Con gli ultimi Dpcm emanati dal governo per contenere la curva epidemiologica e frenare la diffusione del coronavirus, e ulteriori restrizioni all'orizzonte, cresce anche l'esigenza di aumentare i controlli che verifichino il rispetto di tali misure. Altrimenti l'ipotesi del lockdown si fa sempre più vicina. "Stiamo facendo e faremo di tutto per evitarlo, perché una chiusura totale aggraverebbe i problemi, sarebbe un colpo durissimo all’economia e per la tenuta sociale del Paese. Divieti e chiusure limitate sono necessari proprio per prevenire situazioni e restrizioni peggiori, perciò i controlli devono essere rigorosi e i cittadini devono guardare alle forze dell’ordine come alleati, non come controparte", ha detto la ministra dell'Interno, Luciana Lamorgese, in un'intervista con il Corriere della Sera. Per questi controlli sono impiegati agenti della Polizia di Stato, carabinieri, uomini e donne della Guardia di Finanza. Ma anche i militari, ha spiegato la ministra: "Inoltre, il piano di impiego delle Forze armate nella “Operazione strade sicure” prevede l’impiego di 7.050 militari, ai quali se ne sono aggiunti altri 753 dislocati per i maggiori controlli imposti dall’emergenza Covid".

Rispetto alle critiche che sono state rivolte al governo, rispetto ai ritardi e alle mancanze con cui siamo arrivati a questa seconda ondata di contagi, Lamorgese ha affermato: "In una situazione di emergenza è difficile prevedere tutto e sapere sempre prima come è meglio muoversi, altrimenti non sarebbe un’emergenza. Sicuramente stiamo scontando atteggiamenti disinvolti che, soprattutto durante le vacanze estive, hanno fatto abbassare la guardia a molte persone. Ora però il richiamo al senso di responsabilità deve riguardare anche tutti coloro che operano nelle istituzioni, che hanno il dovere di continuare a dare il massimo per l’intera collettività nazionale".

Al momento il governo sta monitorando la situazione per capire gli effetti delle misure introdotte e valutare ulteriori restrizioni. Per ora resta una prerogativa delle Regioni e delle autorità locali mettere in campo provvedimenti più severi, a seconda delle criticità registrate negli specifici territori. Lamorgese ha specificato che alcune aree del Paese, soprattutto quelle metropolitane, siano più problematiche a causa di una "curva epidemiologica che non segue un andamento omogeneo". Di conseguenza, "le chiusure differenziate dipendono dall'analisi dei dati sanitari, che inducono gli amministratori ad adottare provvedimenti più restrittivi rispetto al quadro generale". Ma una chiusura generalizzata "penalizzerebbe non poco anche l'economia dei territori che registrano un minor numero di contagi".