Schlein a Scanner Live: “Governo dica no a qualunque supporto alle guerre di Trump. Se si vota domani siamo pronti”

La segretaria del Pd Elly Schlein, in un'intervista concessa a Valerio Nicolosi per Scanner Live, il talk di approfondimento di Fanpage.it, che verrà trasmessa per intero questa sera alle 21 durante la diretta su Youtube nel canale di Fanpage.it, tocca diversi temi, che vanno dalla crisi di governo post referendum sulla Giustizia, all'urgenza di trovare la quadra con le primarie del centrosinistra, passando dalla politica estera e alle posizioni sulla Palestina e la guerra in Iran.
Schlein: "Meloni venga in Aula per assumersi la responsabilità della crisi"
Il 9 aprile la premier Meloni sarà in Parlamento per tenere un'informativa sull'attività di governo. Secondo Schlein "Questo governo è in crisi perché la sua propaganda ha sbattuto molto forte contro la realtà, nel momento in cui al referendum c'è stata una straordinaria vittoria popolare, quindici milioni di persone hanno votato no per fermare una riforma sbagliata, che non avrebbe migliorato la giustizia per i cittadini, per difendere la Costituzione, ma anche per mandare un messaggio politico chiaro all'arroganza del governo". Il riferimento è all'assenza di un dialogo in Parlamento sulla riforma Nordio, che è stata "blindata". Ma la crisi "si è vista anche dalla reazione del governo, che non ha capito nulla del voto popolare. Ha scelto di accelerare sulla legge elettorale, come se fosse questa la priorità del Paese, anziché i salari troppo bassi o il calo della produzione industriale, che va avanti da 30 mesi di fila", ha detto Schlein.
"Tra il 2023 e il 2024 sono aumentati di un milione e mezzo gli italiani che rinunciano a curarsi perché le liste d'attesa sono troppo lunghe o perché non se lo possono permettere", ha ricordato la leader dem. Quanto alle dimissioni di Delmastro, Bartolozzi e Santanchè, secondo Schlein Meloni ha cercato dei "capri espiatori", ma avrebbe dovuto farli dimettere prima: "Se c'erano delle ragioni di opportunità, che noi avevamo segnalato, allora sono state dimissioni tardive. Ci aspettiamo che ora Meloni venga in Aula per assumersi la responsabilità di questa situazione".
Schlein sull'uso delle basi americane: "Il no non può essere una decisione sporadica"
"La nostra Costituzione è molto chiara: l'articolo 11 dice che l'Italia ripudia la guerra – ha detto ancora Schlein nell'intervista rilasciata a Valerio Nicolosi -Noi chiediamo fin dall'inizio di questa guerra illegale voluta da Trump e Netanyahu che il governo italiano dica a loro di fermarsi e di arrivare a un cessate il fuoco. Non lo hanno mai fatto. È una guerra dannosa anche dal punto di vista economico per gli italiani. La nostra Costituzione dice chiaramente che non possiamo dare alcun tipo di supporto" al conflitto "per questo fin dall'inizio chiediamo che dicano no all'autorizzazione delle basi. Questa non può essere una decisione sporadica", come avvenuto venerdì scorso con i bombardieri americani in volo verso Sigonella. "Abbiamo chiesto al governo di venire in Parlamento e di votare una linea politica chiara, che dica no a Trump per qualsiasi richiesta di supporto".
Legge elettorale, Schlein: "Nessun dialogo finché c'è il premierato sul tavolo"
La leader dem si è soffermata anche sulla nuova legge elettorale, presentata dal centrodestra: "Prevede un premio di maggioranza talmente abnorme che consentirebbe a chi vince le prossime elezioni di eleggere quasi da solo il Presidente della Repubblica. E contiene in sé un antipasto di premierato, per cui noi siamo fortemente contrari. Non ci sono le condizioni per un dialogo finché c'è il premierato sul tavolo. Vorrebbe dire accentrare ancora di più i poteri nelle mani di chi governa a scapito delle prerogative del Parlamento e del Presidente della Repubblica".
Schlein: "Se domani cade il governo, ci faremo trovare pronti"
In caso di elezioni anticipate, scenario ancora possibile nonostante le smentite di Meloni, la segretaria del Pd ha detto che il suo partito sarebbe "pronto": "Non è la prima volta che ci troviamo a gestire una situazione imprevista. L'anno scorso abbiamo avuto 7 Regioni che sono andate al voto. In tutte abbiamo costruito la stessa coalizione progressista, l'abbiamo costruita sulle cose che vogliamo fare insieme: sanità pubblica, scuola, lavoro, politiche industriali, diritti. E l'abbiamo fatto senza litigare un giorno sui candidati presidente. Sono molto fiduciosa che troveremo l'accordo su tutto, perché tutti sentiamo la responsabilità, soprattutto dopo l'esito di quel referendum, di essere pronti a costruire un'alternativa a questo governo".
Le primarie e l'ipotesi federatore del centrosinistra: cosa ha detto Schlein
Secondo Rosy Bindi, presidente della Commissione Antimafia, nel centrosinistra "C'è bisogno di un federatore alla Bersani". Nicolosi ha domandato alla segretaria del Pd cosa pensi di questa possibilità: "Penso che sia giusto coinvolgere la nostra gente su queste scelte, anziché chiuderci nelle stanze e in un dibattito politicista. Per me oggi l'ossessione è un'altra, vorrei coinvolgere non soltanto gli altri leader delle forze della coalizione progressista, ma anche quei comitati civici che si sono mossi con grande partecipazione per il referendum, per capire insieme a loro come non dare per scontati quei cinque milioni di elettori che hanno votato No ma che non avevano votato alle scorse elezioni europee", ha detto Schlein.
