Le indicazioni sono generiche. E non contengono le regole specifiche per l’avvio, da settembre, del nuovo anno scolastico. Ma il lavoro svolto dal comitato degli esperti del ministero dell’Istruzione per fronteggiare la nuova fase legata all’emergenza Coronavirus serve a fornire delle linee guida che ogni istituto può interpretare con autonomia per far ripartire la scuola, come spiega il coordinatore della task force, Patrizio Bianchi. In audizione in commissione Cultura e Istruzione alla Camera, Bianchi riporta, illustrandolo con alcune slide, il piano predisposto dal comitato di esperti, che ha formulato alla ministra Lucia Azzolina, contenente “idee e proposte per la scuola” di fronte all’emergenza sanitaria. Il comitato, si ricorda nei documenti, rimarrà in carica fino al 31 luglio 2020.

I temi affrontati dal comitato riguardano non solo l’avvio del prossimo anno scolastico, ma anche l’edilizia scolastica, l’innovazione digitale (soprattutto in riferimento alla didattica a distanza), il reclutamento e la formazione dei docenti, lo sviluppo di una rete di servizi per i più piccoli (nella fascia 0-6 anni), il rilancio della qualità del servizio scolastico nel periodo di emergenza. La task force ha eseguito una serie di audizioni (in totale 46) con le associazioni dei docenti, dei disabili, dei dirigenti scolastici, delle famiglie e con il mondo universitario, presentando così un rapporto intermedio alla ministra. L’obiettivo è quello di fornire i vincoli di sicurezza sanitaria, ovvero spiegare come possa essere organizzata la scuola per ripartire in sicurezza.

L’avvio del nuovo anno scolastico per la task force

Il punto su cui si concentra maggiormente il comitato di esperti riguarda l’avvio del nuovo anno scolastico in considerazione della situazione epidemiologica. L’obiettivo è quello di riprendere le attività didattiche in modo “responsabile e flessibile”, con interventi normativi che permettano alle singole scuole di progettare in autonomia l’avvio del nuovo anno. La priorità è puntare sul rilancio del sapere scientifico, ma anche sulle capacità di problem solving, sempre mettendo al centro i bambini e la loro socialità, anche sfruttando il patrimonio culturale.

La scuola, per gli esperti, deve cambiare approfittando di questa situazione di emergenza. Bisogna puntare su un piano contro la dispersione scolastica e la povertà educativa, ma anche sulla formazione degli insegnanti e di tutto il personale scolastico. Ancora, si chiede di incentivare le attività di socializzazione della didattica, considerando anche nuovi spazi di apprendimento, all’aperto, quando le classi non bastano. Un nuovo modello, dunque, che preveda sempre il ritorno a scuola in presenza e rispettando le regole sul distanziamento sociale. Tra le priorità ci sono anche le condizioni degli alunni con disabilità, la formazione dei docenti e un nuovo approccio agli spazi scolastici: non solo l’aula, ma anche quelli esterni all’edificio.

Le regole e gli strumenti per il nuovo anno scolastico

La ripartenza della scuola in sicurezza deve essere affidata ai singoli istituti in completa autonomia, seguendo una serie di indicazioni. Si parte dal numero di alunni per classe, che va adattato sulla base degli spazi disponibili e del distanziamento di un metro, con un numero di allievi adeguato sia agli spazi interni che esterni. Va rimodulato, poi, sia l’orario annuale che l’unità oraria, per permettere lezioni in presenza a quanti più studenti possibile. Altri strumenti da incentivare sono quelli delle nuove tecnologie. Così come si deve puntare a gruppi di aiuto tra studenti, con dei tutor alla pari.

Devono aumentare gli spazi di apprendimento esterni, puntando molto anche su innovazioni didattiche. Serve un maggior coinvolgimento delle realtà locali nelle attività formali e informali, non solo per la didattica tradizionale ma anche per le attività di socializzazione come computing, arte e musica, ambiente, sport. Per realizzare tutte queste proposte, spiegano ancora gli esperti del comitato ministeriale, bisogna intervenire anche sulla semplificazione. Con deroghe agli ordinamenti scolastici esistenti, per esempio considerando la pandemia come un terremoto. Ma anche introducendo una parziale esimente di responsabilità per i dirigenti scolastici. O, ancora, puntando su una semplificazione delle procedure per gli interventi di edilizia scolastica.