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Sciopero generale, Landini a Fanpage: “Con questo governo regressione autoritaria, Meloni incoerente”

“Impedire lo sciopero vuol dire introdurre una logica autoritaria e antidemocratica – attacca Maurizio Landini in un’intervista a Fanpage.it – Meloni è venuta al nostro congresso a dire che è cresciuta nel conflitto e che non avrebbe mai messo in discussione questo diritto, ci deve essere coerenza”. Il segretario della Cgil lancia la mobilitazione in piazza: “Basta balle e tavoli finti, ora si assumano le loro responsabilità”.
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A cura di Tommaso Coluzzi
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Il leader della Cgil lancia lo sciopero generale di oggi in un'intervista a Fanpage.it, pur con la precettazione nel settore dei trasporti contro cui è stato presentato un ricorso. Tanti i temi che Maurizio Landini e il sindacato porteranno in piazza: lavoro, sanità, pensioni, fisco e molti altri. Lo sciopero, però, nelle parole del sindacalista sembra un diritto quanto mai in discussione dal dopoguerra a oggi.

Segretario Landini, sono stati giorni difficili. Che risposta si aspetta oggi dalla piazza?

Mi aspetto una partecipazione molto forte e una grande adesione allo sciopero, perché credo che le persone stiano male perché non arrivano alla fine del mese e abbiano capito che oggi è il momento di mobilitarsi.

Sulla decisione del governo di precettare lo sciopero con queste modalità, lei ha detto che è un attacco alla democrazia. Ci spiega cosa intende?

Intendo che scioperare è un diritto soggettivo sancito dalla Costituzione, che le persone che lavorano, quando non hanno ascolto e vogliono ottenere delle cose, possono utilizzare quello strumento. Impedire questa cosa, per legge addirittura, vuol dire introdurre una logica autoritaria e antidemocratica. Il conflitto non è una cosa negativa, il conflitto serve per raggiungere degli obiettivi. Il conflitto è la condizione delle democrazie, per ricercare delle mediazioni tra i diversi interessi. Quando ai più deboli e a chi lavora viene negato questo diritto si entra dentro una regressione e una logica antidemocratica.

La commissione di garanzia è realmente un'autorità indipendente o subisce l'influenza del governo?

Questa volta è stata una commissione molto compiacente con il governo, soprattutto perché ha insistito su un punto che non sta né in cielo né in terra, e cioè che quello che abbiamo proclamato non sarebbe uno sciopero generale. Questa interpretazione non è scritta da nessuna parte ed è un'evidente forzatura che ha aperto la strada alla precettazione.

C'è stata una forte polemica in questi giorni sul giorno dello sciopero. Perché sempre di venerdì?

Gli scioperi non sono sempre di venerdì. Forse in questa fase sono di venerdì o di lunedì, ma capitano anche in altre occasioni. Siamo in un mondo strano con questa storia del weekend. La gente oggi lavora anche di sabato, in alcuni casi anche di domenica. Pensiamo ai treni, agli ospedali, ai centri commerciali. L'idea che di venerdì uno fa una vacanza è una sciocchezza. In più così si rimuove un punto: quando una persona decide di scioperare rinuncia al proprio stipendio. Fare sciopero costa, non è gratis. È una scelta di mobilitazione, di lotta. Ripeto, la trovo una sciocchezza.

Come valuta la posizione di Giorgia Meloni? La presidente del Consiglio è prima rimasta in silenzio per diversi giorni, poi intercettata dai cronisti si è un po' tirata fuori dalla questione dicendo che da un lato che la precettazione è stata già usata in passato, dall'altro che il diritto di sciopero è comunque garantito

No, contro uno sciopero generale la precettazione in Italia, dal dopoguerra in poi, non era mai stata utilizzata. Quindi questo non è vero ed è di una gravità assoluta. Dall'altra parte c'è una contraddizione in ciò dice, perché se il governo non ha la volontà di mettere in discussione il diritto di sciopero, allora lei, da presidente del Consiglio, dovrebbe ritirare la precettazione che invece ha messo in discussione questo diritto. Ci deve essere una coerenza, non possono dire delle cose e farne altre. Tra l'altro Meloni è venuta al nostro congresso a dire che è cresciuta nel conflitto e che non avrebbe mai messo in discussione questo diritto, perché apprezza le persone che hanno il coraggio di manifestare il proprio dissenso.

Questo scontro molto duro tra governo e sindacato, come non lo si vedeva da un po', potrebbe servire a riallacciare i rapporti nel centrosinistra per una opposizione più solida, magari nell'asse tra Movimento 5 Stelle e Pd?

