Il Senato ha approvato la riforma costituzionale sul taglio dei parlamentari. Lo scorso maggio la Camera aveva approvato la proposta di riforma costituzionale sul taglio del numero di parlamentari. Oggi il Senato ha espresso il voto, per la seconda e ultima volta: dei 230 votanti, 180 si sono dimostrati favorevoli e 50 contrari. Il sì ha quindi ottenuto la maggioranza assoluta, fissata a 161. Non sono stati presentati emendamenti, come previsto. La ratifica di palazzo Madama, infatti, riguardava la proposta nel suo complesso: il via libera finale e definitivo potrebbe arrivare dall'aula di Montecitorio entro la fine del mese, prima della pausa estiva.

Cosa prevede la riforma costituzionale

La proposta del Movimento Cinque Stelle consiste in una riduzione dei parlamentari, tra deputati e senatori, da 945 a 600. Nello specifico, per quanto riguarda la Camera si passerebbe dai 630 attuali a 400, di cui 8 eletti nelle circoscrizioni estero, invece di 12. I senatori, invece, dai 315 attuali passerebbero ad essere 200, di cui 4, e non più 6, eletti nelle circoscrizione estero. Per entrambe le aule del Parlamento è quindi prevista una riduzione del 36,5% dei componenti. Il disegno di legge costituzionale andrebbe a modificare gli articoli 56 e 57 e 59 della Costituzione, ed è stato battezzato dai parlamentari pentastellati la "legge taglia-poltrone". La riduzione avrebbe "decorrenza dalla data del primo scioglimento o della prima cessazione delle Camere successiva alla data di entrata in vigore della novella previsione costituzionale", afferma il testo presentato in Senato.

La questione della rappresentanza democratica

Ad oggi l'Italia è il terzo Paese nell'Unione europea per numero di deputati, preceduta da Germania e Regno Unito. Se la riforma costituzionale dovesse venire approvata in definitiva, passerebbe al quinto posto, dietro la Polonia. In riferimento al numero di senatori, attualmente l'Italia è preceduta da Regno Unito e Francia, ma con la proposta dei Cinque Stelle scenderebbe al quarto posto, dietro la Spagna.

Con la riforma costituzionale si presenta il problema della rappresentanza democratica. Infatti, se ad oggi i cittadini italiani possono contare su uno dei livelli più alti di rappresentanza nelle istituzioni dello Stato, con la riduzione del numero di parlamentari, diventerebbero invece fra i meno rappresentati in confronto agli altri Paesi Ue. Allo stato attuale delle cose, infatti, il numero di deputati, rispetto alla popolazione garantiscono una rappresentanza di 1 deputato ogni 100.000 abitanti. Con la riforma, questo indice scenderebbe allo 0,7%.

Fonte: http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/01114482.pdf
in foto: Fonte: http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/01114482.pdf

Per quanto riguarda invece il numero di senatori, si passerebbe da una rappresentanza di 0,5 per ogni 100.000 abitanti, a un indice di 0,3. Se il Regno Unito ha un senatore ogni 83.634 abitanti, con la riforma l'Italia ne eleggerebbe uno ogni 302.420 cittadini.

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L'iter di riforma costituzionale

In caso di modifica della legge costituzionale non viene seguito il percorso legislativo ordinario. Questo tipo di riforme deve essere ratificato per ben due volte da entrambe le Aule del Parlamento, con una pausa di tre mesi dal voto. Se alla seconda votazione la proposta viene approvata sia da Camera che dal Senato con la maggioranza di due terzi di entrambe le Aule, la riforma viene allora promulgata e diventa legge dopo essere stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale. Se invece la riforma viene vagliata con maggioranza assoluta è possibile che venga sottoposta a referendum.