Un gruppo di un scienziati e di organizzazioni ha inviato una lettera aperta al presidente del Consiglio Draghi e a tutti i membri del governo per chiedere al più presto la riapertura delle scuole. Chiedono però che si facciano test e tracciamenti rapidi nelle scuole per limitare il più possibile le quarantene, che rischiano di vanificare la maggiore apertura in presenza che è stata appena disposta con il nuovo decreto Covid.

Nella missiva si ricorda che quest'anno, da quando le scuole sono state costrette a chiudere i battenti per l'emergenza sanitaria milioni di adolescenti hanno avuto pochissime occasioni per fare lezione dal vivo: molti studenti hanno fatto didattica in presenza per non più di 9 settimane, i più fortunati sono riusciti ad andare a scuola per 14 settimane. Ragazzi che hanno dovuto interrompere i contatti con coetanei, amici e amori, perdendo un luogo di riferimento, che per molti è anche l'unico che hanno a disposizione.

La lettera-denuncia cita l'indagine ‘I giovani ai tempi del Coronavirus', condotta da IPSOS per Save The Children, secondo la quale il 28% dei ragazzi interpellati ha dichiarato che almeno un compagno ha smesso di frequentare le lezioni. Si aspettano i dati
aggiornati che il Miur dovrebbe pubblicare a breve sulla dispersione scolastica (le ultime stime risalgono al 2017).

E ancora vengono ricordati lo studio UNESCO COVID-19 Education Response, l’11° rapporto del Gruppo di Lavoro per la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, che mostrano come i livelli di rendimento e quelli di abbandono scolastico dei più svantaggiati siano peggiorati di più rispetto a quelli dei compagni meno svantaggiati, con un aumento della forbice sociale. Sono aumentati anche gli abusi sui minori e i casi di maltrattamento in casa. I crescita i casi di malessere psicologico come ansia, disturbi del sonno, regressione, comportamenti a rischio.

A esempio per la perdita di apprendimento "si stima che i ragazzi e le ragazze che oggi frequentano le superiori in Italia avranno uno stipendio inferiore di vari punti percentuali rispetto agli altri, per tutta la durata della loro vita lavorativa (studio OCSE Economic impact of learning losses e altri); l’effetto sarà peggiore per chi vive in un contesto socio-economico svantaggiato. Ciò si ripercuoterà sul PIL dell’intero Paese".

Il Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (ECDC) fa notare che "Chiudere le scuole non è un modo efficace per combattere la pandemia". Si ricorda poi che la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda che le scuole siano chiuse in modo parziale o totale solo nel caso in cui non ci siano altre misure possibili per contenere l’epidemia, cioè nei casi di lockdown totale. Attualmente poi l’Italia, secondo i dati del ministero, ha vaccinato più del 70% degli insegnanti con almeno una dose di vaccino.

Qui la lettera completa:

Negli ultimi tredici mesi a partire dal 5 marzo 2020 milioni di adolescenti in Italia sono andati a scuola in presenza per non più di 9 settimane; i più fortunati per 14 settimane. Giovani ragazze e ragazzi in Italia hanno perso globalmente decine di milioni di ore di lezione; hanno visto trasformate le relazioni di formazione con i docenti in lezioni a distanza che, per circa un quinto dei casi, non sono state pienamente fruibili; hanno interrotto i contatti con i propri coetanei, amici, amori; hanno perso un luogo di riferimento e protezione.

Dall’indagine “I giovani ai tempi del Coronavirus”, condotta da IPSOS per Save The Children, il 28% dei ragazzi ha dichiarato che almeno 1 compagno ha smesso di frequentare le lezioni. Si aspettano i dati aggiornati che il Miur dovrebbe pubblicare a breve sulla dispersione scolastica, dato che risalgono al 2017.

Lo studio UNESCO COVID-19 Education Response, l’11° rapporto del Gruppo di Lavoro per la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza e altri studi mostrano che i livelli di rendimento e quelli di abbandono scolastico dei più svantaggiati sono peggiorati di più rispetto a quelli dei compagni meno svantaggiati, con un aumento della divaricazione sociale; sono aumentati gli abusi sui minori e i casi di maltrattamento in casa; sono aumentati in modo vertiginoso i casi di malessere psicologico: ansia, disturbi del sonno, regressione, comportamenti a rischio. Tutto ciò può influenzare lo sviluppo psico-fisico di bambini e adolescenti anche a lungo termine, pesando maggiormente su coloro che si trovano in situazioni
di povertà economica, sociale, educativa (WEForum, 2020).