Se un governo dice che il sindacato, che rappresenta milioni di persone, non è il soggetto con cui deve negoziare, vuol dire che nei fatti pensa di decidere da solo senza discutere con nessuno. E siccome lavoratori e pensionati sono la maggioranza di questo Paese, 38 milioni di persone che pagano le tasse e tengono in piedi il sistema, rifiutare che il sindacato possa svolgere la sua funzione è un arretramento molto importante. Dopodiché, è importante che il Parlamento sia messo nella condizione di svolgere la propria funzione. Le forze politiche di opposizione, ma anche di governo, tornino a occuparsi dei problemi delle persone che per vivere hanno bisogno di lavorare.

La maggior parte delle risorse investite nella manovra sono andate al taglio del cuneo contributivo e alla rimodulazione delle aliquote Irpef. Sostanzialmente andranno ad aiutare i famosi redditi medio-bassi. Allora perché protestate?

Intanto perché sono una tantum, e quindi solo per il 2024, e poi perché ci sono già. Il cuneo contributivo lo avevamo già ottenuto, non è una qualcosa in più che ci stanno dando. Lo stipendio di dicembre sarà uguale a quello di gennaio, mentre i prezzi sono cresciuti e il potere d'acquisto è calato. Quell'accordo non è sufficiente, anche perché il governo non ha messo i soldi per rinnovare i contratti di tutto il settore pubblico, non è intervenuto per detassare gli aumenti dei contratti nazionali e non è andato a prendere i soldi dove stanno realmente. Abbiamo bisogno di un cambiamento strutturale del fisco, non di un anno transitorio. Siamo un Paese che ha 110 miliardi di evasione fiscale. Il governo ha rifiutato di introdurre il salario minimo orario quando c'è ancora gente pagata quattro euro l'ora, continua a esserci una precarietà senza fine tra voucher e lavoratori a termine e abbiamo 120mila giovani che ogni anno vanno via perché qui sono sfruttati, sottopagati e se vogliono realizzarsi devono andare in giro per il mondo. Queste sono le ragioni che ci fanno dire che non vogliamo più essere presi in giro, quei provvedimenti non sono assolutamente in grado di risolvere il problema salariale e di qualità del lavoro del nostro Paese.

Sulle pensioni la ministra Calderone ha detto nuovamente che sono disponibili a un tavolo tecnico di confronto, che ne pensa? Lei ci andrebbe?

Sono tavoli finti. Al primo incontro che si fece a gennaio sulle pensioni chiesi direttamente alla ministra: "Quanti soldi avete? Volete aprire un tavolo con noi? Discutiamo di una riforma vera della legge Fornero a partire dalle risorse che siete pronti a mettere sul tavolo". Non ci hanno risposto e il risultato è sotto gli occhi di tutti. Hanno peggiorato la Fornero, quelli che dicevano che andava cancellata. Con le nuove regole, chi va in pensione ci rimette. Siamo alla follia. Ora basta chiacchiere, balle e tavoli finti. Se vogliono aprire delle trattative vere devono dire se sono pronti a discutere delle piattaforme che il sindacato gli ha presentato. Riforma delle pensioni, salute, sicurezza, riforma del fisco, superamento della precarietà, rinnovo dei contratti, non stanno facendo nulla. Allora si assumano le loro responsabilità perché stanno raccontando delle balle al Paese.

Segretario, ma nel 2023 ha ancora senso scioperare per provare cambiare le cose? Non è uno strumento che ha perso di incisività?

In alcuni luoghi di lavoro mi hanno detto che abbiamo aspettato fin troppo e che bisognerebbe utilizzare di più lo sciopero generale. Se si guardano i dati sulle ore di sciopero e quelle lavorate, si scopre che negli ultimi due anni abbiamo raggiunto i livelli più bassi della storia delle relazioni sindacali di questo Paese. Lo abbiamo usato troppo poco e non nel modo più efficace possibile. Le faccio una domanda: c'è un altro strumento che i lavoratori, le lavoratrici e le altre persone che non siedono in Parlamento hanno per farsi ascoltare? Non scioperiamo semplicemente per protestare, ma lo usiamo come strumento per ottenere delle cose. Abbiamo avanzato delle proposte e chiediamo alle persone di scendere in piazza per sostenerle. C'è bisogno di unirsi e di ribellarsi a questa situazione. E che lo sciopero sia uno strumento ancora importante lo dimostra il governo, che ha deciso di precettare e di impedire alle persone di farlo.

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