Scudo penale per le forze dell’ordine: cosa prevedeva il ddl di FdI e perché è stato ritirato

Un disegno di legge presentato al Senato e ritirato nel giro di poche ore ha riaccesi il confronto politico sul rapporto tra forze dell'ordine, magistratura e potere esecutivo. L'iniziativa, firmata dal senatore di Fratelli d'Italia Renato Ancorotti, puntava a modificare le regole con cui possono partire i procedimenti penali nei confronti di agenti e militari impegnati in operazioni di ordine pubblico. Ma dopo le polemiche e il timore che la proposta venisse letta come una posizione ufficiale del partito, lo stesso proponente ha scelto di fare marcia indietro, definendola "un'iniziativa personale ancora allo stadio di bozza".
Cosa prevedeva la proposta
L'idea di fondo era introdurre una sorta di "filtro" iniziale: per procedere penalmente contro un operatore di polizia che abbia usato armi o mezzi di coazione fisica durante il servizio, sarebbe stata necessaria una richiesta formale del ministro competente; "una condizione di procedibilità", cioè un passaggio preliminare senza il quale il processo non avrebbe potuto iniziare. Nelle intenzioni diAncorotti questo meccanismo non avrebbe dovuto creare zone di impunità. La responsabilità penale, civile e amministrativa degli agenti, secondo il promotore, sarebbe rimasta intatta e, in presenza di dolo o colpa grave, lo Stato avrebbe comunque potuto rivalersi su chi avesse sbagliato. L'obiettivo dichiarato era un altro, evitare che, in situazioni operative concitate e ad alto rischio, l'automatismo dell'azione penale mettesse immediatamente sotto pressione chi è chiamato a intervenire per garantire l'ordine pubblico. La bozza chiariva anche che le indagini non sarebbero state paralizzat: l'iscrizione nel registro degli indagati sarebbe rimasta possibile quando sostenuta da fatti concreti e verificabili. Allo stesso tempo veniva ribadita la tutela dei cittadini contro eventuali abusi: se un pubblico ufficiale eccedeva i propri poteri con atti arbitrari, chi reagisce non era punibile per resistenza o violenza.
Un capitolo centrale riguardava poi le spese legali. Il testo prevedeva che, fino alla decisione definitiva del giudice, fosse il Ministero a farsi carico degli avvocati degli agenti coinvolti. Solo in caso di accertamento di responsabilità per dolo o colpa grave lo Stato avrebbe potuto chiedere indietro le somme anticipate. Un modo, secondo i promotori, per evitare che chi opera in prima linea debba sostenere da solo costi molto elevati prima ancora che sia accertata qualsiasi colpa.
La proposta non parlava poi di autorizzazione a procedere ma di richiesta di procedimento, richiamando implicitamente la giurisprudenza costituzionale che in passato ha invece bocciato meccanismi simili perché lesivi dell'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge. Proprio questo punto, però, è diventato il cuore delle critiche delle opposizioni.
Avs: "Non vogliamo una Ice italiana"
Secondo Alleanza Verdi e Sinistra, infatti, affidare al ministro dell'Interno il potere di fare partire o meno l'azione penale significherebbe creare uno scudo di fatto per le forze dell'ordine e concentrare nell'esecutivo un'influenza eccessiva su dinamiche che invece dovrebbero restare nelle mani della magistratura. Il rischio infatti è che una deroga al principio per cui tutti sono uguali davanti a una legge, oltre a un indebolimento dell'obbligatorietà dell'azione penale: "Trump fa scuola per la destra italiana. Leggiamo che Fratelli d'Italia propone procedimenti penali per le forze dell’ordine solo su richiesta del ministro", aveva dichiarato il capogruppo Peppe De Cristofaro, "Questa proposta non solo modifica le tutele giuridiche e introduce una sorta di scudo penale per gli agenti, e i militari, impegnati in operazioni di ordine pubblico ma, dà al ministro dell'Interno di turno un potere enorme che addirittura gli permetterebbe di stoppare l’automatismo dell’azione penale".
Insomma, sarebbe stato proprio questo il motivo per cui Ancorotti avrebbe ritirato la proposta. Il senatore ha infatti spiegato di non voler alimentare equivoci né fare passare la proposta come linea ufficiale di Fratelli d'Italia. La marcia indietro, chiude così, almeno per ora, il percorso parlamentare del testo.