Ci sarebbero più di cinquanta comuni tedeschi pronti ad accogliere accogliere i 43 migranti della Sea Watch 3, "ma la responsabilità dell'accoglienza è dell'Unione europea". È quanto ha spiegato una portavoce del governo tedesco, che ha aggiunto: "Siamo scontenti dei progressi di questo processo finora. Stiamo lavorando con i partner Ue per una soluzione comune". Lo stallo ormai va avanti da giorni, e il capitano della nave Carola Rackete ha lanciato un video-appello, denunciando le condizioni critiche delle persone a bordo: "Il rollio della nave è costante. Ci sono ogni giorno problemi di disidratazione, e abbiamo la necessità di sbarcare queste persone in sicurezza il prima possibile", ha spiegato, dichiarando che il decreto emanato dal ministro degli Interni Matteo Salvini, che applica per la prima vola il dl Sicurezza Bis, è in realtà in contrasto con il diritto internazionale del mare.

In merito alla richiesta di sospensione della direttiva del Viminale del 13 giugno si è pronunciato ieri il Tribunale amministrativo del Lazio, che però, è opportuno sottolinearlo, non ha rigettato il ricorso presentato da Sea Watch, come avevano invece erroneamente detto fonti del ministero. Con il ricorso al Tar l'ong tedesca, di concerto con la rete umanitaria Mediterranea Saving Humans, intendeva contestare il divieto di ingresso in acque territoriali, contenuto nel provvedimento emesso dal ministro degli Interni Matteo Salvini e opporsi al divieto d'ingresso controfirmato dai ministri dei Trasporti e della Difesa Toninelli e Trenta il 15 giugno.

In un primo momento il legale dell'organizzazione, appresa la notizia dai media, aveva mostrato le sue perplessità: "Non abbiamo ancora ricevuto nulla e, anzi, ci sembra piuttosto inusuale che altri vengano a conoscenza di una decisione del tribunale prima ancora che ne siano informate le parti", aveva detto l'avvocato Gennari, interpellato dall'Ansa. Ma dopo aver letto il provvedimento la situazione è apparsa più chiara: "Il Tar del Lazio non ha rigettato nel merito il ricorso presentato dal team legale di Mediterranea Saving Humans in favore di Sea Watch 3. Ciò significa che non si è pronunciato sulla legittimità del provvedimento, che ad oggi impedisce alla nave di fare ingresso nelle acque territoriali italiane. Il tribunale amministrativo si è infatti limitato a respingere la richiesta di sospendere temporaneamente gli effetti del provvedimento in questione". 

"Ciò appare comunque gravissimo – sottolineano gli avvocati nel comunicato – Il Tar ha infatti paradossalmente sostenuto che lasciare in mare 43 persone, compresi dei minorenni, più l'equipaggio della nave, per giorni e giorni non rappresenti quelle condizioni di eccezionale gravità e urgenza che consentono di approntare misure cautelari come quella richiesta". Secondo il Tar infatti tutte le persone vulnerabili sono state già sbarcate, dimenticando probabilmente che a bordo ci sono anche minori non accompagnati (il più piccolo ha 12 anni), e persone che sono scappate dalle torture, che sono quindi potenziali richiedenti asilo.

Oggi i ministri Toninelli e Salvini hanno ribadito nuovamente per il natante il ‘no' allo sbarcoGiuseppe Civati, fondatore di Possibile, ha commentato così: "Dopo qualche settimana di silenzio Toninelli è tornato nel suo abito più consono: lo scudiero di Salvini contro i migranti. Il ministro delle Infrastrutture ci fa sapere che la Sea Watch non può arrivare in Italia per una questione di ‘legalità'. Ma questo accade per una precisa ragione: il governo Lega-Cinque stelle ha approvato una serie di norme disumane, che non a caso sono finite sotto osservazione da parte degli organismi internazionali. Secondo Toninelli la nave avrebbe dovuto far ritorno in Libia, un paese che ha allestito centri di detenzione in cui si verificano torture e violenze. Fatti certificati, che denunciamo da anni ormai".