Salario minimo, sanità, congedo paritario: i primi interventi del Csx in caso di vittoria alle Politiche
Se domani ci fossero elezioni, e vincesse il centrosinistra, quali sarebbero i primi tre provvedimenti per l'Italia? "Posso dire quali sono i punti su cui siamo già d'accordo e che sicuramente sarebbero la priorità. Una l'ho già detta, ed è il salario minimo. Siamo un paese in cui ci sono 4 milioni di lavoratrici e lavoratori che sono poveri anche se lavorano. E la destra ha rifiutato di occuparsene ,perché non ha avuto nemmeno il coraggio di bocciare la proposta unitaria di salario minimo presentata in Parlamento dalle opposizioni. L'hanno mandata su un binario morto.
"Poi c'è la questione della sanità su cui insieme alle altre opposizioni abbiamo indicato al governo dove trovare dei miliardi necessari ad assumere i medici e gli infermieri che mancano nei reparti. Perché per smantellare la sanità pubblica non serve cambiare le leggi, basta fare come sta facendo Giorgia Meloni: togli le risorse e così c'è uno smantellamento silenzioso, perché quando la lista d'attesa si allunga all'infinito, chi ha i soldi va dal privato e salta la coda, ma chi non ce li ha rinuncia a curarsi, ed è la condizione di 6 milioni di italiani.
"Poi c'è il congedo paritario, un'altra delle misure fondamentali per aiutare milioni di famiglie italiane. Pure sul riconoscimento immediato dello stato di Palestina c'è un accordo ampio tra le forze che hanno costruito una coalizione progressista già competitiva alle scorse elezioni regionali, dove infatti abbiamo vinto oltre le aspettative in Campania con Fico, in Puglia con Decaro.
Schlein: "Patrimoniale? Non può essere un tabù"
E la patrimoniale? Per Schlein "la tassazione dei grandi patrimoni, dei milionari e dei miliardari, è un elemento su cui non ci può essere un tabù in questo paese". Eppure ogni volta che viene toccato il tema, molti, non solo a destra, storcono il naso. "Dovremmo chiaramente discutere all'interno della nostra coalizione, nella costruzione del programma, anche della questione fiscale. Su alcune cose siamo già d'accordo. Io ne propongo anche un'altra: è normale che in questo paese a parità di reddito c'è chi paga il 15% di tasse e chi paga il 40%? Questo danneggia i redditi medi, i dipendenti e i pensionati, ma se guardiamo ai redditi più bassi danneggia i lavoratori autonomi, quindi servirebbe un principio di equità fiscale orizzontale: tanto guadagni tanto paghi, a prescindere dal tipo di contratto che hai o da come hai percepito quel reddito. Non è possibile poi che il lavoro e l'impresa siano tassati così tanto in più rispetto alle rendite. Per quanto mi riguarda, ho sempre detto che a livello europeo una tassazione sui grandi patrimoni, non può essere un tabù".
Schlein: "Sì al dialogo con le piazze ProPal"
Recentemente il parlamento israeliano ha approvato una legge che estende il campo di applicazione della pena di morte, esclusivamente per i palestinesi della Cisgiordania.
"È un inaccettabile passo indietro – ha commentato Elly Schlein – ed è, come ha detto anche l'ONU, un crimine di guerra applicare la pena di morte nei territori palestinesi occupati. Bisognerebbe mettere fine alle occupazioni illegali in Cisgiordania. È uno dei punti che Trump non ha incluso nel suo ‘Piano di pace'. Non può esserci pace senza un pieno coinvolgimento dei palestinesi e una prospettiva chiara per il pieno riconoscimento dello stato di Palestina. Due popoli e due stati significa questo, che ci sia il pieno riconoscimento dello stato di Palestina accanto a quello di Israele, perché entrambi i popoli hanno diritto a esistere e a vivere in pace e in sicurezza. La rimozione di questa parte significa che quella fragile tregua non si sta trasformando in una pace, anche perché a Gaza si continua a morire, così come in Cisgiordania si continua a morire con le violenze dei coloni sostenuti dai ministri estremisti del governo di Netanyahu, che si è macchiato di crimini che anche gli esperti hanno definito ‘genocidio'. Davanti a questo il governo italiano non può continuare a tacere. Noi abbiamo criticato fortemente anche il fatto che il governo andasse nel ‘Board of peace', di Trump, che è un chiaro tentativo di sostituire le Nazioni Unite e smantellare il diritto internazionale. Se salta il diritto internazionale vale solo la legge del più ricco e del più forte, e non siamo noi".
Dopo il 7 ottobre, con il genocidio a Gaza e con l'offensiva militare israeliana, le piazze si sono riempite soprattutto di giovani che chiedevano pieno sostegno al popolo palestinese. Schlein ha sottolineato il suo sostegno alle piazze ProPal: "Una di queste piazze l'abbiamo organizzata insieme al Movimento 5 Stelle e all'Alleanza Verdi e Sinistra nel giugno scorso, hanno partecipato 300.000 persone. È stato un bellissimo abbraccio con il nostro popolo su una prospettiva chiara: sì al riconoscimento dello stato di Palestina, cosa che Meloni dovrebbe fare subito, seguendo l'esempio della Spagna, della Francia, del Regno Unito e di altri paesi. Questa è una cosa dirimente, perché sono estremamente preoccupata che anche la nuova guerra illegale voluta da Trump e Netanyahu, in cui Trump si è fatto trascinare, possa mettere a rischio anche quella fragile tregua che tutti gli attori devono rispettare".