I deputati del Movimento 5 Stelle sono ormai scesi dal tetto di Montecitorio, ma le polemiche non accennano a placarsi. Così, il giorno dopo la conclusione della protesta, per i dodici deputati grillini saliti sul tetto di Montecitorio, Laura Castelli, Carlo Sibilia, Alessandro Di Battista, Alessio Villarosa, Manlio Di Stefano, Dalila Nesci, Sergio Battelli, Filippo Gallinella, Maria Edera Spadoni, Massimo Artini, Giuseppe D'Ambrosio, è il momento delle "rivendicazioni e giustificazioni". A far discutere soprattutto le critiche della Presidente della Camera Laura Boldrini che, enfatizzando i "costi per la Camera della protesta", aveva bocciato seccamente il comportamento dei deputati: "Ripeto: il nostro regolamento offre tanti strumenti per fare opposizione, non c'era bisogno di ricorrere a questa violazione dell'Istituzione. Tanto più quando, mi dicono, vengono esposte bandiere di partito. Se è così, non si capisce nemmeno più il senso. Questo è il Palazzo, è la Camera. Fare un'azione così per dimostrare di essere migliori è qualcosa che non si capisce".

Una prima risposta arriva da Laura Castelli, giovane deputata 5 Stelle che in una intervista a La Stampa attacca la Boldrini: "La sua è una valutazione che fa ridere. Abbiamo il governo dell'inciucio, un Parlamento eletto con una legge elettorale incostituzionale e appeso con un filo alla volontà del pregiudicato Berlusconi e un Presidente della Repubblica eletto due volte. Però sembra che il problema dell'Italia siano dodici ragazzi venuti dalla strada che salgono sul tetto a dire che la Costituzione, un bene prezioso di tutti, non si tocca". E in ogni caso la mobilitazione contro la revisione dell'art.138 non si ferma: "C'è bisogno di atti forti. Ne faremo altri. E poi non abbiamo infranto nessuna regola. Siamo saliti in terrazzo, e allora?".