, in una nota, è intervenuto per chiarire la posizione di Forza Italia sulla riforma costituzionale del taglio di parlamentari. La proposta del Movimento Cinque Stelle è stata approvata ieri per la seconda volta dal Senato, una votazione in cui il partito del Cavaliere ha rifiutato di esprimersi. Una decisione per cui i parlamentari forzisti sono stati duramente attaccati dalla maggioranza. Il ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, Riccardo Fraccaro, commentando il voto, ha ricordato il cambio di posizione di Forza Italia che "sia alla Camera che al Senato prima delle elezioni ha votato a favore del taglio e adesso ha deciso di uscire dall'Aula". Berlusconi ha quindi precisato che il partito non è affatto contrario alla riduzione del numero di parlamentari, ma non si trova in linea con le modalità con cui questo è stato realizzato, definendole un rischio per la democrazia.

"Forza Italia non è affatto contraria alla riduzione del numero dei parlamentari. Al contrario, in passato proprio noi abbiamo proposto e votato in due occasioni leggi costituzionali che riducevano i membri di Camera e Senato, in misura simile a quella contenuta nella proposta approvata dal Senato. Anzi, oggi diciamo che si dovrebbe essere anche più ambiziosi, arrivando al dimezzamento netto del numero degli eletti. Bisogna farlo però senza uccidere la democrazia, senza cancellare la rappresentanza dei territori e delle minoranze", ha scritto il Cavaliere, indicando che invece è esattamente quello che comporta la riforma dei Cinque Stelle.

In intere regioni solo la maggioranza potrà eleggere parlamentari. Si creerà in molte zone del paese una soglia di sbarramento elevatissima, fra il 10% e il 20%. Noi vogliamo meno parlamentari, ma parlamentari rappresentativi della gente e dei territori. Per questo la riforma del numero degli eletti per noi dev'essere accompagnata da una riforma elettorale i cui criteri siano indicati in Costituzione, una riforma che garantisca le minoranze in tutte le regioni italiane. Invece con questa legge, con il nobile pretesto della riduzione dei parlamentari, si sta scippando agli italiani un'altra quota di democrazia. Per questo, pur condividendo l'obbiettivo dichiarato, ci siamo rifiutati di partecipare alla votazione".

Il problema della rappresentanza democratica

Ad oggi l'Italia è il terzo Paese nell'Unione europea per numero di deputati, preceduta da Germania e Regno Unito. Se la riforma costituzionale dovesse venire approvata in definitiva, passerebbe al quinto posto, dietro la Polonia. In riferimento al numero di senatori, attualmente l'Italia è preceduta da Regno Unito e Francia, ma con la proposta dei Cinque Stelle scenderebbe al quarto posto, dietro la Spagna. Con la riforma costituzionale si presenta il problema della rappresentanza democratica. Infatti, se ad oggi i cittadini italiani possono contare su uno dei livelli più alti di rappresentanza nelle istituzioni dello Stato, con la riduzione del numero di parlamentari, diventerebbero invece fra i meno rappresentati in confronto agli altri Paesi Ue. Allo stato attuale delle cose, infatti, il numero di deputati, rispetto alla popolazione garantiscono una rappresentanza di 1 deputato ogni 100.000 abitanti. Con la riforma, questo indice scenderebbe allo 0,7%. Per quanto riguarda invece il numero di senatori, si passerebbe da una rappresentanza di 0,5 per ogni 100.000 abitanti, a un indice di 0,3. Se il Regno Unito ha un senatore ogni 83.634 abitanti, con la riforma l'Italia ne eleggerebbe uno ogni 302.420 cittadini.