Santanchè e la polemica sul nuovo lido di lusso in Versilia con il compagno Kunz spiegata dall’inizio

A neanche una settimana dalle sue dimissioni, un'altra polemica travolge l'ormai ex ministra Daniela Santanchè. La storia ruota attorno al nuovo stabilimento di lusso che il compagno Dimitri Kunz si avvia ad aprire, in Versilia, assieme al socio kazako Andrey Alexandrovich Toporov.
Le trattative per il nuovo lido, il venditore Mallegni: "Non hanno pagato"
Il lido si chiamerà Tala Beach e si ispira al Twiga, lo storico beach club fondato insieme a Flavio Briatore e recentemente passato in mano a Leonardo Maria Del Vecchio. La nuova location esclusiva, che dovrebbe aprire a maggio, sorge su due stabilimenti di Marina di Pietrasanta, i Bagni Felice e Genzianella. Tuttavia le trattative hanno già scatenato delle polemiche.
Secondo quanto riportava gli scorsi giorni dal Fatto Quotidiano, dopo la firma del preliminare per acquisire i due stabilimenti, il 13 marzo di quest'anno (quando Santanchè era ancora ministra), Kunz e i soci non avrebbero versato i soldi dovuti al proprietario del Bagno Felice, Massimo Mallegni. Il venditore, ex senatore in quota Forza Italia e oggi tesserato con FdI, li avrebbe diffidati per ben tre volte perché "finora non hanno pagato nulla".
L'affare sarebbe partito quando Santanchè era ancora ministra del Turismo, con la questione delle concessioni balneari ancora aperta e nel bel mezzo delle vicende giudiziarie che coinvolgono lei e il compagno, entrambi accusati di falso in bilancio nell'indagine su Visiblia e per presunta truffa ai danni dell'Inps durante il periodo Covid.
Al giornale Mallegni avrebbe detto di non fidarsi "di quelli lì" e raccontato che "telefonano ai clienti e dicono ‘abbiano noi lo stabilimento balneare'. Loro ce l'hanno il giorno che firmano il contratto e pagano". Salvo poi tirarsi indietro e ritrattare completamente quanto detto il giorno prima.
La smentita: "Mai dette quelle cose, versati gli importi dovuti"
Ora l'ex senatore nega di aver mai fatto tali dichiarazioni. "Leggo con stupore delle dichiarazioni a me riferite pubblicate oggi su Il Fatto Quotidiano". Mallegni specifica di non essere l'amministratore della società che detiene la concessione del Bagno Felice ma solo "un socio di minoranza". Il preliminare di vendita, dice ancora, è stato sottoscritto e l'importo, una caparra confirmatoria di 800mila euro, "regolarmente versato" attraverso "un atto pubblico in sede notarile e quindi liberamente consultabile". Il rogito "avverrà nelle prossime settimane. Ogni altra ricostruzione è frutto di fantasia e di gogna mediatica nei mie riguardi e nei confronti di altre persone non coinvolte nella compravendita", ribadisce.
Kunz: "Dichiarazioni false e lesive"
Anche Kunz sostiene che le dichiarazioni attribuite a Mallegni "sono completamente prive di fondamento e non hanno alcuna aderenza alla realtà, sono totalmente infondate e lesive della mia persona". L'imprenditore riferisce che Mallegno lo ha personalmente rassicurato di "non aver mai rilasciato le dichiarazioni a lui attribuite dall'articolo e di averle totalmente smentite con apposito comunicato".
"La realtà – precisa – è che l'acquisto del Bagno Felice esattamente come previsto, è in attesa del rogito nei modi e nei tempi concordati nell'atto preliminare di vendita. Gli importi dovuti, previsti in tale atto, sono stati interamente versati", sottolinea. Kunz aggiunge che "il preliminare è stato formalizzato con atto pubblico dal notaio di zona , risultando pertanto consultabile pubblicamente". E conclude diffidando "chiunque dal divulgare o ricostruire in qualsiasi modo fatti inesistenti o distorti riguardanti questa operazione che oltretutto riguarda me, estraneo ad ogni attività politica e da sempre imprenditore del settore".
La replica: "La conversazione è registrata"
Il Fatto invece conferma le dichiarazioni di Mallegni. In una nota, siglata assieme all'autore dell'articolo, Thomas Mackinson, si precisa che la conversazione è state interamente registrata. "Come nostro costume e nel pieno esercizio del diritto-dovere di cronaca, al fine di essere precisi e puntuali nel riportare circostanze e fatti di cui trattiamo, abbiamo registrato la conversazione avvenuta con l'ex senatore il 28 marzo alle ore 14:30".
Quanto riportato dunque, non sarebbe altro che la "trascrizione letterale e fedele di quanto affermato al telefono dal venditore". Per questo motivo, il giornale è pronto a mettere "ben volentieri la registrazione in nostro possesso a disposizione dell'autorità giudiziaria, dalla quale si evince chiaramente il tenore delle lamentele sui mancati pagamenti e sulle diffide legali".
Quanto al versamento di 800mila euro a titolo di caparra invece, spiegano che Mallegni non ne aveva fatto il minimo accenno, neanche davanti a specifiche domande su poste e prezzo di vendita dello stabilimento, sostenendo invece di non aver visto i "quattrini" e di star procedendo con ulteriori diffide.