Per la perdita di apprendimento, si stima che i ragazzi e le ragazze che oggi frequentano le superiori in Italia avranno uno stipendio inferiore di vari punti percentuali rispetto agli altri, per tutta la durata della loro vita lavorativa (studio OCSE Economic impact of learning losses e altri); l’effetto sarà peggiore per chi vive in un contesto socio-economico svantaggiato. Ciò si ripercuoterà sul PIL dell’intero Paese. A questo sono da aggiungere i danni psicofisici di breve, medio e lungo periodo, che creeranno un divario educativo, di salute e di competitività con i coetanei degli altri Paesi europei che hanno tenuto aperte le scuole più dell’Italia.

D’altro canto la letteratura scientifica internazionale e italiana ha ampiamente dimostrato che la scuola in presenza con le misure di distanziamento e protezione non contribuisce in maniera significativa al propagarsi dell’infezione. Ciò resta vero anche con le varianti attualmente in circolazione che continuano a infettare e a rendere contagiosi bambini e ragazzi molto meno degli adulti (per una review vedi www.scuolaperta.net). Il Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (ECDC) fa notare che gli insegnanti non sono a più alto rischio di infezione rispetto ad altre categorie di lavoratori e che: “CHIUDERE LE SCUOLE NON È UN MODO EFFICACE PER COMBATTERE L’EPIDEMIA”. L’Organizzazione
Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda che le scuole siano chiuse in modo parziale o totale solo nel caso in cui non ci siano altre misure possibili per contenere l’epidemia, cioè in caso di lockdown totale. Inoltre L’Italia ha vaccinato più del 70% degli insegnanti con almeno una dose di vaccino.

Per tutti questi buoni motivi supportiamo ogni misura tesa a far tornare tutti gli studenti a scuola in presenza, compatibilmente con le condizioni previste dal Piano Scuola. Sono scelte importanti e necessarie. Il diritto alla salute va considerato nella sua interezza e deve comprendere quella dei e delle minori, non può essere argomentato ciecamente e non può subordinare altri diritti fondamentali come il diritto all’istruzione, alla cura e alla centralità dell’interesse dei minori nelle decisioni che li riguardano. Il Comitato sui diritti dell'infanzia e dell’adolescenza presso le Nazioni Unite, in una dichiarazione adottata l’8 aprile scorso ha evidenziato i gravi effetti fisici, emotivi e psicologici della pandemia di COVID-19 sui minorenni e ha invitato gli Stati a proteggere i diritti dei minori. Gli stessi T.A.R. regionali hanno accolto più volte i motivi dei ricorsi presentati contro i provvedimenti che chiudevano le scuole, inclusi i DPCM.

Ci aspettiamo che il Governo persegua con fermezza la decisione della riapertura. Sappiamo che la scuola è affaticata da tanti precedenti repentini cambi di rotta e dalla difficoltà di gestione di una situazione senza precedenti affrontata con risorse quasi sempre insufficienti. Crediamo anche però che il ritorno in presenza compatibilmente con le misure previste dal Piano Scuola aiuterà la comunità scolastica a recuperare le energie e a superare le difficoltà. Segnaliamo la necessità di test e tracciamenti rapidi nelle scuole e di controlli centralizzati per limitare le quarantene inutili, che rischiano di vanificare la maggiore apertura in presenza. Chiediamo che l’attenzione alla scuola continui e segnatamente con investimenti in infrastrutture e personale, per restituirle la dignità e la centralità che merita e per recuperare almeno in parte il danno
subito.

Firme:
ActionAid Italia
Associazione ‘O Quarantotto
Comitato Ri(n)corriamo la scuola
Coordinamento Presidenti Consiglio d’Istituto – Lazio
Coordinamento "La Scuola che vogliamo – Scuole diffuse in Puglia"
Antonella d'Arminio Monforte, infettivologa, ASST Santi Paolo e Carlo
Carlo Devillanova, economista, Fondazione Roberto Franceschi Onlus
Sara Gandini, epidemiologa, IEO
Francesca Incardona, ricercatrice, EuResist Network
Sergio Lo Caputo, infettivologo, Policlinico universitario Bari
Andea Morniroli, Coop. Sociale DEDALUS
Daniele Novara, pedagogista, CPP
Stefano Rusconi, infettivologo, ASST Ovest Milanese
Silvia Vegetti Finzi, psicologa